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Impatto sociale e cultuI numeri degli eventi 2018-2019 di Fucina Machiavelli: spettatori, artisti coinvolti, giornate lavorative.

Diamo i numeri. Relazione di fine stagione degli eventi 2018-2019

By | Stagione 18.19 | No Comments

Gli eventi della stagione 2018-2019 in Fucina.

Si è conclusa la stagione 18.19 di Fucina Culturale Machiavelli e vogliamo ringraziare chi ci ha sostenuto e accompagnato nel corso del nostro tour nelle CITTÀ VIVIBILI!
Con l’ultimo appuntamento di domenica 3 marzo si è conclusa la stagione 2018.19, la quarta dalla nascita di Fucina Culturale Machiavelli. Alla fine del quarto anno di attività ci sembra doveroso condividere con la città quanto raggiunto, anche in termini puramente numerici, nell’ultimo anno.

Misurare l’impatto sociale e culturale di un teatro

Operatori culturali, amministratori pubblici e Fondazioni private si interrogano su come valutare l’effettivo impatto sociale e culturale di start up e imprese culturali operanti su un territorio.  I criteri non possono essere gli stessi di un’impresa for profit, ma devono tener presente delle premesse cooperative di realtà culturali nate per generare lavoro in un settore complesso e delicato come quello dell’arte e dello spettacolo. Vero è che Read More

Call Spettatori Artistici

By | Tutti | No Comments
call spettatori artistici

Entra a far parte degli “SPETTATORI ARTISTICI”, gli spettatori che collaborano alla Direzione Artistica di Fucina!

 

Vuoi dire la tua e partecipare alla scelta degli spettacoli in cartellone?

Iscrivendoti qui avrai la possibilità di partecipare a una serata di selezione: guarderemo insieme i video integrali di due spettacoli e sceglieremo quale entrerà a far parte della prossima stagione 19.20!

E per chi partecipa una tessera Membership in regalo, che darà diritto ad uno sconto su tutti gli spettacoli della stagione 19.20!

In cosa consiste il progetto?

Gli spettatori artistici potranno in vario modo contribuire alla Direzione Artistica di Fucina Culturale Machiavelli. L’appuntamento più importante sarà una serata di selezione di una data nel cartellone “Teatro” di Fucina, scegliendo tra diversi titoli a partire da una rosa proposta di spettacoli che si andrà sfogliando restringendosi per fasi successive fino ad arrivare a due titoli: di questi faremo insieme una visione integrale, i primi giorni di settembre, per poi confrontarci e scegliere quale dei due portare in Fucina!

Oggi facciamo un salto in più, vi coinvolgiamo nella Direzione Artistica!

Compila il form qui sotto per iscriverti alla call.

Perché lanciamo questo progetto?

Fin dall’apertura del teatro, nel dicembre 2015 abbiamo scelto di fare di Fucina un luogo accogliente, dove il pubblico sia protagonista. Abbiamo pensato il nostro foyer come il salotto 2.0 di Verona, dove potete incontrare gli artisti e scambiare con loro opinioni sugli spettacoli appena visti. Il vostro feedback è importante per chi si esibisce, per sapere che lo spettacolo – o il concerto o la performance sulla quale probabilmente ha lavorato per settimane o mesi (o anni!) –  non è stato fine a sé stesso ma ha trasmesso qualcosa. A volte parlare con il pubblico dopo lo spettacolo svela riflessioni, collegamenti e immagini che non erano stati previsti dal regista, o dall’autore, ma che in qualche modo erano nascosti nel testo, sotto al testo. Perché ogni professionista del mondo dello spettacolo lo sa: non esiste opinione sbagliata, lo spettatore ha sempre ragione.

I nostri ispiratori

Nessuna novità: già più di qualche teatro in Italia ha abbracciato progetti simili. Tra i tanti ci piace citare Kilowatt Festival, pioniere di questa filosofia con i suoi Visionari, e Teatro Magro di Mantova, nostro vicino di casa, con i suoi … L’Audience Engagement per queste realtà non è solo una parola inglese che piace ai bandi di finanziamento, ma un vero e proprio stile di vita. “Se la città non avesse iniziato a sentire il teatro… “ scrivono i Direttori Artistici di Kilowatt.  E lo stesso vale per Fucina, come vale per ogni teatro, sala da concerto, luogo di cultura. Vogliamo che la città di Verona senta questo spazio come proprio, e i contenuti artistici e culturali che propone come una ricchezza a cui può contribuire, ognuno a suo modo. Chi con la sola presenza, chi con la partecipazione attiva!

La tua presenza fa la differenza:-) Partecipa anche tu!

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Orchestra Machiavelli al Teatro Filarmonico

Il Carillon, l’Opera del cuore con Orchestra Machiavelli

By | Eventi esterni, Musica, Opera, Orchestra Machiavelli, Teatro | No Comments

Un evento benefico per i bambini con disabilità visiva

Al Teatro Filarmonico di Verona, venerdì 31 maggio 2019 alle 21.00 andrà in scena Il Carillon, opera lirica inedita

Avrà una finalità benefica l’evento in programma per il prossimo venerdì 31 maggio presso il Teatro Filarmonico di Verona organizzato da A.NA.VI. Onlus – Associazione Nascere per Vivere Onlus Read More

Marcio Nuziale, spettacolo di Teatro Scientifico e Fucina Culturale Machiavelli

Marcio Nuziale, lo spettacolo di Teatro Scientifico

By | nuova drammaturgia, Stagione 18.19, Teatro | No Comments

Spettacolo di Teatro Scientifico e Fucina Culturale Machiavelli

Lo scorso 26 aprile ha debuttato Marcio Nuziale, lo spettacolo prodotto dal Teatro Scientifico / Teatro Laboratorio in collaborazione con Fucina Culturale Machiavelli. Siamo molto felici di questa collaborazione, con un teatro storico di Verona che quest’anno compie i suoi cinquant’anni di attività!

Lo spettacolo, scritto per l’occasione Read More

A Verona la lezione concerto si fa post-apocalittica

By | Tutti | No Comments

La start-up culturale Fucina Culturale Machiavelli propone il ciclo di concerti di musica da camera “Le Partiture Parlanti”

Nella città di White Noise City la musica è il più grande dei crimini e tutti gli strumenti sono stati tarati per suonare oltre la soglia di udibilità umana. Con questa premessa la rassegna di musica da camera Le Partiture Parlanti  vuole avvicinare anche i più scettici alla musica classica, mettendo al centro alla stessa partitura musicale, che prende voce e si racconta, parlando di sé e di un mondo distopico in cui la musica è fuorilegge.

Come portare nuovo pubblico ad apprezzare autori come Schubert, Shostakovic, Britten o Monteverdi? Come raccontare la musica in modo tale che appassioni e che venga compresa anche dai non addetti ai lavori? Read More

Foto, foto, foto!!!

By | artisti in fucina, Stagione 18.19, Tutti | No Comments
Recuperiamo un po’ di arretrati fotografici con una bella carrellata! Ripercorriamo gli ultimi weekend in Fucina, dove abbiamo riflettuto sull’evoluzione dei rapporti nell’era dei social con Ateliersi Teatro e Are We Human, salutato il ritorno a casa di Tobjah, dormito sulla luna con Lunatica di Scarlattine Teatro, visto e ascoltato partiture raccontarsi nei primi due appuntamenti di Le Partiture Parlanti e ci siamo divertiti con le maschere e i racconti di Sulla morte senza esagerare, di Teatro dei Gordi. Read More

quartetto-machiavelli-death-iron-maiden-fucina

Le foto del weekend! I concerti e gli spettacoli del 18-19-20 gennaio 2019

By | Tutti | No Comments

Altro weekend intenso dalle parti di Fucina: abbiamo iniziato ballando al ritmo della World Music di Elhzo, ci siamo scatenati (ma con garbo) vedendo Schubert e gli Iron Maiden flirtare con la morte in The Death and the Iron Maiden e infine abbiamo sognato con la danza e il teatro di A sbagliare le storie di Alberto Munarin.

Elhzo

Yeuk Yeuk #livemusic

Venerdì 18 gennaio il palco di Fucina si è tinto con le note di colore della World Music e dell’Afro Jazz portate da Elhzo e dalla sua band in un concerto carico di ritmo e di energia!

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The Death and the Iron Maiden

Quartetto Machiavelli

Il triangolo amoroso Schubert – Iron Maiden – Morte interpretato alla grande dal #QuartettoMachiavelli. Tanti i fans (non sappiamo bene di chi dei tre) accorsi in teatro, emozionati dalle note del quartetto d’archi più rock che ci sia.

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A sbagliare le storie

Alberto Munarin – Collettivo Room N4
#LaFucinadeiPiccoli

Le favole di Gianni Rodari come filo conduttore di uno spettacolo emozionante e coinvolgente. Danza + teatro + interazioni video + merendona offerta da InLingua = #SoldOut

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Ancora foto di Dicembre!!

By | Tutti | No Comments

Chiudiamo la carrellata fotografica degli spettacoli di Dicembre un Fucina con alcuni scatti del concerto The Lord of The Strings, degli spettacoli per La Fucina dei Piccoli Cattivini e Il Ponte dei Colori e della proiezione del film Il Vangelo, in collaborazione con Are We Human, Circolo del Cinema e Bridge Film Festival.

The Lord of the Strings

Orchestra Machiavelli

Il 15 dicembre il palco di Fucina è tornato ad essere la “casa” della nostra Orchestra Machiavelli. Per l’occasione i nostri intraprendenti giovani musicisti si sono confrontati con l’immaginario creato da Tolkien e ci hanno traghettato nelle magiche atmosfere delle brughiere inglesi.

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Il Ponte dei Colori

Attori & Attori – La Fucina dei Piccoli

Una domenica pomeriggio coloratissima per i piccoli spettatori de La Fucina dei Piccoli grazie allo spettacolo Il Ponte dei Colori della compagnia Attori&Attori. La storia di Gigi ci ha fatto viaggiare in un mondo incantato, e la merenda offerta dal nostro partner Inlingua ha allietato ulteriormente il pomeriggio insieme.

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Vangelo

Un film di Pippo Delbono

Grazie a una super collaborazione con Are We Human, Circolo del Cinema e Bridge Film Festival il 18 dicembre abbiamo avuto il piacere di ospitare Pippo Delbono, che ha aperto in esclusiva la proiezione del suo film Vangelo.

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Fake is the New Real

Fucina Culturale Machiavelli

Il 17 dicembre, all’interno della rassegna Non Solo Shakespeare dedicata agli studenti delle scuole superiori e organizzata dal Teatro Stabile di Verona ,è andato in scena al Cinema Teatro Alcione “Fake is the New Real”, spettacolo di nostra produzione.

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Cattivini

Kosmocomico Teatro

Per chiudere il 2018 in allegria, il pomeriggio di domenica 23 dicembre ci siamo dati alla monelleria, con il cabaret-concerto per bimbi monelli “Cattivini” di Kosmocomico Teatro. Per tutti i nostri giovani spettatori, sia buonini che cattivini, gli appuntamenti con La Fucina dei Piccoli riprendono dal 20 gennaio con “A sbagliare le storie”.

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By | Doppia Esposizione | No Comments

Doppia Esposizione – #Ignavia/dicembre

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#IGNAVIA

Ad Ignavia, le strade non hanno nomi. Talvolta invece ne hanno più d’uno, scritti su cartelli inchiodati uno sotto l’altro, man mano che le autorità incaricate della toponomastica cambiavano idea. Ad Ignavia alcuni circolano sul lato destro, altri sul sinistro. Qui è possibile avere un paio di mogli e due o tre mariti, dal momento che a Ignavia è sempre possibile non scegliere. Nella città di ignavia non ci sono mai code davanti ai banconi delle gelaterie. Ad Ignavia si tengono ancora le elezioni, ma vengono salutate come una festa folkloristica, un ricordo dei tempi in cui la libertà di non scegliere non era ancora il valore più sacro e inviolabile. Ad Ignavia, chi assiste ad un reato può scegliere di denunciare o meno, nessuno è costretto a fare qualcosa che non si sente di fare. Nella città di Ignavia non ci sono conflitti irrisolti, perché ognuno se li risolve da sé, privatamente. Nessuno può imporre la propria volontà a nessun altro, né i padri ai figli, né i datori di lavoro ai dipendenti, non ci sono schemi, quindi non ci sono devianze: perciò la più bella e sconvolgente conquista di Ignavia è la radiazione della psichiatria dall’albo delle scienze.

Ecco i vostri contenuti!

Confusione, Londra maggio 2017.

Foto di Elisabetta Cunegatti

STAMATTINA SUL LAGHETTO DI FRONTE ALLA STAZIONE DI TRENTO

2018/Racconto breve di Francesco Lavagnoli

 

Stamattina sul laghetto di fronte alla stazione di Trento ho visto dei germani reali.
Galleggiavano a gruppi vicino alle sponde. A breve sarebbe passato qualcuno a gettar loro del pane vecchio.
Mentre me ne stavo a guardarli con le mani in tasca, una femmina del colore della terra è uscita dall’acqua.
Era inseguita da tre maschi, uno di questi era albino. La femmina ha ondeggiato per pochi metri poi si è
stesa sull’erba bagnata. I tre maschi l’hanno subito circondata. Quello che sembrava essere il più deciso, le
è salito sopra e ha cominciato a darsi da fare. Intanto gli altri lo beccavano sul collo verde o gli strappavano
le piume dal petto. Lo infastidirono così tanto che dovette smettere e cominciò a sbattere le ali contro
l’altro germano, quello normale. A quel punto l’albino provò ad approfittarne ma la femmina lo rifiutò. Si
gettò in acqua, alzando piccole onde irregolari. Sono rimasto a guardare i tre maschi che bisticciavano
quando è passata una signora. Mi doveva aver osservato da un po’ perché sorrideva divertita. Ho
bofonchiato qualcosa per giustificarmi, per non fare la figura del guardone. Lei, da dietro gli occhiali, mi ha
lanciato un’occhiata complice, come se avesse capito tutto. Eppure io non ho compreso fino infondo se
stesse ridendo dei germani oppure di me, che stavo ancora lì con le mani in tasca.

