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AAA Cercasi Direzione Artistica. 

Non si trova, quando sono venuti a far ordine è andata a finire fuori posto.

Eppure abbiamo studiato topografia da ragazzi. Orientare una mappa, bussola alla mano, lo sappiamo fare. È bella la metafora del viaggio, per parlare di lavoro culturale. L’abbiamo usata più volte in passato, la stessa parola “Direzione Artistica” ne contiene il seme. Indicare una strada? No, ma individuare una direzione, un punto cardinale verso cui alzare lo sguardo quando ci si rende conto che si è stati troppo a lungo concentrati sui propri scarponi – per non inciampare, certo – questo è sicuramente uno degli scopi di un’impresa culturale. Una delle sue ragion d’essere.

 

Ma perché così tante stagioni di teatro quest’anno sono in ritardo?

Eppure, l’impressione è che la bussola e la mappa non svolgano più bene il loro compito. La bussola c’è ancora, ma la mappa? Impossibile orientarla se ci sono segnati otto Nord diversi, impossibile leggerla se i fiumi, i sentieri e le curve se ne vanno a spasso come le persone nei quadri a Hogwarts. Disorientati. Ecco come ci fa sentire questo periodo storico, in cui le cose cambiano più velocemente della nostra capacità di comprenderle. E fuori posto quindi, ma solo perché non c’è posto giusto in cui stare. Non c’è un baluardo di senso dietro cui trincerarsi, non c’è nemmeno una corrente sicura su cui lasciar scivolare le nostre barche. Sappiamo di non essere i soli a sentirci così. In una stagione in cui tantissimi teatri chiamano le proprie rassegne – semplicemente ma fortemente – “Vieni a teatro” o “Fatti vivo!”, il grido è chiaro: continuate a credere, anche quando arte e cultura possono sembrare fuori posto. Fuori posto è un gioiello perduto, come un teatro in cui non va nessuno, fuori posto è una frase detta al momento sbagliato o forse solo alle orecchie sbagliate. Fuori posto è investire in cultura, se non si sa come pagare le bollette, se dietro l’angolo c’è la guerra. Fuori posto sono le bollette. Fuori posto è la guerra. 

 

Ma come, le cicale smetteranno di cantare? 

Macché. Piantoniamo le nostre posizioni, sposizionate e fuori posto. Riapriamo i teatri e le sale e vi aspettiamo. E portiamo il teatro e la musica fuori posto. Come nella corte di un condominio, nella sala d’attesa di un ospedale, in una stanza troppo piccola per sette adolescenti e una batteria e tre amplificatori. Continuiamo a giocare, a sparigliare le carte.

 E ogni volta ci impegniamo perché qualcosa nelle nostre serate sia fuori posto come si deve. In fondo lo sappiamo, già fuori dal divano siamo tutti fuori posto. Fuori posto è la tua macchina quando cerchi parcheggio in via Madonna del Terraglio il sabato sera (se non ci sta, vieni in bici). Fuori posto è la fretta, quando si va a teatro, tanto lo sai che iniziamo sempre con quindici minuti di ritardo. Fuori posto è chiunque non si senta perfettamente centrato in questo mondo, o forse è questo mondo che è scivolato fuori asse e se tutti ci incliniamo o saltiamo contemporaneamente da una parte possiamo riportarlo in asse. Al via, chiunque si senta fuori posto faccia un salto. Uno due tre.

Teatro ex Centro Mazziano - Via Madonna del Terraglio 10, Verona