MIGRATION QUOTIDIENNE

2017/Poesia di Elisabetta Cunegatti

 

Je traverse un Kandinskij de banlieue
où les fenêtres des HLM sont carrés asymétriques,
pschitt jaunes les fleurs au printemps.
Volets fermés en carrés rouges,
volets ouverts en carrés blancs.
Sur un fond gris et bleu de nuages
façades brodées d'échafaudages
sourient métalliques au soleil.
Ainsi chaque matin mon voyage
dessine une courbe qui glisse sur les rails.

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Mandaci all’indirizzo e-mail doppiaesposizione@fucinaculturalemachiavelli.com un racconto breve, una poesia, una foto, un’illustrazione o una ricetta.

Tieni d’occhio le scadenze e i temi di ogni mese, saranno indicati di volta in volta sul nostro sito e sulla nostra pagina facebook.

By | Doppia Esposizione, Tutti | No Comments

Doppia Esposizione – #Alia/novembre

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#ALIA

Ad Alia ogni mattina, ti svegli con il suono di una radio. La calda voce di donna matura all’altoparlante, sarà la tua compagna per tutto il giorno, indicandoti cosa devi fare, dove, a che ora, con che cadenza e con chi. Ad Alia è ammesso un solo fenotipo: carnagione chiara, occhi scuri, capelli castani, corporatura media, in salute, età inferiore ai cinquantanni, buddhista, benestante, etero, pacato, gran lavoratore, amante degli animali, conservatore, tifoso di pallacanestro. La prima cosa che farai alla mattina sarà infatti essere accompagnato in speciali centri dove le anomalie e le devianze verranno immediatamente corrette, se possibile: lì i ricci saranno piastrati, i biondi tinti, i grassi messi a dieta, i liberali rieducati, i nervosi bastonati, i malati guariti, i pigri stimolati, i credenti in una qualsiasi delle vecchie inutili religioni abolite saranno amorevolmente convinti dell’inutilità di un dio in un mondo in cui regna l’ordine assoluto e la strada per il nirvana è aperta davanti ai piedi di ogni uomo e di ogni donna.

Ecco i vostri contenuti!

Confini, Belfast 2017.

Foto di Elisabetta Cunegatti

Cieca affinità
2018/Poesia di Emanuele Biscardo
“Ehi! 
Dove sei?”
<<Non mi riconosci?
Sono quello a destra, 
Vicino al signore che guarda!>>
“Ma perchè guardi?”, gli chiesi. 
<<Ma come? 
Non lo vedi?>>
Con vergogna,
Stetti in silenzio.
Il timore di negare l’evidenza,
Mi chiuse gli occhi.
E iniziai a vedere,
Ciò che tutti ciecamente ammiravano.

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Doppia Esposizione – #Marginaria/ottobre

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#MARGINARIA

La città che esploriamo ad ottobre è #Marginaria, la città in cui ognuno sta al centro.
Marginaria è uno spazio in cui ognuno è il centro di se stesso e del proprio mondo. Nessuno sta ai margini eppure tutti lo sono rispetto al centro degli altri. Marginaria galleggia sull’acqua, ma nessuno dei suoi cittadini lo sa, perché nessuno ha mai guardato oltre i bordi. Sta su una piattaforma isolata termicamente, sotto una cupola isolata acusticamente. A Marginaria non piove. L’acqua viene incanalata dal cielo attraverso tubi che fungono da depuratori e che arrivano direttamente nelle case delle persone. Così avviene per il cibo. Ognuno è autosufficiente. Ognuno è perfettamente felice e soddisfatto. Il sistema idrico e fognario di Marginaria è improntato alla massima efficienza, e gli scarichi finiscono nel mare, su cui la città galleggia, beatamente, senza sentirne l’odore. Difficile entrare a Marginaria da turisti ma, una volta dentro, il senso di appagamento è tale che non la si vorrebbe mai lasciare. Vieni a farti un giro?

Ecco i vostri contenuti!

Cosa ce ne faremo di tutto questo futuro, New York 2017.

Foto di Elisabetta Cunegatti

Ognuno è un’architettura

2018, Racconto breve di Michele Anelli Monti

 

……………………………………..ogni persona è in sé un’architettura

muri di sentimenti, pensieri, ambizioni,

abitati di persone e mobili immaginari

………………………………………..mentre li attravesto con lo sguardo

vedo nelle loro parole i luoghi, i paesaggi, frammenti di menti.

Che si possono sempre osservare come da finestre senza battenti.

………………………………………….come è diverso l’interno dall’esterno

Tra Pilastri di etica e leggi, com’è fragile l’animo dell’uomo.

Curvo nel chiacchiericcio ipnotico dei ninnoli sulle mensole.

…………………………………………quanti cadranno sotto le intemperie

…………………………………………nella solitudine del tempo che incede?

L’amore graffitato, sopra di un muro rosa di banca, non accende più

la luce, in nessuna casa e niente brilla e niente ha valore se non si vede

E continuiamo a inscatolare, tutto ciò che è importante davvero, per paura di perderlo.

ciao

COMMUTING SOULS

2017, Poesia di Elisabetta Cunegatti

 

I used to look at my life from the outside

hanging in the tube as in silent disco meetings.

Weaving with the train

floating with the others,

it makes such a busy crowd of jellyfishes.

Every Monday morning

it’s an aquarium with no free seats.

 

I looked at my soul from above,

I found it liquid, it looked so thin,

no complaints, pure presence.

 

And you,

would you look at your life from the outside,

would you dare to look it in the eyes?

do you fancy yours and are you proud of it ?

would you mind exchanging for a bit ?

Struttura Cromatica.

Illustrazione di Nicolò Ferrarese

Il confine

2018, racconto breve di Francesco Lavagnoli

Il paese degli animali cresceva nella verde pianura come il grano dorato, lo dividevano dal resto del mondo il grande fiume e la vecchia ferrovia. Per anni, forse secoli addirittura, nessuno si era azzardato né ad attraversare il pigro e sinuoso corso d’acqua né a prendere il vecchio treno che compariva e spariva sferragliando all’orizzonte.

A Gatto ciò non era mai andato giù – Ma si può essere più chiusi di così? – si lamentava col suo amico Cane – Nessuno che abbia mai pensato di abbandonare questa città! – Intanto, aprendo le zampe, indicava le case color panna e innervosito scalciava il selciato alzando un gran polverone.

– Lo sai che i grandi non vogliono che usciamo dai confini del paese. Dicono che, oltre la ferrovia, ci siano animali strani, pericolosi, che potrebbero addirittura rapirci – diceva Cane, con la lingua a penzoloni.

Al solo pensiero di Nutria che ripeteva quella storia a Gatto gli si drizzava il pelo – Eh no, caro mio, a marcire in questo dannato limbo proprio non ci sto! – soffiò queste parole con rabbia e determinazione. Prese un sasso e lo lanciò oltre la linea scintillante dei binari.

Cane guardò la pietra che volava, gli sembrava muoversi a rallentatore. Continuò a fissarla finché non atterrò oltre il confine e si stupì nel sentire la sua coda scodinzolare.

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gonzalo-bergara-Fucina-Verona

Foto degli spettacoli e i concerti del weekend 22-25 novembre in Fucina

By | artisti in fucina, Stagione 18.19, Tutti | No Comments

Ecco alcune foto degli spettacoli del weekend appena concluso nel Teatro di Fucina Culturale Machiavelli.

DJANGO MEETS PIAZZOLLA

Gonzalo Bergara Quartet

Sabato 24 novembre 2018 la sala di Fucina Culturale Machiavelli si è riempita per il concerto del Tour Europeo di Gonzalo Bergara Quintet. Uno spettacolo che ha visto incrociarsi il Gipsy Jazz di Django Reinhardt e il tango di Astor Piazzolla. L’argentino Gonzalo Bergara ha incantato la sala piena insieme al suo quintetto, i bravissimi Andrea Todesco alla chitarra ritmica, Matt Holborn al violino, Pete Thomas al contrabasso e Maximiliano Bergara scatenato al cajon.

Grazie a tutto il pubblico di Verona e delle città limitrofe accorso in via Madonna del Terraglio per questo evento unico e grazie agli artisti per averci tenuti con il fiato sospeso per una serata dal sound internazionale e dall’atmosfera sudamericana ed europea allo stesso tempo. Un concerto che Verona non dimenticherà presto.

gonzalo-sala piena-Fucina-Culturale-.Machiavelli

ISOLA E SOGNA

Ateliersi Teatro, con la direzione artistica di Are We Human

Giovedì 22 novembre l’affermata compagnia Ateliersi, che da anni gira l’Italia con i suoi spettacoli sui più stringenti temi d’attualità, ha portato nel Teatro di Fucina Culturale Machiavelli, l’ex Centro Mazziano a due passi da Ponte Pietra, il suo “Isola e Sogna”, spettacolo teatrale in forma di concerto elettronico sull’isola di Lampedusa e in particolare sulla figura di Giusi Nicolini, Sindaco della città fino al giugno 2017.

Questo spettacolo ha sancito la collaborazione tra due realtà off veronesi, Are We Human e Fucina Culturale Machiavelli, che continueranno a collaborare per altre serate nel corso della stagione teatrale 2018-2019 di Fucina.

Ateliersi-in-fucina

UCCI UCCI di Stivalaccio Teatro

Appuntamento della Fucina dei Piccoli

Domenica 25 novembre la sala teatrale di Fucina si è riempita di piccoli ospiti con le loro famiglie che, numerosissimi, hanno scelto di passare una domenica pomeriggio all’insegna dell’immaginazione e delle storie da raccontare.
I bravissimi attori, regista e tecnici di Stivalaccio Teatro ci hanno trasportato nel mondo delle fiabe grazie a due bimbi che per proprio sconfiggere la paura hanno deciso di raccontarsi e raccontare ai piccoli spettatori in platea alcune storie spaventose… anche se solo in apparenza.

Per altre serate speciali come queste, continuate a seguire la nostra stagione 2018-2019 e La Fucina dei Piccoli!!

A presto!

Ecco le foto dello scorso weekend!

By | artisti in fucina, Stagione 18.19 | No Comments

Lo scorso finesettimana in Fucina abbiamo avuto degli ospiti meravigliosi.

The Stoltzmans meet Machiavelli

Sabato 17 novembre la coppia di virtuosi Richard Stoltzman e sua moglie Mika Stoltzman ci hanno fatto viaggiare con la loro musica, da Mozart a Piazzolla.

Amorosi Assassini in Fucina

Domenica Valeria Perdonò con il suo Amorosi Assassini e la musica dal vivo di Marco Sforza ci hanno raccontato alcune storie vere, fatto ridere, fatto stringere lo stomaco, parlando di cose che ci riguardano, anche se pensavamo di no.

Ancora tanti concerti e spettacoli di teatro nelle prossime settimane (scopri il concerto di Gonzalo Bergara, sabato 24 novembre 2018).

Continuate a seguire la stagione 2018-2019 in Fucina!!!

fake is the new real per le scuole superiori

Fake is The New Real per gli studenti delle superiori!

By | Teatro, teatro ragazzi | No Comments

Fake is The New Real per gli studenti delle superiori!

Sei un professore o una professoressa delle scuole secondarie di primo e secondo grado?

Porta i tuoi studenti a vedere Fake is The New Real, la produzione di Fucina sulle trappole del web selezionata per la rassegna Non solo Shakespeare del Teatro Stabile di Verona.

17-18 dicembre – ore 10.30
Cinema Teatro Alcione
Fake is The New Real

Scuola secondaria di I° (dalla 3° media) e II° grado – Ingresso 7 Euro – durata 1’10
seguirà dibattito sui temi dello spettacolo

Guarda il trailer dello spettacolo >

Che differenza c’è tra una notizia falsa e una vera? Nessuna. Anche le notizie false cambiano il mondo.
Protagonista dello spettacolo è l’Algoritmo, che si fa amorevolmente carico delle ansie dei solitari viaggiatori del web. L’algoritmo sa tutto di te, ti conosce come nessun altro, conta i tuoi passi, cattura la tua attenzione. I personaggi, intrappolati nella bolla d’attenzione che costruisce per loro un mondo speculare, a misura dei loro desideri, cercano una qualche verità che sveli i meccanismi nei quali sono immersi, senza riuscirci.
Il loro girovagare nel web sarà familiare ai giovani nativi digitali: su internet visitiamo credendoci non visti luoghi-negozi che ci osservano, abitiamo case-palcoscenici dove solamente chi la pensa come noi ci è proposto come pubblico, frequentiamo librerie ed edicole di cui ci fidiamo ciecamente, perché confermano senza sosta la bontà della nostra opinione.
Lo spettacolo nasce da un’idea: internet, prezioso azzeratore di distanze, biblioteca universale, informatore instancabile e foro democratico, deve trovare dei viaggiatori attenti per raccoglierne tutto il valore e le potenzialità senza restare intrappolati nella sua rete. Questo perché la tentazione di scambiare il virtuale col reale è sempre più forte e, probabilmente, un nostro rovinoso punto debole.

Scarica la scheda dello spettacolo

Per partecipare scrivi a progetti@teatronuovoverona.it

drammaturgia Sara Meneghetti | regia Mirko Segalina | proiezioni Mirko Segalina | scene Marilena Fiori | con Anna Benico, Sabrina Carletti, Mirko Segalina, Stefano Zanelli | compagnia Scena Machiavelli

La stagione 2017-2018: relazione e obiettivi raggiunti

By | Tutti | No Comments

Parliamo della stagione 2017-2018 di Fucina. Abbiamo già condiviso questi dati con i nostri sostenitori e partner ma abbiamo pensato che sarebbero stati interessanti anche per voi, che in fondo siete i nostri sostenitori numero uno!

Ecco alcuni numeri e obiettivi raggiunti nel corso della terza stagione di Fucina Culturale Machiavelli, la stagione 2017-2018 #DoveNonSiamoMaiStati

 

Scarica la relazione di fine stagione 2017-2018

 

#DoveNonSiamoMaiStati è stato il claim della stagione, ma anche una dichiarazione di intenti: quello di esplorare contaminazioni musicali, scoprire nuove realtà, sul territorio veronese e nazionale, aprirsi a nuove collaborazioni e confermare una direzione già intrapresa negli anni scorsi.

I numeri della stagione e il lavoro sul territorio:

34 APPUNTAMENTI
1 RASSEGNA PER BAMBINI
120 PROFESSIONISTI DI VERONA
3 WORKSHOP (DI CUI UNO IN COLLABORAZIONE CON UNIVR)
395 GIORNATE LAVORATIVE REGOLARMENTE RETRIBUITE
7 PRODUZIONI IN PRIMA ASSOLUTA

Le novità

Con ben 26 appuntamenti di teatro e musica, nella stagione 2017-2018 Fucina Culturale Machiavelli si conferma come incubatore di idee e vera e propria fucina di talenti oltre che motore sociale: 120 professionisti regolarmente assunti, per un totale di 395 giornate lavorative spese sul territorio veronese.

Grande successo hanno avuto le due principali rassegne di teatro #PaesaggiUmani e di musica #PaesaggiSonori che ha avuto come protagonista l’Orchestra Machiavelli, impegnata in produzioni che hanno spaziato dalla musica classica, unita alla letteratura, a generi musicali di strada come il beatboxing di Andrea Cimitan aka NME. Inoltre per la prima volta l’orchestra si è confrontata con un’opera, Il Telefono di Menotti.

Fucina ha aperto le porte ai bambini!

Una delle novità di quest’anno è stata la rassegna di teatro per bambini e ragazzi La fucina dei Piccoli. Con la direzione artistica dell’associazione veronese Caesura Teatro, ha portato in scena, in cinque appuntamenti, storie classiche e inedite, fiabe rivisitate e spettacoli teatrali su misura di bambini e ragazzi, che ha riscosso un grande successo di pubblico anche per la particolarità della commistione tra teatro e musica dal vivo. Un’altra collaborazione è stata con Ippogrifo Produzioni, gli ideatori di OperaForte, che hanno curato la direzione artistica della rassegna di cinema #PaesaggiVisivi, elaborando una selezione di film cool&cult per una versione invernale di OperaForte in Fucina.

L’ultima novità di quest’anno è stata la formazione: una proposta di workshop e laboratori con la collaborazione di varie realtà. Un workshop per attori con i ragazzi di Generazione Disagio, e un workshop di danza contemporanea, tenuto dalla compagnia veronese MuZo Dance Theatre. La novità di più ampio respiro è stata però il laboratorio di critica teatrale “Comunicare la cultura nei nuovi media”, che ha avviato un’importante collaborazione con l’Università di Verona e ha visto la partecipazione di docenti delle principali testate nazionali dedicate al teatro: Teatro e Critica, Krapp’s Last Post, Doppiozero, fattiditeatro, Radio3.

E il pubblico di Verona?

+4000 SPETTATORI TOTALI
+2500 SPETTATORI SOLO NELLA NOSTRA SEDE
7 SPETTACOLI SOLD OUT

Quest’anno inoltre Fucina Culturale Machiavelli è inoltre entrata a far parte della rete teatrale Mind The Gap, cui fa capo la scuola di teatro Paolo Grassi di Milano, ed è diventata partner di Torino Fringe Festival. Oltre a questo la stagione 17.18 ha reso possibile attorno al teatro di Fucina la nascita di nuove reti sul territorio di Verona. Di seguito alcuni nomi di Associazioni teatrali e non solo di Verona che hanno curato con noi la direzione artistica di progetti realizzati in Fucina, o sono state ospiti con produzioni proprie: Caesura Teatro, Ippogrifo produzioni, Mitmacher Teatro, Bam Bam Teatro, Attori & Attori, MuZo Dance Theatre Company, Lino’s & Co.

Alla luce di tutto questo, un enorme grazie va a tutti i sostenitori che hanno saputo credere in noi, nella cultura come valore e possibilità di crescita sociale, e nell’impresa giovane come creatrice di reddito e motore di sviluppo per la nostra città.

GRAZIE! 

teatro a Verona
Alternanza Scuola Lavoro in teatro

Alternanza Scuola Lavoro nel teatro di Fucina Culturale Machiavelli – intervista ad Angela

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Angela ha svolto la sua esperienza di Alternanza Scuola Lavoro tra giugno e luglio 2018 nel teatro di Fucina Culturale Machiavelli.

Come ti chiami?

Angela.

Quanti anni hai e che classe fai?

Ho 17 anni e ho finito la quarta superiore.

Che scuola frequenti?

Frequento il Nuovo Liceo Artistico Statale Nani-Boccioni.

Cosa hai pensato la prima volta che hai scoperto di dover fare Alternanza Scuola Lavoro?

All’inizio pensavo fosse una cosa inutile, poi ho capito che serve per la propria esperienza.

Perché hai scelto di fare Alternanza Scuola Lavoro in Fucina Culturale Machiavelli?

Perché frequentando l’indirizzo di scenografia il teatro di Fucina Culturale Machiavelli rappresenta al meglio il mio indirizzo scolastico. Ho voluto fare un esperienza inerente al mio percorso scolastico per chiarirmi le idee sul mio futuro universitario. L’alternanza scuola lavoro mi sta aiutando a capire se continuare un percorso universitario inerente al teatro e al cinema o cambiare strada. La complessità di gestire un’associazione teatrale è sempre stato fuori dai miei schemi lavorativi, ma il fatto di poter vedere da vicino come funziona la direzione di un teatro, la regia di uno spettacolo e l’organizzazione generale nel complesso è interessante e istruttivo, soprattutto dal punto di vista artistico teatrale.

Come ci hai conosciuto?

Stavo cercando un luogo dove fare stage e, grazie a Google Maps, ho trovato Fucina Culturale Machiavelli. Come consigliato da una professoressa del mio istituto, ho cercato i vari teatri veronesi contattandoli senza successo, finché non ho trovato il teatro Fucina Culturale Machiavelli.

Quali attività stai svolgendo durante l’Alternanza Scuola Lavoro e con quali strumenti?

Ho svolto montaggio video, attività amministrative, scrittura e layout di articoli per il sito web, riordinato e catalogato materiale tecnico e di scena, assistito alle prove generale dello spettacolo estivo, caricato video sui social di Fucina e sul sito web del teatro, messo a posto la rassegna stampa, aiutato a scrivere le richieste di membership e sistemato le foto dei vari spettacoli e concerti. Ho utilizzato i programmi della suite di Adobe, WordPress, per la creazione del sito web, e i programmi di scrittura di Office.

Cosa ti rimarrà dall’Alternanza Scuola Lavoro?

Dell’Alternanza Scuola Lavoro fatta in teatro mi rimarrà sicuramente la difficoltà nel mandare avanti una associazione teatrale senza l’aiuto dello Stato, la determinazione per non smettere mai di voler realizzare i propri sogni, l’impegno che bisogna impiegare per ottenere ciò che si vuole.

Cosa consiglieresti a chi dopo di te dovrà fare Alternanza Scuola Lavoro?

Consiglierei di scegliere un luogo coerente al proprio indirizzo scolastico che piaccia e che sia utile per poter decidere al meglio quale strada intraprendere per il proprio futuro.

Alternanza Scuola Lavoro in teatro

Alternanza Scuola Lavoro nel teatro di Fucina Culturale Machiavelli – intervista a Pietro

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Pietro ha svolto la sua esperienza di Alternanza Scuola Lavoro nel periodo di luglio 2018 nel teatro di Fucina Culturale Machiavelli. Lo spazio dell’ex Centro Mazziano si trova proprio sotto il suo Istituto Don Nicola Mazza

Come ti chiami?

Pietro.

Quanti anni hai e che classe fai?

Ho 17 anni e quest’anno ho finito la quarta superiore.

Che scuola frequenti?

Frequento il Liceo Scientifico all’istituto Don Nicola Mazza.

Cosa hai pensato la prima volta che hai scoperto di dover fare Alternanza Scuola Lavoro?

Subito ho pensato che fosse una rivoluzione nel mondo della scuola, poi ho capito che sarebbe stata un’iniziativa fantastica se solo il governo italiano, come al solito sbagliando, non la avesse resa obbligatoria. Incrocio le dita perché per la prima volta il progetto di Alternanza Scuola Lavoro sarà parte dell’orale dell’esame di maturità per me e tutti gli altri studenti del mio anno.

Perché hai scelto di fare Alternanza Scuola Lavoro nel teatro di Fucina Culturale Machiavelli?

Ho scelto di fare Alternanza Scuola Lavoro nel teatro di Fucina Culturale Machiavelli perché ho voluto provare un’esperienza in un ambiente giovane, moderno e alternativo. Inoltre mi ha sempre appassionato il “dietro le quinte” delle cose, e scoprire e prendere parte a tutti i tasselli che compongono Fucina Culturale Machiavelli e le produzioni del loro teatro è stato molto interessante e stimolante.

Come hai conosciuto Fucina Culturale Machiavelli?

Ho conosciuto Fucina Culturale Machiavelli perché la loro attività si sviluppa nell’Ex Cinema-Teatro Don Mazza, utilizzato anche come aula magna della mia scuola. Ancora prima di iniziare Alternanza Scuola Lavoro mi facevo aiutare da Fucina nel gestire le assemblee d’istituto in teatro dal punto di vista tecnico, di cui sono il responsabile.

Quali attività stai svolgendo durante l’Alternanza Scuola Lavoro e con quali strumenti?

Ho svolto montaggio di video promozionali, attività amministrative, aiuto tecnico audio, luci e video durante gli spettacoli, scrittura e layout di nuovi contenuti per il sito web, riordinato e catalogato tutto il materiale tecnico e di scena di Fucina. Ho inoltre imparato a utilizzare Adobe Premiere Pro, il software per il montaggio video della suite di Adobe, WordPress, per la costruzione del sito web di Fucina Culturale Machiavelli, e tutte le apparecchiature per la gestione audio, luci e video del teatro.

Cosa ti rimarrà dall’Alternanza Scuola Lavoro?

Sicuramente l’aver provato una nuova esperienza lavorativa e l’aver capito come funziona una associazione culturale no profit, come è Fucina Culturale Machiavelli, e vivere il teatro da un punto di vista diverso da quello dello spettatore rimarranno sempre nella mia memoria.

Cosa consiglieresti a chi dopo di te dovrà fare Alternanza Scuola Lavoro?

Se potessi consigliare a qualcuno cosa scegliere come Alternanza Scuola Lavoro direi di non fare qualcosa strettamente legato all’indirizzo scolastico, ma inerente alle proprie passioni. Vedere un proprio hobby trasformato in un vero e proprio lavoro è molto stimolante e sicuramente influenzerà le proprie scelte future.

teatro Verona - real life theatre

Real Life Theatre – Fucina Culturale Machiavelli e Teatro Stabile di Verona

By | estate 2018, Scena Machiavelli, Spettacoli esperienziali, Teatro | One Comment

Real Life Theatre al suo debutto

Real Life Theatre è uno spettacolo di teatro esperienziale a Verona, di Fucina Culturale Machiavelli in collaborazione con il Teatro Nuovo di Verona

Vivi la storia, scrivi il finale. Real Life Theatre è il nuovo concept di teatro esperienziale nato nel fuoco di Fucina Culturale Machiavelli prodotto in collaborazione con il Teatro Stabile di Verona per l’estate 2018.

Dopo il successo di Cecità, spettacolo al buio che ha entusiasmato il pubblico di Verona, nasce Real Life Theatre, un’esperienza site specific per pochi spettatori per volta, che dà la possibilità di vivere una storia nella città di Verona, come mai hai fatto.

Con Real Life Theatre due imprese culturali del territorio di Verona formano un sodalizio per una nuovo format di teatro esperienziale. Il primo spettacolo prodotto è Lancelot, una storia ambientata ai giorni nostri e ispirata al racconto di Lancillotto e Ginevra, del celebre romanzo di Chrétien de Troyes.

La tua presenza può influenzare la storia, le tue scelte decideranno il finale. Come?

Lo spettatore parte dal Foyer del teatro di Fucina Culturale Machiavelli ma poi insegue la storia in luoghi non teatrali, diventando lui stesso un personaggio a cui viene affidato il compito di scoprire un segreto. A lui poi resta la scelta, svelarlo o tenerlo per sé?

Lancelot

testo e regia Sara Meneghetti
con Anna Benico Sabrina Carletti Mirko Segalina Stefano Zanelli
#scenamachiavelli

Dal 22 al 24 giugno
h 18 – 19,15 – 21 – 22.15
massimo 8 spettatori per replica

I biglietti per la tua esperienza di #RealLifeTheatre sono disponibili online qui > .
Per informazioni puoi scriverci, ti risponderemo il prima possibile!

biglietteria@fucinaculturalemachiavelli.com
www.reallifetheatre.it

Teatro Verona-real-life-theatre
festival-bellezza-orchestra-machiavelli-morgan

L’Orchestra Machiavelli con Morgan al Festival della Bellezza

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L’Orchestra Machiavelli con Morgan al Festival della Bellezza

L’ Orchestra Machiavelli ha l’opportunità il prossimo 7 giugno 2018 di esibirsi assieme all’eclettico Marco Castoldi, in arte Morgan, sul palcoscenico del Teatro Romano nel contesto del Festival della Bellezza. Le musiche saranno brani del grande poeta Fabrizio De André, uno dei primi autori con cui l’Orchestra Machiavelli aveva scelto di cimentarsi nella prima stagione musicale presso Fucina Culturale Machiavelli, su arrangiamenti di Valentino Corvino.

Il concerto sarà all’interno del Festival della Bellezza, evento che per dieci giorni all’inizio di giugno arricchisce Verona con una serie di appuntamenti imperdibili nel magnifico Teatro Romano di Verona. Il Festival è dedicato quest’anno ai Maestri dello Spirito, e tra di loro ci saranno nomi come Philip Glass, Gino Paoli, Fabrizio Gifuni Umberto Galimberti, Vittorio Sgarbi, Elio e le Storie Tese, Goran Bregovic e appunto Morgan.

Sotto una foto dell’Orchestra Machiavelli al Teatro Ristori, nel concerto Orchestra of Doom prodotto insieme a Whitfield Crane e Andrea Battistoni.

orchestra machiavelli verona- teatro fucina culturale machiavelli

Pur essendo relativamente giovane – è nata a Verona nel 2015 – l’Orchestra Machiavelli vanta già collaborazioni con artisti di fama nazionale e internazionale quali il cantautore Mimmo De Tullio, Whitfield Crane, Andrea Battistoni, Jesse Davis, Richard Stoltzman e Mika Stoltzman. La sua cifra stilistica, sulla linea della direzione artistica di Pietro Battistoni, Stefano Soardo, Rebecca Saggin è l’abbattimento di barriere tra generi musicali, accostando grandi compositori della classicità ad autori della musica contemporanea, jazz, folk e rock.

L’Orchestra Machiavelli entra questa volta all’interno di un grande evento per accompagnare un artista eclettico che il Festival della Bellezza descrive così

<<Cantautore eclettico, dandy irriverente ed eccentrico compositore, virtuoso polistrumentista e uomo di spettacolo, è tra le personalità più affascinanti dello show business, per l’estro, la cultura e l’atteggiamento spregiudicato del corsaro gallese da cui mutua il nome d’arte.>>

Ed ecco una breve presentazione della serata, che non sarà solo un concerto ma un vero e proprio omaggio alla musica del grande cantautore italiano.

<<Verso per verso, nota per nota, il ritorno in volo di una nuvola barocca, rock e sinfonica, epica e lirica.
Evocazioni e rimandi poetici, i vecchi madrigali e le canzoni dei trovatori, gli immaginifici concept album; gli amici fragili nelle feritoie della notte, l’amore che viene e va, o perduto per sempre.>>

Una foto del palco del Festival della Bellezza, in una delle passate edizioni.

Link all’articolo di presentazione dell’evento su l’Arena.it, il 7 giugno 2018 l’Orchestra Machiavelli con Morgan al Festival della Bellezza > Morgan omaggia De André al Festival della Bellezza

 

Lino’s&Co inaugura le Membership Aziendali di Fucina

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Lino’s&Co, impresa creativa nel cuore di Verona

Lino’s & Co è uno spazio creativo nel cuore di Verona, quello che si dice tecnicamente un co-working. E’ un posto dove creativi e consulenti del mondo della comunicazione si occupano di progettazione grafica, web, fotografia, video e consulenza marketing e strategica non solo con un’ottica di compresenza ma anche di collaborazione e scambio.

All’interno del co-working sono nati anche un laboratorio di stampa tipografica e un FabLab dove – dice il sito di Lino’s – “sperimentare, sporcarsi le mani e scoprire cose nuove”. E il volto di Lino’s & Co., con ingresso da vicolo Valle a Verona, è una bottega artigianale, un concept space innovativo che vende prodotti stampati e di design.

Uno dei bellissimi prodotti realizzati nella bottega di Lino's & Co.

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Benvenuti nella tipografia Lino’s&Co: clandestina per una notte

Avevamo già conosciuto questa realtà che per qualche mese aveva ospitato gli uffici organizzativi di Fucina, ma che soprattutto ospita uno dei media partner più agguerriti di Fucina Culturale Machiavelli: Salmon Magazine.

Ma il 21 aprile 2018 è successo qualcosa di speciale. All’interno di questo spazio è stato ospitato lo spettacolo di Teatro Clandestino, della stagione 2017.2018 #DoveNonSiamoMaiStati di Fucina. Proprio per onorare l’hashtag della stagione, abbiamo veramente voluto portare il nostro pubblico in uno spazio non teatrale – almeno sulla carta – dove vivere un’esperienza unica. Gli spettatori dovevano prenotare a occhi chiusi e l’hanno fatto a frotte (costringendoci felicemente a organizzare una replica aggiuntiva). L’evento si è rivelato essere una produzione originale di Fucina (chi è curioso può leggere questo articolo sul Teatro Clandestino svelato) che con lo spazio ha dialogato e dallo spazio ha tratto spunto.

L’ambientazione del Teatro Clandestino chez Lino’s & Co. infatti è stata la tipografia clandestina di Hendrik Nicolaas Werkman, stampatore e artista irriverente che ha sfidato la Gestapo durante gli anni dell’occupazione della propria città, dando la vita per la causa della libertà di stampa. Ospite eccezionale dell’evento è stato Alessandro Bombieri, stampatore che ha imparato la nobile arte della tipografia per farne il proprio mestiere (leggi qui la storia di Alessandro Bombieri, stampatore).

Alessandro Bombieri stampatore

Lino’s&Co inaugura le Membership Aziendali di Fucina

La generosità e l’accoglienza dei ragazzi di Lino’s & Co. ci ha spinti a renderli membri onorari di Fucina Culturale Machiavelli, sostenitori a tutti gli effetti della cultura, della creatività e del significato che a noi sta molto a cuore racchiuso in questa frase: “Art begins at the end of the comfort zone“.

Per questo, dopo i molti spettatori affezionati che hanno deciso di aderire, Lino’s & Co. è l’impresa di Verona che inaugura la strada delle Membership Aziendali di Fucina culturale Machiavelli. Sveleremo presto altri dettagli.

Grazie!

uno scatto dallo spettacolo di Teatro Clandestino da Lino's&Co

teatro clandestino verona
Blue-Note-New-York-Jazz-Bar

Sergio Baietta pianista al Blue Note di New York

By | artisti in fucina, Musica, Tutti | No Comments

Sergio Baietta al Blue Note: un pezzo di Fucina a New York

Sergio Baietta pianista e direttore principale dell’Orchestra Machiavelli si trova oggi a New York per suonare nel leggendario Blue Note di New York, tempio della musica jazz, insieme a Mika e Richard Stoltzman e a Duke Gadd.

Sergio come sei finito a New York?

La collaborazione con Mika e Richard Stoltzman è iniziata l’anno scorso, per il concerto al “Settembre dell’Accademia” dove abbiamo vissuto davvero un esperienza stimolante e divertente con l’Orchestra Machiavelli al Teatro Filarmonico di Verona.

Qui sotto un video dal Concerto dell’Orchestra Machiavelli al Settembre dell’Accademia: il concerto per clarinetto di Aaron Copland suonato dal grande Maestro Richard Stoltzman e diretto da Sergio Baietta.

https://www.youtube.com/watch?v=TsVOR2FuYP8

Coosì questa primavera con grande piacere ho accettato l’invito di esibirmi con loro al Blue Note di New York come special guest dove terremo due Gig davvero speciali e divertenti con musicisti raffinati e di alto livello.
Avrò il piacere di esibirmi infatti anche con il bassista Pedro Giraudo, il chitarrista John Tropea e Duke Gadd alla batteria figlio del grande Steve Gadd.

Lavorare a stretto contatto con dei giganti della musica è un privilegio impagabile, non solo per il concerto in sè ma anche per tutti i piccoli accadimenti nel quotidiano prima e dopo la performance, vedere come vivono, come si preparano, assistere da vicino alla loro vita ti fa crescere.

> Qui la pagina dell’evento sul sito del Blue Note di New York

sergio-baietta-pianista

Non è la prima volta in cui hai l’occasione di suonare dall’altra parte del mondo, però.

E’ vero, solo pochi mesi fa ho avuto l’occasione di esibirmi in Giappone all’interno di un Concerto di pace dedicato alla celebrazione dei 45 anni di normalizzazione delle relazioni diplomatiche tra Giappone e Cina. In quell’occasione, nel novembre 2017, ho suonato il concerto per piano n.2 di Rachmaninov con la Tokyo Philarmonic Orchestra diretti dal Maestro Lu Jia. Esibirmi all’interno del prestigioso di Tokyo, davanti a duemila spettatori, è stata un’esperienza bellissima.

> A questa pagina un video sul Concerto di Sergio Baietta con la Tokyo Philarmonic Orchestra

concerto-giappone-Sergio Baietta

Torniamo dall’altra parte dell’oceano e voliamo dalla musica classica al jazz. Cosa suonerete al Blue Note?

Tra le varie cose suoneremo una versione per trio della mitica Rapsodia in blue di Gershwin per clarinetto, marimba e pianoforte davvero originale e speciale, oltre a qualche brano solistico mio e altri arrangiamenti.

Sei emozionato?

Esibirsi al Blue Note, il tempio del jazz mondiale, dove tutti i più grandi Jazzisti della storia vi hanno suonato è un grande onore, e non potrò fare a meno di pensare che su quel palco si sono cimentati Petrucciani, Keith Jarret, Oscar Peterson, Chick Corea solo per citarne alcuni.
Tra l’altro il pubblico è molto vicino al palco e questo rende il concerto magico e intimo.

Sarà una esperienza davvero stimolante ed istruttiva per me, imparerò tantissimo divertendomi! Il fatto poi di non essere un jazzista puro e di trovarmi lì mi fa sorridere.

Grazie Sergio e in bocca al lupo!

Siete tutti invitati al Blue Note!

 

Sergio Baietta, pianista e direttore principale dell’Orchestra Machiavelli, è solo uno dei tanti artisti e professionisti veronesi e non solo che collaborano con Fucina Culturale Machiavelli.
Abbiamo deciso che vale la pena raccontarvi tutte le loro storie!

#ARTISTIINFUCINA

Alessandro Bombieri stampatore

Alessandro Bombieri, stampatore

By | artisti in fucina, Stagione 17.18, Teatro | No Comments

Questo aprile abbiamo incontrato una persona appassionata e gentile, che ha imparato un mestiere di una volta e ne ha fatto la sua professione (ma potremmo dire anche la sua impresa).

Alessandro Bombieri fa lo stampatore e ha già collaborato a due bellissimi progetti di Fucina: la stampa in edizione limitata “Art Begins at the end of your comfort zone” data in regalo a chi aderisce alla Membership di Fucina e la partecipazione all’interno dello spettacolo di Teatro Clandestino, nel quale Alessandro ha performato la figura di Hendrik Nicolaas Werkman, artista che gestiva una tipografia clandestina ai tempi dell’occupazione nazista dei Paesi Bassi (e che proprio Alessandro ci ha fatto scoprire). 

Alessandro, da quanto fai questo lavoro?

Proprio in questo periodo sono tre anni. Il mio percorso formativo, in realtà, è un’involuzione. Ho frequentato l’istituto tecnico “G.Marconi” diventando quindi un perito informatico. Stufo dell’inarrestabile sviluppo tecnologico ho deciso di cambiare percorso.
Frequento lo Iusve, precisamente la facoltà di “Scienze e tecniche della comunicazione grafica e multimediale”. Arrivato al secondo anno mi sono trovato davanti alla scelta del tirocinio e, per pura casualità, sono entrato in contatto con Lino’s & Co. nel quale comincio un periodo di apprendimento. Finalmente posso mettere in pratica tutto ciò che ho appreso e inizio a sporcarmi le mani. Da quel momento è nato un percorso irreversibile.

Alessandro Bombieri stampatore

Hai avuto un maestro?

La persona a cui devo tutto ciò che so è Lino Merci, uno stampatore in pensione di Cerro (in montagna, dove sono cresciuto) che fin da subito si è mostrato un maestro eccezionale, non solo come figura d’apprendimento ma come persona.

E adesso di cosa ti occupi?

Da poco più di un anno gestisco il laboratorio di tipografia e legatoria di Lino’s & Co. situato negli spazi della Coop. San Giovanni Calabria in via Gardesane 212, loc. Bassona.
La collaborazione con la Cooperativa è importante perché grazie assieme riusciamo a fare attività di pre-lavoro ed inserimento al lavoro di personae socialmente e fisicamente svantaggiate. I lavori che si affrontano ogni giorno sono i più svariati: dai biglietti da visita alle partecipazioni di matrimonio, dai biglietti per il negozio di Vicoletto Valle 9b ai manifesti come quello stampato per la Membership di Fucina.

Guardate che meraviglia!

una stampa fatta da Alessandro Bombieri per Fucina Culturale Machiavelli
Omaggio lasciato da Fucina agli spettatori del Teatro Clandestino

Altre collaborazioni importanti?

Da poco è si è consolidata la collaborazione con l’Università di Verona con la quale, da quest’anno, assisto il maestro Lucio Passerini in un corso sulla stampa tipografica volta alla creazione di un libro composto da poche pagine (l’ultimo consisteva in una raccolta di poesie sulla Grande Guerra in 4 lingue diverse riprendendo autori tra cui Guillaume Apollinaire, John McCrae, Hugo Ball) per la Facoltà di Lingue e Cultura per l’Editoria e, a breve, cominceremo a stampare i diplomi di laurea composti a mano con il carattere Dante disegnato da Giovanni Mardersteig stampati a torchio a leva Albion della fine dell’800.

Alessandro è solo uno dei tanti artisti e professionisti che collaborano con Fucina Culturale Machiavelli.
Abbiamo deciso che vale la pena raccontarvi tutte le loro storie!

#artistiinfucina

teatro clandestino verona

Il Teatro Clandestino svelato

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Teatro Clandestino: ora che non è più un segreto condividiamo con voi le storie, i protagonisti, e alcuni link utili (tra cui un reportage di Giorgio Fornoni)

Ora lo possiamo dire. Lo spettacolo di Teatro Clandestino della stagione 2017-2018, uno spettacolo teatrale in un luogo segreto a Verona, era una produzione originale della compagnia di teatro di Fucina Culturale Machiavelli. Scena Machiavelli ha fatto vivere, su drammaturgia e regia di Sara Meneghetti, tre storie vere e recenti, anzi quattro, di giornalisti o attivisti per i diritti umani morti per le storie scomode che hanno scelto di indagare, raccontare, mettere su un palcoscenico.

Gli attori della compagnia teatrale residente di Fucina, Scena Machiavelli

Anna Benico ha dato voce alla fotoreporter iraniana-canadese Zahra detta “Ziba” Kazemi-Ahmadabadi; Sabrina Carletti ha interpretato Natal’ja Estemirova, amica intima e collaboratrice di Anna Politkovskaya, che come lei è stata uccisa forse proprio dallo stesso mandante; Stefano Zanelli ha portato in scena Juliano Mer-Khamis, attore e formatore teatrale, nonché film-maker che ha dedicato la propria vita, fino all’ultimo, ai bambini del campo profughi di Jenin.
Queste tre persone sono state uccise a causa del proprio lavoro negli ultimi quindici anni, e per nessuno di loro sono stati individuati i colpevoli.

teatro clandestino verona

Andare a teatro può essere una piccola avventura

Gli affezionati di Fucina già lo sanno. Non è la prima volta che vi proponiamo uno spettacolo fuori dalle pareti della nostra casa, il Teatro ex Centro Mazziano di Verona. Già nel 2016 una delle nostre produzioni più apprezzate dai veronesi, lo spettacolo al buio Cecità, ha ricreato la storia del romanzo di Saramago, che gli spettatori hanno vissuto bendati, nello spazio suggestivo di Forte Sofia, un forte austriaco sulle colline della città.

Entrare in un altro mondo

Il Teatro Clandestino va anche oltre. Agli spettatori non è stato rivelato nulla, né il luogo dello spettacolo né il contenuto, fino alla mattina stessa del 21 aprile 2018. L’evento, che ha registrato il sold out spingendoci a programmare una replica speciale aggiuntiva, è iniziato quando gli spettatori hanno ricevuto un sms che spiegava loro di farsi trovare all’ora convenuta “tra le nuvole”, di cercare una ragazza con in mano un fiore rosse e di portare con sé una parola chiave. Niente di facile quindi, come spesso accade negli spettacoli di Fucina, eventi in cui gli spettatori hanno imparato ad aspettarsi di tutto, ma soprattutto ad uscire dalla propria quotidianità per diventare loro stessi protagonisti ed essere catapultati in un altro mondo.

La tipografia clandestina di Werkman

Una volta riusciti a raggiungere il luogo dello spettacolo clandestino, hanno scoperto che questo era il co-working Lino’s Type in centro storico. Si sono ritrovati in uno spazio singolare, in penombra, protetto da saracinesche abbassate dove si intravedevano fotografie, stampe, macchinari d’altri tempi. Qui, è stato spiegato loro che grazie alla loro presenza clandestina, avrebbero potuto assistere ad un evento spazio-temporale unico, l’evocazione della tipografia di Hendrik Nicolaas Werkman, impegnato in pubblicazioni clandestine nella città di Groningen, durante il regime nazista. Qui, hanno potuto vedere all’opera il simpatico fantasma di Werkman, il giovane Alessandro Bombieri, che proprio a Lino’s Type ha imparato e trasformato nella sua professione le antiche tecniche di stampa tipografica.

> Leggi l’intervista ad Alessandro Bombieri, stampatore

Una foto per non diventare invisibili

Dopodiché, spostandosi tra gli spazi inusuali del co-working hanno ascoltato la storia di Ziba (Anna Benico), la fotoreporter arrestata a causa delle foto che stava scattando fuori dalla prigione di Evin, alle porte di Teheran. Ziba era rientrata nella propria patria, l’Iran, dopo una vita passata tra il Canada, dove aveva ricevuto la doppia cittadinanza, e il resto del mondo, per fare il proprio lavoro: fotografare i deboli, gli oppressi, le vittime di ingiustizia.

“Per questo ho scelto la fotografia. Una volta impressa sulla pellicola, la luce riflessa sulla persona passata in quel momento davanti all’obiettivo, la sua sagoma, la sua realtà diventa irrinnegabile”.
da La Verità non si uccide, di Sara Meneghetti

> Qui il sito della fondazione dedicata a Zahra Kazemi, dove è possibile vedere alcune delle fotografie da lei scattate

Zahra Ziba Kazemi
Anna Benico di Scena Machiavelli - Teatro Clandestino

Il teatro della libertà

Gli spettatori si sono poi spostati, in soli pochi passi, nel centro di Jenin, uno dei più grandi campi profughi della Palestina. Qui Juliano Mer-Khamis (Stefano Zanelli) ha spiegato come, seguendo le orme di sua madre, ha deciso di fondare un teatro per aiutare i ragazzi e i bambini a trovare un linguaggio alternativo alla violenza della lotta jihadista per portare all’attenzione del mondo e del proprio popolo la loro istanza di libertà. La cosa che ci ha subito attratto di questo attore e regista è il suo credere nell’arte come modello di cambiamento sociale.
Juliano, che si definiva al 100% palestinese e al 100% ebreo, essendo nato da genitori di nazionalità diverse ma uguale visione, è stato ucciso pochissimi anni fa da un uomo con il volto coperto. Gli spettatori del teatro clandestino sono stati suoi allievi per un po’, parte di quel Freedom Theatre che ancora oggi vive, e fa del teatro la propria strada per la formazione, la consapevolezza, l’auto affermazione.

“Tutti gli animali sono uguali. Ma alcuni sono più uguali degli altri”
George Orwell, La fattoria degli animali (una delle ultime opere teatrali messe in scena da Juliano con i propri allevi)

> Qui il sito del Freedom Theatre di Jenin
> Qui un bel ritratto di Juliano Mer-Khamis scritto da Edoardo Crisafulli

La verità non si uccide

La terza storia del Teatro Clandestino è quella di Natalja Estemirova, attivista cecena che aveva lasciato il proprio lavoro come insegnante per raccontare gli abusi dell’esercito russo e dei guerriglieri ceceni sulla popolazione civile durante e dopo le due guerre cecene.
Natal’ja era amica e collega di Anna Politkovskaya, con cui ha collaborato su molti casi di rapimenti e omicidi altrimenti passati sotto silenzio. Natalja è stata uccisa tre anni dopo Anna, probabilmente dagli stessi mandanti. Nessuna di loro ha ancora ottenuto giustizia per il proprio assassinio.

> Qui il sito Committee to Protect Journalists un osservatorio che documenta dal 1992 i giornalisti uccisi in tutto il mondo

“La verità non si uccide”
Natalja Estemirova

Natalja Estemirova
Sabrina Carletti attrice di Scena Machiavelli - Teatro Clandestino

L’idea di La verità non si uccide, frase pronunciata da Natalja mentre era ancora in vita, è nata anche grazie ad un incontro con un reporter indipendente che, come i suoi colleghi protagonisti di questo spettacolo, non ha paura di raccontare storie scomode o pericolose. Giorgio Fornoni, che non ha potuto essere presente la sera dello spettacolo, ci ha concesso di proiettare uno dei suoi reportage all’interno del quale sarà possibile ascoltare in prima persona le voci di Anna Politkovskaya e Natalja Estemirova, da lui stesso intervistate.

> Qui il reportage “Giornalisti russi di prima linea” sul sito di Giorgio Fornoni

I personaggi a cui il Teatro Clandestino ha dato voce non sono eroi, non hanno colonizzato le prime pagine dei giornali, hanno semplicemente fatto ognuno il proprio mestiere, senza enfasi, né sentendo il bisogno di fare self branding.

Sono morti per la verità, ma il loro lavoro, tenace e silenzioso, è sopravvissuto.

daniele lasta

Il pianista Daniele Lasta, dalla break dance alla musica romantica.

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Daniele Lasta, classe 1999, ha uno sguardo intelligente e una riservatezza elegante che è qualcosa di più che modestia. Diciamo che è proprio una fatica fargli spiegare (per i non addetti ai lavori) che è stato appena ammesso in un’importante accademia, l’Accademia Pianistica Internazionale di Imola, senza avere preso prima un Diploma in Conservatorio, eccezione che le Accademie fanno per pochi talenti.

Come hai iniziato a suonare?

Io facevo break dance, ascoltavo musica pop, autori americani come Eminem. Poi mio padre mi ha regalato una tastiera e suonando, all’inizio da solo, ho scoperto la musica classica.

E ora cosa ascolti?

La musica contemporanea mi piace perché è fresca e sincera. Ma ascoltando musica classica si percepisce questo grande messaggio, che non dipende dall’epoca in cui è stata scritta.

Quale musica preferisci?

Ho un debole per i romantici, ma anche nel novecento sono state scritte moltissime cose interessanti, nel ‘900 la musica esplode in un caleidoscopio di punti di vista.

I tuoi coetanei ti contestano mai che la musica che ascolti sia complessa?

La musica classica è più complessa della musica moderna. E’ più ricercata, c’è una raffinatezza nel linguaggio, e il fine è diverso.

In che senso?

La musica moderna è da fast food, se ne sfornano tantissime, più mirate al commercio, e porta messaggi più freschi, legati a momenti emotivi. Mentre nella musica classica, o nella musica romantica, si cerca di entrare nell’animo umano, è molto più profonda. Questi sono autori che non passeranno mai di moda. Se la gente li amava nel 1800 li amerà anche nel 2050.

Una cosa che ho sempre ammirato nei pianisti è che mi sembra debbano avere due cervelli. C’è qualcosa di  vero?

E’ un po’ vero, se devi controllare quello che hai sotto le dita, che già è molto, è vero anche che bisogna controllare tantissime altre cose. C’è un lavoro di immaginazione da fare, che è molto di più di quello che si ha sotto le mani.

Avendo iniziato da autodidatta, com’è stato il tuo approccio alla partitura?

Ci vuole anche la tecnica. Sembra strano ma è da considerare come un lavoro vero e proprio. Se un operaio fa otto ore al giorno un pianista dovrebbe riuscire a farne otto. Io considerando la scuola riesco a suonare cinque ore al giorno.

E la vita sociale?

Se si ha spinta vitale si riesce a fare un po’ tutto.

La tua prima esperienza con un’orchestra è stata con l’Orchestra Machiavelli. Com’è andata?

E’ andato tutto molto bene, è stato molto bello, nonostante avessi avuto un imprevisto, una tendinite.

E come hai fatto?

Ho studiato a mente per un mese, e poi le ultime due settimane ho rimesso le mani sul pianoforte.

Adesso quali sono le tue prossime tappe?

Voglio lasciare spazio al mio repertorio, cerco di ampliarlo, studio più che posso. Quindi per il momento non sto partecipando a molti concorsi, per quelli devi essere bello impacchettato. Probabilmente dall’anno prossimo.

Sabato prossimo in Hey, Mrs. Stein, suonerai con il quintetto di fiati dell’Orchestra Machiavelli. Cosa suonerai?

Suonerò dei brani di Chopin, di Satie, e un sestetto di Poulenc. Non mi è mai successo di suonare in sestetto con dei fiati, dei fiati così bravi tra l’altro. La cosa interessante per il pubblico sarà vedere come da Chopin si può arrivare ai compositori di inizio novecento. Dentro queste musiche c’è un fermento di idee nuove legate alla Parigi di quegli anni.

Speriamo di rendere quel fermento.

 

Emanuele Aldrovandi drammaturgo

Emanuele Aldrovandi, vita di un drammaturgo nel ventunesimo secolo.

By | nuova drammaturgia, Stagione 17.18, Teatro | No Comments

Due chiacchiere con Emanuele Aldrovandi, da drammaturgo a drammaturga.

Lo becchiamo al telefono, tra una galleria e l’altra, mentre è sul treno da Reggio Emilia per Pesaro, e iniziamo subito a farci gli affari suoi. Perché Pesaro?

Sto andando ad un primo incontro per fare una drammaturgia per un museo, sarà una cosa che non si vedrà in scena, un lavoro particolare.

Cosa stai facendo in questo periodo?

Ho appena fatto a Milano Isabel Green, un monologo scritto per Serena Sinigaglia con l’attrice Maria Pilar Pérez Aspa che è stato in scena all’Elfo, ha fatto il tutto esaurito e stanno pensando di replicarlo.

Poi alcuni dei miei testi stanno ancora girando l’Italia. Homicide House sarà a giugno al Franco Parenti, quindi torna a Milano. Un’altra soddisfazione è che Allarmi, un testo fatto due anni fa per Ert messo in scena a Modena e Bologna ora sarà tradotto in diverse lingue, in Spagna, a Tolosa, e nella prossima stagione in Polonia e Slovenia. E’ bello il fatto che viva anche fuori dall’Italia. Forse la tematica, dato che il testo parla dei neo fascismi, è particolarmente attuale oggi in Europa.

Tra gli altri progetti ultimamente ho scritto e diretto un cortometraggio, ora stiamo finendo il montaggio e tra poco sarà pronto e ho in progetto di farne altri. Ma i progetti in cantiere sono ancora tanti.

Sembrerebbe quindi che tu riesca a vivere del tuo lavoro di drammaturgo.

Sì, assolutamente, poi ho anche iniziato a insegnare in Paolo Grassi. Insegno al primo anno, mi sento molto responsabilizzato. Ma oltre al peso della responsabilità c’è anche la soddisfazione personale. Lo so che è incredibile ma riesco a vivere di tutto questo, facendo tante cose, testi ma anche traduzioni, ad esempio ho appena tradotto Trainspotting e Tamburi nella notte di Brecht per l’Elfo.

Raccontaci il tuo percorso, come sei arrivato alla scrittura teatrale?

Ho sempre scritto, anche prima, durante l’Università, racconti romanzi, poi ho fatto un corso di teatro con MaMiMò (compagnia che gestisce il Piccolo Teatro Orologio di Reggio Emilia ndr) e ho visto che questo linguaggio mi piaceva. Ho iniziato a farlo con degli amici, in modo amatoriale ma con tanto divertimento. Quindi già durante l’ultimo anno di università mi sono iscritto all’Accademia (la Scuola Civica di Teatro Paolo Grassi). Dal terzo anno di accademia ho iniziato a lavorare con Mamimò, poi ho vinto qualche premio (Giusto qualcuno: in pochi anni Emanuele ha vinto tutti i più prestigiosi premi di drammaturgia in Italia, dal “Premio Pirandello”, al “Premio Hystrio”, al “Premio Riccione Pier Vittorio Tondelli”), e questo ha aiutato a farmi conoscere e a lavorare anche con altre persone.

In sostanza sono dieci anni che non faccio altro. Prima da studente e poi da lavoratore precario.

Questo è bello, significa che c’è richiesta, c’è pubblico che ha voglia di teatro.

Sì, ma non è così semplice. C’è pubblico giovane che ha voglia di cose nuove che raccontino la contemporaneità, come linguaggio, come visione del mondo. Però ci sono ancora dei problemi. Un po’ il teatro sta andando incontro a questa esigenza del pubblico di avere nuove storie, ma ci sono anche tante sacche di staticità che allontanano gli spettatori. Nelle grandi città come Milano, Roma, Firenze c’è attenzione alla proposta culturale. Ma ci sono tante città di provincia dove si fanno solo classici rivisitati o star della televisione, e questo è un problema perché non educa il pubblico.

Bisognerebbe arrivare ad avere autori nuovi anche nelle stagioni di provincia con gli abbonati. Io credo che anche loro si divertirebbero, ma c’è il timore da parte di chi programma che la serata rimanga vuota. Appena ti sposti nelle città di provincia ci sono luoghi inarrivabili per le giovani compagnie.

A Milano, in teatri come l’Elfo Puccini o il Piccolo al Parenti, fanno qualche classico ma anche cose contemporanee. E il pubblico apprezza.

Con MaMiMò è da vari anni che lavorate sul territorio in questa direzione.

Io non partecipo direttamente a creare la stagione teatrale, ma la compagnia sta facendo un lavoro fantastico, la stagione di quest’anno è bellissima e il teatro è sempre pieno, qualcuno resta anche in piedi o rimane fuori. E’ un’isola felice.

E’ giusto lavorare sul territorio a livello di progettazione. Poi, per quanto riguarda le produzioni è bello che gli spettacoli vengano visti da più gente possibile. Io spero sempre che i miei testi raggiungano il maggior numero di persone possibili. I nostri coetanei inglesi e francesi ci sono. Perché noi no? Solo perché siamo in paese culturalmente arretrato?

homicide house

Foto da Homicide House, in scena in Fucina il 10 febbraio 2018.

 

Quali sono i temi che ti interessa di più raccontare?

Nei miei testi non c‘è un filo conduttore, vorrei sempre toccare temi diversi. Il filo conduttore piuttosto è lo sguardo. E anche questo vorrei cambiare, o forse cambia inevitabilmente. Mentre cambia l’autore cambia il modo in cui guarda le cose. Sto scrivendo un sacco di cose di cui non saprei dire qual è il tema. Lo sguardo che se fossi io spettatore mi farebbe riflettere sulla nostra realtà, parlare dell’uomo l’ha già fatto Shakespeare, ogni epoca però ha il proprio linguaggio.

Quindi non lo so, adesso vorrei fare una cosa sull’ambiente. Mi piacerebbe cambiare linguaggio e codice, ad esempio toccando il cinema, lì facendo anche il regista mi devo porre anche una serie di problemi, di interrogativi e di stimoli diversi.

Vorresti dire qualcosa a chi verrà a vedere Homicide House?

E’ stato un progetto molto felice. Non so se è una parabola o una dark comedy, io cerco di non definirla. Mi interessava chiedermi quali sono i valori della nostra epoca o quali non sono, ma farlo anche in maniera divertente e inaspettata.

Riccardo Pippa, regista veronese e il teatro dei gordi

La parola al regista veronese. Riccardo Pippa, le maschere e la nuova drammaturgia.

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La rassegna di teatro 2017-1018 #PaesaggiUmani in Fucina Culturale Machiavelli prosegue e, dopo il debutto con la produzione interna della compagnia Scena Machiavelli, inaugura con un regista veronese una teoria di spettacoli accomunati da un elemento di conterraneità. Diverse saranno le compagnie teatrali veronesi in cartellone, accanto a spettacoli di compagnie provenienti da tutta Italia, ma con un artista di Verona, spesso trapiantato altrove durante o dopo gli studi.

 

E’ il caso di Riccardo Pippa, regista veronese e coautore di Generazione Disagio, collettivo di artisti presente per il secondo anno a fila in Fucina. Riccardo è autore e regista, laureato al Dams di Bologna e diplomato in regia alla Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi di Milano, come assistente alla regia ha collaborato con Gabriele Vacis, Cesare Lievi, Renato Sarti, Ferdinando Bruni e Elio De Capitani.
Questo gennaio torna a Verona, in Fucina Culturale Machiavelli con la sua compagnia, il collettivo Generazione Disagio. Dopo il sold out del 2017, ripropongono Dopodiché stasera mi butto e il suo ideale sequel, Karmafulminien.  Noi di Fucina incontriamo Riccardo per farci raccontare qualcosa della sua vita teatrale.

Riccardo tu adesso vivi a Milano, di cosa ti stai occupando in questo periodo?

Ho appena concluso un lavoro su un monologo comico con Rita Pelusi. A Milano collaboro con diverse compagnie, in particolare Generazione Disagio e il Teatro dei Gordi, mentre a Verona lavoro come insegnante di teatro (Riccardo insegna presso la scuola Granbadò, diretta da Alberto Bronzato ndr). ma al momento non ho collaborazioni artistiche. In generale, i progetti che mi stanno a cuore adesso sono le produzioni indipendenti.

Diamoci un lessico comune, cosa intendi per produzioni di teatro indipendenti?

Sono solitamente progetti senza alcun tipo di commissione esterna, in cui scelgo io il gruppo di lavoro e quello su cui mi piace lavorare. Hai la libertà di non seguire le scadenze, le ricorrenze varie. L’insegnamento mi fa stare tranquillo, così artisticamente sono più libero. Quello che ora mi interessa di più è lavorare su nuove drammaturgie, anche se non escludo di trovare dei testi che possano accendermi.

Che progetti hai per il prossimo futuro?

Con il Teatro dei Gordi la nostra ultima produzione era un lavoro di teatro di figura sulla maschera, e ci piacerebbe lavorare in continuità con l’anno scorso. Useremo sempre le maschere ma, a differenza di Sulla Morte senza esagerare, non escludo anche l’uso di parole. In quello spettacolo il momento della morte, del trapasso, i personaggi si toglievano la maschera, quasi a svelare l’anima, mentre mi piacerebbe ora provare ad accostare la presenza di personaggi in maschera e senza maschera all’interno dello stesso spettacolo. Il linguaggio ci interessa molto perché, nonostante qui sia legato ancora troppo spesso al teatro ragazzi (anche se la cosa si sta evolvendo), ha un respiro internazionale.

Siete già riusciti a distribuirlo fuori dall’Italia?

Non ancora, siamo stati a Lugano, ma la considero un’estensione dell’Italia. Non è semplice, ci vuole tempo per costruire dei contatti. Per la prossima produzione saremo coprodotti dal Teatro Franco Parenti di Milano, e forse la loro capacità distributiva si sommerà alla nostra.

Domanda che poniamo a tutti gli artisti ospiti nel nostro blog: qual è nella tua carriera il rischio più grande che hai corso?

(Riccardo esita, è una domanda difficile, ndr). Potrei rispondere in modo troppo facile che ogni spettacolo è una sfida. Ma vado con il lavoro con Matteo Spiazzi (attore veronese, ndr) quando siamo stati al Teatro Nazionale Gorkij di Minsk a lavorare con attori bielorussi su uno spettacolo di commedia dell’arte. Matteo faceva improvvisare gli attori con un metodo che loro non conoscevano, e a cui non erano abituati, il rischio era grande perché non c’era certezza di arrivare a un risultato, e per rassicurare gli organizzatori ho dovuto millantare una sicurezza che non avevo. Poi, nel giro di 10 giorni ho dovuto scrivere e chiudere un testo con 8 personaggi, e questa urgenza ha prodotto uno spettacolo efficace.
Negli ultimi anni mi è capitato spesso di caricarmi sia la responsabilità drammaturgica che quella registica e, quando fai un’operazione del genere, stai scommettendo molto. E’ un brivido ogni volta ma per me fa parte del lavoro, ho bisogno di mettermi in una condizione difficile per creare. Non succede mai in modo sereno. La bellezza la apprezzo più nel ricordo che nel momento presente.
riccardo pippa e generazione disagio
ex centro mazziano

La memoria del Centro Mazziano di Verona

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La storia dell’ex Centro Mazziano

Quando nel 2015 noi di Fucina Culturale Machiavelli abbiamo ristrutturato e ricevuto in eredità le pareti di questo luogo, il cinema Centro Mazziano di Verona, avevamo capito che queste pareti, pur abbandonate da anni, avevano una storia lunga e intensa, fatta di arte e di confronto politico e sociale. Essendo troppo giovani, non sapevamo però nulla di quella storia, e abbiamo deciso di prenderci del tempo per conoscerla e, almeno per sommi capi, raccontarla anche a voi. Abbiamo quindi avuto il piacere di fare una chiacchierata con don Domenico Romani, sacerdote, fondatore del Centro Mazziano.

Poltrone di legno e film introvabili

Il Centro Mazziano inizia a diminuire la sua attività circa 15 anni fa, per insufficienza di fondi, perché i costi della distribuzione cinematografica si fanno sempre più esosi, e perché con la mancanza di alcune persone chiave e del servizio degli obiettori di coscienza ha dato un colpo alla macchina organizzativa dal quale è stato difficile riprendersi.
Tante persone ricordano questo luogo con le sue poltrone di legno per le proiezioni altrimenti introvabili di film d’essai, di interminabili, interessanti e talvolta accesi dibattiti che però non travalicavano mai i toni di un confronto civile e rispettoso.

Ed è proprio di questo che ci parla don Domenico, prima ancora che dei film e delle proiezioni, di una tavola, dove discutere e confrontarsi, con il sacrosanto diritto di essere ascoltati.

Un luogo di cultura nella Verona degli anni ’70

Il Centro Mazziano nasce nel 1974, da un’iniziativa presa nel 1969 dalla Pia Società di Don Mazza, che, coinvolta nel delicatissimo compito dell’educazione scolastica, si è trovata a doversi confrontare con un mondo che dopo il concilio Vaticano II e il 1968 non era più lo stesso, ne’ sul piano civile, ne’ sul piano religioso. Erano gli anni dei preti operai, dell’eterna contrapposizione tra PCI e DC, gli anni che hanno preceduto le ore buie degli attentati politici e della lotta armata di BR e NAR. L’istituzione educatrice di matrice religiosa ha dovuto perciò adattare metodi e presupposti del suo sistema a questo nuovo mondo e questo nuovo fermento, e l’ha fatto coinvolgendo i principali attori dell’epoca: le associazioni e soprattutto i sindacati. Erano coinvolti CGIL, CISL, FEDERLIBRI, gli Scout, il Cuam (centro per l’america latina missionaria, oggi CUM), e tutti quei cittadini che, pur non appartendo ad un’organizzazione avevano desiderio di partecipare alla discussione.

Una continua tavola rotonda, alimentata dai film d’essai

Corsi e tavole rotonde avevano come focus gli argomenti più disparati (economia, teologia, ecologia, arte), ma sempre con un grande senso civico di responsabilità e confronto, e non sottostando mai ad indottrinamenti, cercando sempre un confronto costruttivo per tutti. Il Centro Mazziano di Verona era un’organizzazione democratica formata da laici, il suo direttivo veniva eletto da tutti i soci ogni 2 anni. Il cinema, nella forma di cineforum, è stato concepito da subito come una forma di diffusione culturale per la città, con la proiezione di film d’essai commentati da professori universitari, ma anche come forma di autofinanziamento per tutta l’attività sociale e formativa che il centro proponeva ai cittadini.

Il teatro, costruito nel 1965, è diventato sede della rassegna del 1974, ha chiuso definitivamente per ristrutturazione nel 2011 e dal 2015 è stato riaperto per dare voce ad una generazione di artisti e cittadini, quella tra i 20 e i 40 anni, che altrimenti difficilmente avrebbe avuto voce.

Un posto dove poter parlare ed essere ascoltati

Era un luogo dove si poteva parlare liberamente, sapendo di essere presi in considerazione e ascoltati, un luogo di crescita per tutti. Sapendo che i presupposti e i linguaggi sono cambiati, ci piace pensare che questa eredità continui tra queste pareti, che questo luogo, deputato da subito alla crescita della cittadinanza, continui oggi il suo compito.

Oggi, dopo due anni di attività come teatro e sala da concerti, lo spazio del vecchio Centro Mazziano di Verona torna a ospitare gli amanti del cinema, con la nuova rassegna #Paesaggivisivi – Operaforte alla Fucina, nata grazie alla collaborazione di Ippogrifo Produzioni, già organizzatore della rassegna estiva Operaforte al forte S. Caterina di Verona.

cinema ex centro mazziano

La sala proiezioni del cinema ex Centro Mazziano di Verona.

Andrea Cimitan aka NME

Dalla strada all’incontro con un’orchestra, NME ci racconta come è diventato beatboxer

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Il concerto d’inaugurazione della terza stagione di musica di Fucina Culturale Machiavelli, #PaesaggiSonori, si intitola Suburbia Symphony e ha come filo conduttore la strada. Tra i brani eseguiti il prossimo 18 novembre, insieme a Boccherini, Barber e Copland, ci sarà il Concerto per Beatbox, Lukasz e Orchestra, scritto per l’occasione da Stefano Soardo.
NME ci racconta come è diventato beatboxer e perché.

Conosciamo meglio uno dei nostri solisti.

Si chiama Andrea Cimitan, aka NME, è nato a Treviso ed è giovanissimo. A soli 19 anni ha già vinto il suo primo contest europeo, in Polonia, nella categoria Loopstation. A novembre sarà protagonista di un concerto che lo vede esibirsi con un’orchestra d’archi, l’Orchestra Machiavelli, in un concerto scritto apposta per lui da Stefano Soardo, all’inaugurazione della terza stagione di musica e teatro di Fucina Culturale Machiavelli, a Verona.

Andrea, raccontaci come ha iniziato a fare beatbox.

Ho cominciato circa 8 anni fa. Ero nel mio periodo Michael Jackson, ho visto il video di questo beatboxer che faceva Billie Jean e sono impazzito: come cavolo si fa? Devo imparare. Poi ho scoperto che anche Michael Jackson era beatboxer, si era creato un suo stile.

Così ho iniziato a riprodurre i primi suoni di batteria: grancassa, rullante, piatti. Ma non ho approfondito la cosa fino a qualche anno dopo, quando ho iniziato a scoprire che questa è una vera e propria arte, attorno alla quale esiste anche una community. E ho iniziato sul serio.

Insieme ad altri ragazzi di Treviso abbiamo creato un gruppo, ci chiamavamo i BEATUBER. Insieme abbiamo fatto i primi eventi e contest in giro.

In giro dove?

All’inizio feste studentesche, qualche locale, poi abbiamo organizzato anche eventi insieme a Broke e a Puppet family (scuola di ballo ndr). Poi il gruppo si è sciolto e sono entrato in gioco con Italian Beatbox Family. Sono entrato inizialmente come membro e poi anche nel direttivo, e ho conosciuto beatboxer da tutta la penisola. Nei primi contest ho iniziato a farmi un buon nome e quest’estate sono stato in Polonia, al World Beatbox Camp  festival alla sua prima edizione. L’evento propone diverse competizioni aperte al pubblico, con beatboxer da tutto il mondo, compresi quelli di fama internazionale.

Qui sono riuscito a passare le selezioni in tutte le categorie, sono arrivato in finale su due categorie e ho vinto la categoria LOOPSTATION. E’ stato un bel traguardo perché era la prima volta che un beatboxer italiano riusciva ad arrivare in finale e vincerla.

Quindi adesso ti stai concentrando sulla Loopstation?

È la cosa su cui lavoro di più ultimamente, espande la mia arte. Permette di comporre musica dal vivo sulla base della tua voce e della tua musica. Ti mette in gioco con la voce, oltre che con la percussione vocale. E richiede anche qualche competenza sull’armonia, sulla composizione. Ho appena fatto il video entry per la selezione della vera competizione internazionale di Loopstation.

 

 

https://www.youtube.com/watch?v=2tH7wYOEYo4

Quali sono le altre categorie di beatbox?

La categoria SOLO è la categoria base: sei tu, microfono e pubblico, in contest con un altro beatboxer, votati da una giuria composta da campioni. Poi ci sono le categorie TAGTEAM, in coppia, e TEAM, dai 3 ai 5 elementi.

Immagino sia importante essere molto affiatati.

Certo, ma in più per le battle solitamente ci si prepara lo show da due minuti, durata del round. L’affiatamento è fondamentale, ma anche la preparazione conta.

Cos’è la cosa che più ti attira del beatbox?

Il beatbox è un’unione tra la musica e le lingue. Mio papà mi ha fatto ascoltare tanta musica (classica, jazz, ma anche Branduardi, Battisti) e ascoltare tante lingue diverse. Capitava che chiedesse a qualche suo amico straniero di stare con me e parlarmi nella sua lingua. Ho sempre avuto facilità nell’apprendere le lingue e ho sempre avuto un ottimo orecchio musicale. Il beatbox è una fusione di entrambe le cose. E’ una forma di espressione che prevede un movimento come se stessi parlando. Stanno facendo studi ad Harvard a questo proposito: i metodi di apprendimento che si innescano e gli automatismi che si mettono in atto nell’esecuzione (non sto a pensare come muovo la bocca o come dico la erre) sono gli stessi nel bambino che impara una lingua. E’ tutta questione di entrare nel flow, come quando parlo non mi concentro sulla pronuncia delle parole ma sto nel discorso, nel senso del discorso, così quando faccio beatbox non sto a concentrarmi sula parte esecutiva ma entro nel flow, che mi viene naturale.

La scelta del beatbox all’interno di questo concerto nasce dal legame di quest’arte con la strada. Anche per te c’è stato questo legame?

Sì, le prime esibizioni, le prime volte in cui ho dimostrato che sapevo fare beatbox, sono state le situazioni insieme agli MC’S, i rapper freestyle che facevano contest per le strade e avevano bisogno di qualcuno che gli facesse da base musicale. Questa è una cosa importante perché oggi a volte i ragazzi iniziano direttamente dai video di youtube, che però rischiano di limitarti per quanto riguarda la potenza del suono. Se inizi dall’accompagnamento invece ti concentri sulla potenza, acquisti controllo sul respiro.

Il 18 dicembre farai beatbox insieme a un’orchestra classica, l’Orchestra Machiavelli. Cosa ti aspetti da Suburbia Symphony?

Mi aspetto una gran figata. Non mi sono mai messo seriamente a studiare musica quindi all’inizio non è stato semplice, non ho mai visto il mio beatbox scritto su un pentagramma, ma credo sarà molto interessante, anche perché è una sperimentazione fatta pochissime volte, e mai qui in Italia. Spero anche il pubblico resti affascinato.

Ultima domanda, che facciamo a tutti gli artisti: qual è stato il rischio più grande che hai corso?

E’ stato durante la finale di questo contest in Polonia: ho rappato in Italiano. Tutta la costruzione con la loopstation era venuta molto bene e piaceva, ma rappare in italiano era un azzardo. Appena ho iniziato hanno cominciato tutti a impazzire, a fare pogo assurdo, di quello  spacca caviglie strappa magliette, anche se non capivano niente il flow era giusto. Era l’ultimo round dell’ultima battle.

suburbia-symphony

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Suburbia Symphony

 

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Nell’estate 2017 di Verona torna Cecità spettacolo al buio.

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Quest’estate torna a gran richiesta lo spettacolo teatrale che vi ha fatto emozionare con gli occhi chiusi! Dopo il successo del suo debutto ci è sembrato giusto riproporre a Verona per l’estate 2017 lo spettacolo di teatro contemporaneo di Fucina Culturale Machiavelli!

CECITA’
uno spettacolo al buio

di Fucina Culturale Machiavelli
liberamente ispirato al romanzo di J. Saramago
1-2 luglio
Forte Sofia
repliche alle ore 18, 19, 21, 22
posti limititati, necessaria la prenotazione
 
Cecità
di Sara Meneghetti
regia Alice Grati
musiche originali Stefano Soardo
scene Marilena Fiori
con Anna Benico. Sabrina Carletti, Mirko Segalina, Stefano Zanelli
 
Cosa accadrebbe se il mondo all’improvviso diventasse cieco?
Da questa domanda parte José Saramago, che nel suo romanzo distopico racconta un’epidemia di mal bianco e il modo in cui gli uomini e la società reagiscono. L’idea cardine dello spettacolo è di immergere fisicamente lo spettatore nella storia, facendolo diventare protagonista e costruendo quello che è un percorso di discesa e risalita, di scoperta dell’inferno e purificazione, in cui tutti i sensi sono coinvolti. Le voci degli attori guidano e accompagnano, raccontano e fanno rivivere.
Ad ogni spettatore resta il compito di completare tutto ciò che non possono vedere con l’immaginazione.
 
Le repliche permettono un numero limitato di spettatori per volta, quindi è importante prenotare: scrivici a biglietteria.fcm@gmail.com 
 
Biglietti
€ 15 intero
€ 12 ridotto under 30-over 65
 

Forte Sofia - vista dall'alto

Forte Sofia è un forte austriaco dall’architettura suggestiva che si trova sulle colline di Verona, gestito da un’associazione di giovani fortissimi e “innamorati di Verona”, come loro si definiscono, che se ne prendono cura e lo tengono aperto.

 
Per la struttura del luogo consigliamo per lo spettacolo un abbigliamento comodo e caldo, da evitare i tacchi!
Lo spettacolo si terrà anche in caso di pioggia.
Per tutte le foto e il backstage segui l’evento sulla nostra pagina Facebook.
 
Giochi da camera

# Giochi da camera è la rassegna di musica da camera di Fucina Culturale Machiavelli

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# GIOCHI DA CAMERA

La nuova rassegna di musica da camera (e non solo) di Fucina Culturale Machiavelli

Nel mese di maggio Fucina Culturale Machiavelli, grazie al sostegno di Fondazione Zanotto, e con il patrocinio dell’Associazione Giochi Antichi di Verona, organizzatrice del Festival Tocatì, propone una nuova combinazione esplosiva: una rassegna di musica da camera ad alto coinvolgimento di pubblico.

Tre appuntamenti di musica che si terranno mercoledi 17, 24 e 31 maggio, alle 18 presso il teatro di Fucina Culturale Machiavelli, a cui verranno affiancati altrettanti giochi tradizionali, da una gara a fionde a percorsi di biglie. I tre concerti, in orario aperitivo, coinvolgono giovani talentuosi musicisti e interessanti programmi.

Rincorsa e salti trio non è una variante del Twister, ma il primo dei tre concerti, che vede un trio di fiati, Rebecca Maria Saggin all’oboe, Maria Laura de Pace al flauto e Filippo Avesani al clarinetto, eseguire musiche di Arnold, De Wailly, Andriessen e Holst, mentre il pubblico verrà coinvolto a sua volta da un gioco a dadi di story-telling collettivo, il più antico per eccellenza.

giochi da camera

Il 24 maggio Pietro Battistoni, Anna Camporini e Daniele Rocchi, ne Il Sonaglio, baroque trio, eseguiranno della buona musica salottiera per violino, violoncello e clavicembalo, accompagnando le note sul pentagramma con il gioco delle biglie. Musiche di Haendel, Boismortier e Platti.

Un tripudio di uccellini cinguettanti e amorosi tenzoni sarà invece l’ultimo appuntamento, il 31 maggio, che si accompagnerà al dimenticato, ma efficacissimo, gioco della fionda.

Il Trio delle Dame Ferraresi, i tre soprani Maria Clara Maiztegui, Sara Ricci e Cecilia Rizzetto e il clavicembalista Marcello Rossi, eseguiranno le musiche delle virtuose cantanti alla corte ferrarese del Cinquecento di Luzzasco Luzzaschi e del promettente compositore Alessandro Boratti.

Alla Fucina Machiavelli maggio è il mese della sperimentazione e degli accostamenti scherzosi, per non rinunciare alla primavera anche a teatro.

Biglietti: € 7 Intero
€ 5 Ridotto Under 35, over 65, Univr, Conservatorio

Alessio Manega compositore

Scrivere musica come progettare un edificio.

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Chiacchieriamo con il giovane compositore Alessio Manega, classe 1990, che ha collaborato con Fucina Culturale Machiavelli scrivendo un pezzo originale eseguito in prima assoluta il 29 aprile 2017 dall’Orchestra Machiavelli all’interno del concerto Pulcinella, accostato al celebre balletto di Stravinskij. Alessio ci parla di cosa significa per lui scrivere musica.

  • Ciao Alessio, parlaci di te, come sei arrivato alla composizione?

Ho iniziato a 13 anni con la chitarra, inizialmente classica poi elettrica. Quando ho iniziato il liceo a Verona, ho deciso di iscrivermi al conservatorio, ma dato che volevo approfondire il discorso musicale a livello teorico oltre che pratico ho fatto questa scelta avventata e quasi causale della composizione.

Non sapevo cosa fosse composizione, poi si è rivelata una scelta azzeccata. Mi è sempre piaciuto creare, ho scelto il liceo artistico. Ho approfondito la parte creativa della musica.

  • Che musica ascolti? Purista della classica o anche pop?

Ascolto tutto quello che c’è di buono. Sia classica che pop. Poi oggi si è abbastanza costretti. Se uno accende la radio non può scegliere, gli viene imposto, quindi ascolto di tutto di più. Cerco di avere un’apertura a 360 gradi, non ho generi particolari preferiti, anche perché il compositore di oggi deve districarsi tra più settori: cinema, classica, pop, e avere un orecchio allenato ai vari generi.

  • Dove prendi la tua ispirazione?

Ogni volta che inizi un nuovo progetto, come in architettura, devi avere l’idea di fondo e i materiali, che possono essere le note o anche gli strumenti, e questi spesso sono dati dal committente.

L’ultimo lavoro che ho scritto per l’Orchestra Machiavelli, ad esempio, aveva un organico dato, quello del balletto Pulcinella di Stravinskji (ndr), e anche un tema: la città di Napoli. Il pezzo si intitola Maschere. Ho costruito un brano in due movimenti, un adagio e un allegro, prendendo i temi da due compositori napoletani Alessandro Scarlatti e Domenico Scarlatti: si chiama Maschere perché maschero i loro temi musicali, che vengono stravolti da me.

Poi ogni volta in base alle richieste dell’esecutore o della realtà musicale, cerco di assecondare i gusti o le richieste. Ma è sempre un prodotto mio. Scrivere musica è come costruire un edificio: progetto i materiali, il dove e il come. Poi, sono giovane, non ho vincoli ben definiti. Anzi i vincoli cerco di evitarli.

  • Pensi che questo potrà diventare un giorno la tua professione?

Ho ottenuto alcuni risultati, ho vinto alcuni concorsi e in quelle occasioni ho conosciuto persone che mi hanno commissionato dei pezzi. Per il momento il progetto sembra utopico ma si, ci credo. Come in tutti i settori uno si deve fare il mazzo, non posso ottenere le cose dal nulla. E poi bisogna volerlo davvero, ma credo che se una persona ha un obiettivo ben definito deve cercare di ottenerlo a tutti i costi.

  • Pensi che la società ti permetta di esprimere le tue capacità?

Viviamo in un mondo che non ha più le leggi prestabilite e i vincoli di una volta. Oggi ci si confronta a livelli mondiali quindi se non va bene qui potrebbe andare bene da altre parti. Se uno parte con la tristezza addosso meglio che cambi mestiere.  Anche se ammetto che non è un periodo ottimale. Ma anche i grandi del passato, ognuno di loro ha avuto le sue difficoltà, anche Mozart e Beethoven, è un dato storico.

  • L’estate scorsa sei stato vincitore del 1° premio Concorso internazionale “2 Agosto” di Bologna, con un pezzo che è stato registrato e trasmesso su Radio 3 e su Rai 5. Parlaci di questa esperienza.

E’ stata una bellissima esperienza. Era la prima volta che mi confrontavo con una realtà professionale di alto livello, un corpo di ballo, il vero mondo della musica. La giuria ha scelto i tre vincitori finali, poi il pezzo veniva eseguito e messo in scena da un corpo di ballo. Una bella soddisfazione.

  • Alessio, qual è il rischio più grande che hai corso?

Deve ancora capitare. Oggi ogni passo è calibrato. Penso parecchio. Ne vale la pena o non ne vale la pena?

  • E qual è stata la tua mossa vincente?

Nel caso di Bologna scrivere un pezzo in cui univo diversi generi e linguaggi musicali.

Bisogna essere flessibili nello scrivere musica. Io stesso voglio mettermi alla prova con linguaggi differenti, senza fossilizzarsi su quello che uno sa fare ma andare dove non si è pronti al 100%. Credo che questo dovrebbero fare tutti gli artisti, trovata la formula magica, questa ti porta a fare le solite cose e inaridisce anche la creatività.

     Grazie!

 

 

 

Quattro attori e un frigo. Intervista a Niccolò Matcovich, regista di Compagnia Habitas.

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Chiacchieriamo con Niccolò Matcovich, autore, dramaturg e regista diplomato alla Paolo Grassi e fondatore di Compagnia Habitas, in scena con il suo ultimo lavoro Surgèlami nella stagione 2016-2017 di Fucina Culturale Machiavelli.

  • Niccolò raccontaci com’è nata Compagnia Habitas.

In realtà è nata per sbaglio, io non conoscevo gnomo, che sarebbe Livia Antonelli ma io la chiamo gnomo, informalmente. Ci siamo incontrati Read More

andrea cosentino attore

Il teatro di Andrea Cosentino: la necessità del rischio e la libertà del clown.

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Andrea Cosentino ci risponde mentre va a teatro, stasera sarà spettatore.

Se utilizzo le parole sbagliate non le scrivi.

Non è possibile, perché tu sei anche drammaturgo in fondo, no?

Sì, drammaturgo di me stesso, per gli altri non scrivo. Generalmente poi non parto scrivendo ma improvvisando, la scrittura è un fatto postumo.

E qualcuno ti ascolta mentre improvvisi?

Sì certo, Andrea Franceschi, il mio regista, o meglio il mio primo spettatore. Mi dà una mano, come una sorta di levatrice, ma alla fine l’ultima parola ce l’ho sempre io.

Come anche per la scelta dei temi da affrontare…

Sì, anche quella è una cosa tutta mia, nessuno mi forza, anche perché mi prendo il lusso di fare uno spettacolo solo quando ne sento davvero l’esigenza. Cerco di tenermi lontano da quella trappola di fare uno o due spettacoli nuovi all’anno, tanto per rimanere su un mercato che comunque non c’è.

Primi passi sulla luna, ad esempio, è nato da un’esperienza di vita. E’ stata la prima volta che ho guardato in faccia il dolore. Sembrava che mia figlia avesse una malattia grave, ma per fortuna è stato un falso allarme e questo mi ha permesso poi di farci uno spettacolo, altrimenti non credo avrei potuto. Mi piace solitamente mescolare almeno due temi in ogni spettacolo, per non cadere nelle trappole della narrazione. Non mi piace avere un punto di vista da sostenere.

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E Not Here Not Now com’è nato?

Ero a Milano e ho partecipato a questo The Abramović Method, un’esperienza di circa due ore molto simile alla meditazione. Non era una male, ma la cosa che mi ha lasciato perplesso è stata l’operazione di apporre un logo a una disciplina millenaria, che non hai certo inventato tu.

Quindi da una parte c’è questa riflessione sulla verità e sulla non verità dell’arte, e dall’altra una voglia di prendere in giro dei vezzi dell’arte contemporanea, in cui sono ovviamente incluso anche io. Non si può fare satira se prima non la si fa su se stessi.

E poi c’era quella frase* sul coltello finto, che non ti era andata a genio.

Ecco, questa è la cosa più seria. Quella è una frase a effetto, sta bene nei post su facebook, quelli che strappano commenti tipo “Eh, vedi com’è profonda”. Ma poi se la giri, funziona uguale! La performance è semplice, il coltello è un coltello. Il teatro è complesso proprio perché il coltello è finto. Deve trovare gli artifici giusti per arrivare alla verità. Ma in maniera sottile. C’è tanta presunta verità spiattellata, in giro.

Parliamo di te. Hanno provato in diversi modi a definire il tuo stile, hanno parlato di teatro narrazione e addirittura di cabaret. C’è una formula tra tutte in cui ti riconosci di più?

Diciamo che quando ho iniziato ad avere visibilità era il periodo della narrazione, e quindi anche per me si è parlato di narrazione – in fondo qualche storia la racconto anche io –. Poi si è passati a parlare di anti-narrazione, e in quella formula mi ci sono ritrovato meglio, forse me la sono anche data da me. Ma la parola che mi piace più di tutte, a livello affettivo, anche se lo dico a bassa voce, è clown. Avanspettacolo della crudeltà, una fusione di comico e tragico che è una via di mezzo tra Artaud e Petrolini. Un teatro d’arte popolare che sappia essere profondo senza rinunciare a essere divertente, che non sia per addetti ai lavori, che è il rischio del teatro contemporaneo di oggi. Se noi addetti ai lavori parliamo solo tra noi è giusto che il teatro venga disertato.

E come fare?

Il mio spettatore tipo, ad esempio, è mio fratello. Quando vado a teatro spesso mi piace quello che vedo, ma mi chiedo “porterei mio fratello a vederlo? Può tirarne fuori qualcosa di utile per la sua vita?”. Se la risposta è sì, significa che non sono solo mere elucubrazioni teatrali.

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Concludiamo con due domande di rito: qual è stato il rischio più grande che hai corso?

Ogni volta che entro in scena. Se ci pensi è terribile: metti in gioco te stesso, la tua dignità. Ed è così ogni volta, ovunque tu sia. Quando smetti di sentire quel rischio allora forse devi cambiare mestiere. Io ne corro continuamente, faccio operazioni discutibili. Ho portato in scena Papa Wojtyla, ad esempio, e nessuno se n’è mai risentito.

Non è stato lo stesso con Marina Abramovic. C’è chi mi ha detto “Come ti permetti?”. Penso che nessuno sia permaloso quanto gli iconoclasti. Si prendono molto sul serio, il mio è stato un reato di lesa maestà. Ma se il nostro scopo è distruggere le icone, non possiamo metterne su a nostra volta. Io la prima cosa che distruggo è la mia stessa icona, sono soddisfatto quando qualcuno esce di sala dicendo “Bello, e lui è un deficiente”. Per questo, se qualcuno si mette sopra un piedistallo, il mio compito è segare le gambette di quel piedistallo.

E la tua mossa vincente?

Non credo di avere mosse vincenti. L’unica cosa che mi salva è giocare a fare il clown. Essere apparentemente non profondo. Certo, il teatro è una necessità e una gioia assoluta, altrimenti non lo farei, ma ho imparato nel tempo a perdonarmi molto di più. Mi rilasso. Se sbaglio qualcosa non faccio male a nessuno, neanche a me stesso.

 

andrea-cosentino-not-here-not-now2-1*Theatre is very simple: in theatre a knife is fake and the blood is ketchup. In performance art a knife is a knife and ketchup is blood.

 

 

Luca Mammoli Generazione Disagio

Intervista a Luca Mammoli, attore e autore di Generazione Disagio

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Inauguriamo il Blog della Fucina!! Nostra prima cavia e ospite Luca Mammoli, attore e autore del collettivo Generazione Disagio, che apre la stagione di teatro 2016-2017 di Fucina Culturale Machiavelli al Teatro ex Centro Mazziano con il loro spettacolo d’esordio Dopodiché stasera mi butto.

Luca, raccontaci com’è nata Generazione Disagio.

Fondamentalmente eravamo un gruppo di attori che avevano fatto la scuola insieme. Per un paio d’anni, dopo il diploma in Paolo Grassi, ognuno ha lavorato per i fatti suoi, a briglia sciolta. Poi, dopo due anni, Enrico fa “mettiamoci insieme, facciamo qualcosa”, quasi più per rinsaldare l’amicizia che per altro. Tutt’oggi non siamo costituiti come compagnia, siamo un collettivo, che si prefigge come scopo il teatro, ma non solo. Ci piace promuovere attività culturali sul territorio, coinvolgendo creatività di altri settori, musicisti, disegnatori.

Quale territorio?

La base è Milano, ma nessuno in realtà è milanese. Io sono umbro, Enrico di Genova, Graziano pugliese, Andrea è l’unico milanese per metà. Insomma ci siamo trovati perché volevamo fare cose nostre, dire la nostra, cosa che anche partecipando a produzioni di grandi teatri non ci era possibile. Il tutto è nato con delle cene, attorno a un tavolo, mettendo insieme degli spunti su cui scrivere a ruota libera. Quando abbiamo capito che era materiale che ci interessava davvero ci siamo chiesti: come renderlo drammatizzabile? Ci siamo dati una scadenza, il concorso Scintille del Festival di Asti. L’abbiamo lavorato, con materiale trovato qui e là, banchi di scuola, pezzi di recupero. A tre giorni dal debutto, non scherzo, mancavano tre giorni, avevamo questo spettacolo che parlava di suicidio, e ci siamo guardati in faccia: era un pippone. Allora Riccardo (il regista, ndr) propone: “Perché non ci giochiamo su?” E l’ironia ha ribaltato tutto. E’ nato il gioco. Questo modo di parlare dei problemi ma con ironia, un’ironia amara, pungente. Siamo andati al Festival ed è stato da subito un successo. Non abbiamo vinto, menzione speciale. Ma da lì, una cosa tira l’altra. Abbiamo conosciuto Tindaro Granata e Carmelo Rifici di Proxima res, loro si sono innamorati dello spettacolo e hanno deciso di produrlo. E dopo due anni siamo quasi arrivati alle cento repliche.

Voi quindi vivete di questo?

Non ho capito la domanda. La vita nel teatro? Alti e bassi, è difficile, lo sapete anche voi. Abbiamo anche altro, ma ci si prova, ci si prova.

generazione disagioProgetti futuri?

Beh, lo spettacolo ha già un seguito. Abbiamo portato Dopodiché al Teatro della Tosse, a Genova. All’inizio loro non sembravano convinti, noi abbiamo insistito per allungare la tenitura. Tre giorni in più, e vediamo come va. Hanno acconsentito e, in quei tre giorni, grazie al passaparola il teatro si è riempito tanto da dover mandare via la gente. Sono rimasti molto colpiti e ci hanno proposto: “Ve ne produciamo un altro, vi va?” Come dire di no.

Karmafulminien è stato in scena lo scorso dicembre al Teatro Elfo Puccini, a Milano. Ed ha avuto un bel successo. Ora non ci dispiacerebbe chiudere la trilogia e fare un terzo, vedremo. Nei prossimi mesi saremo lontani e sarà un periodo per capire.

Parliamo dello spettacolo, in Dopodiché stasera mi butto, hai parlato di risata amara. Siete Generazione Disagio, ma sentite in qualche modo una responsabilità verso la generazione di cui e a cui parlate?

Lo spettacolo parla di noi, di tutta una generazione, quindi si ride perché ci si riconosce. Si ride di sé stessi,  ( Il palcoscenico è uno specchio, no?) Esatto, non scomodiamo grandi temi come la fame nel mondo, ma prendiamo per il culo gli aspetti quotidiani della nostra vita, i piccoli suicidi quotidiani e il modo in cui noi ci buttiamo via nell’inazione, passando il tempo a piangerci addosso. Dopodiché è una gara a chi è più bravo a piangersi addosso. Ma lo scopo è tutto l’opposto. Rendersi conto di questo, e dopo aver riso fermarsi a pensare: queste risate mi sono rimaste un po’ in gola, questi tre personaggi mi fanno anche un po’ schifo. Una volta uno spettatore di Monza ci ha scritto una mail. Disse che lo spettacolo l’aveva un po’ infastidito, gli avevamo fatto schifo. Senza volerlo, ci aveva fatto un gran complimento. Questo è quello che vogliamo. Non ti chiediamo di eliminare la fame dal mondo, uno non saprebbe nemmeno da dove cominciare, ma di partire dal tuo piccolo. Spegnere lo smartphone mezz’ora al giorno, leggere un libro invece di scorrere la colonna delle notifiche di facebook. In questo senso lo spettacolo è un incitamento all’azione.

generazione disagio

Chiudiamo con due domande di pancia, qual è il rischio più grosso che hai mai corso? E qual è stata invece la tua mossa vincente?

Quando mi hanno fatto uno scherzo e durante una replica ho bevuto mezza bottiglia di vodka in scena. Scherzo (ma è successo davvero!). Seriamente, il rischio più grosso che ho corso è stato quando ho deciso di fare la Paolo Grassi. Avevo un lavoro, uno stipendio, una ragazza. E’ stato un lancio nel vuoto.

Ma quella è stata anche la mia mossa vincente, quindi la risposta alle due domande è la stessa. Se uno non rischia non vince. La comfort zone non ti fa scoprire niente. Bisogna mettersi in gioco, continuamente. Questo ti può portare a grandi incazzature quando le cose non vanno come vuoi, ma veder realizzato qualcosa per cui hai sudato ti dà grande libertà, e soddisfazione. Ti dà gusto.

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#FateIlVostroGioco - Chiostro del conservatorio

L’Orchestra Machiavelli al Teatro Zandonai di Rovereto

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Il 12 novembre 2016, l’Orchestra Machiavelli è ospite nella stagione del Teatro Zandonai di Rovereto. Scelta per accompagnare il miglior allievo della Civica Scuola Musicale Riccardo Zandonai, il pianista sedicenne Daniele Lasta, l’Orchestra Machiavelli si cimenta in formazione allargata con 32 elementi, in veste più elegante di come siete abituati a vederla, ma non con minor grinta e voglia di divertirsi. Read More