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Fucina Culturale Machiavelli ottiene il riconoscimento del Ministero della Cultura

By artisti in fucina, Musica, Orchestra Machiavelli, Tutti

Con il progetto musicale Orchestra Machiavelli, Fucina Culturale Machiavelli,
è rientrata tra le “nuove istanze” approvate dal Ministero della Cultura nel 2021
e riceve il sostegno del FUS,
il Fondo Unico per lo Spettacolo.
 Tra i benefici del bando, l’accesso all’Art Bonus per le aziende che sostengono Fucina.

E’ senza dubbio un riconoscimento importante per questi sei anni di attività” dice Stefano Soardo, presidente e Direttore Artistico per la Musica di Fucina Culturale Machiavelliun aiuto per continuare ad alzare il livello qualitativo della proposta artistica e un fattore di sostenibilità, che andrà a vantaggio sia del pubblico che dei professionisti che lavorano con noi.” 

Inoltre, sarà volano di crescita in quanto molte aziende del territorio che già hanno scelto di sostenerci avranno così accesso all’Art bonus, il credito d’imposta per le erogazioni liberali a sostegno delle realtà culturali ministeriali

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Si conclude la stagione estiva di Fucina Culturale Machiavelli

By artisti in fucina

Fucina Culturale Machiavelli chiude in bellezza la stagione estiva e non vede l’ora di farvi scoprire le novità per il futuro.

L’Anno della Cicala è stato molto particolare, a causa dell’emergenza sanitaria che ci ha colpito. Grazie al sostegno del nostro pubblico però siamo riusciti a chiudere in bellezza e con molte soddisfazioni. La conclusione con il concerto dei ragazzi di “School of Rock” del Campus organizzato a Villa Buri al Festival Gambe all’aria è stata molto emozionante.

L’Anno della Cicala ha visto la realizzazione della rassegna estiva di teatro e musica e del Festival Gambe all’Aria, fortemente voluto da Fucina Culturale Machiavelli, Bam!Bam! Teatro e Mitmacherun festival per ritornare in presenza all’aria aperta a rivivere gli eventi dal vivo.

Ma prima ancora dell’inizio delle nostre rassegne estive, abbiamo voluto festeggiare assieme i concerti dal vivo e la ripartenza dei teatri, con due serate speciali. Per inaugurare questa stagione in Fucina, infatti, abbiamo pensato al Festival di San Remoto. Il 7 e 8 maggio 2021 si sono svolte due serate di concerti dal vivo. Negli spazi del teatro c’era il pubblico in presenza e nello stesso momento anche in streaming su Youtube. Una versione duale per dar il via ad una stagione particolare. Sul palco si sono esibite due band: Bruce and Steve con il loro Literary folk. Folk l’origine di ogni anima musicale e Literary perché anche usare le parole è un mestiere; e poi la C-Zek Band un progetto blues, contaminato dal funk rock, che ha unito cinque musicisti professionisti. Read More

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Davide Carnevali: creare un’opera in Europa

By artisti in fucina, Stagione 20.21, Teatro

In occasione dello spettacolo di sabato 5 giugno “Peppa Pig prende coscienza di essere un suino” in Fucina Culturale Machiavelli abbiamo intervistato Davide Carnevali, drammaturgo, suo creatore che al momento vivo a Berlino. L’abbiamo raggiunto telefonicamente per raccontarci cosa vuol dire esser drammaturgo in Europa.

Ciao Davide, attualmente ti trovi a Berlino, ma sei un drammaturgo che lavora in tutta Europa, siamo curiosi di sapere da dove hai iniziato e qual è la tua formazione hai?

Ho iniziato intorno ai 20 anni, in alcuni laboratori di Laura Curino e poi facendole da assistente. Parallelamente, a Milano gestivamo con alcune amiche e amici una piccola sala che si chiamava Scalo10, ti parlo del 2002/2003. Poi mi sono trasferito a Barcellona nel 2005 e ho iniziato la formazione di drammaturgo, frequentando dei corsi di drammaturgia presso la Sala Beckett, dove sono entrato in contatto con molta drammaturgia europea contemporanea.
Intanto mi ero iscritto ad un dottorato in Teoria del teatro, che mi ha portato a Berlino. È stato in questa città che ho iniziato la mia carriera di autore, grazie al Theatertreffen, il Festival più importante di teatro in Germania, che ha una sezione dedicata alla nuova drammaturgia chiamata Stückemarkt. Lì hanno premiato “Variazioni sul modello di Kraepelin” e da li è iniziata la diffusione delle mie opere a livello europeo, anche grazie alla Maison Antoine Vitez, che che ha tradotto i miei testi in francese. Negli ultimi tre anni sono stato molto più presente in Italia, grazie a Claudio Longhi che mi ha chiamato come artista residente a ERT Emilia Romagna Teatro.

Cos’è che ti ha fatto scegliere il linguaggio del teatro per esprimerti artisticamente?

All’inizio scrivevo narrativa, non pensavo di scrivere di teatro, non avrei mai pensato di fare questo mestiere. Ma il teatro rispetto ad altre forme artistiche ha una caratteristica unica, fondamentale: quella di mettere in comunicazione, in sintonia o in contrasto la parola con la materialità, con il corpo fisico, con l’apparizione fisica davanti allo spettatore di quello che la parola ha evocato o descritto.
Questo contrasto o assonanza che si crea tra la parola e il corpo è unico nel teatro ed è interessantissimo lavorare e portare in scena questa dicotomia.

Cosa ne pensi della nuova drammaturgia a livello europeo? In che direzione sta andando?

I contesti sono molto differenti in realtà, credo che sia difficile identificare una drammaturgia a livello europeo. Ad esempio in Germania c’è un sistema teatrale che fomenta molto la drammaturgia, che la richiede e la sostiene e che rende anche relativamente veloce poi il passaggio dalla scrittura alla messa in scena. Quindi è molto più facile scrivere di attualità, di politica o di temi sociali urgenti, e portarli rapidamente davanti al pubblico. In Spagna, come da noi, invece è più difficile per il drammaturgo, il sistema è molto legato alla tradizione e meno rivolto all’attualità. Anche se in Catalunya, invece, la drammaturgia entra nelle questioni legati all’identità linguistica, il che ha fatto fiorire negli ultimi trent’anni un teatro molto centrato sulla parola, sul modello britannico. Anche in Francia sono molto legati alla loro lingua e alla loro tradizione. Lì c’è un’influenza maggiore della figura registica, come in Italia, anche se da noi la tradizione attoriale è quella più forte; da noi la figura del drammaturgo ha sempre avuto un ruolo minore.

Davide Carnevali fotografato da Pino Montisci

Cosa pensi che il pubblico debba aspettarsi dal teatro oggi, soprattutto dopo la situazione di emergenza attuale?

La situazione è ancora un po’ imprevedibile. Poi, in questo periodo, si sono acuiti alcuni problemi che dipendono dall‘educazione estetica del pubblico, vincolata alla fruizione di prodotti audiovisuali. L’aumento del consumo delle serie tv, dei video è cresciuto e influenza sicuramente il modo in cui il pubblico si approccia al teatro, le sue aspettative e i suoi gusti.
Per esempio il rapporto con YouTube e i social che hanno gli adolescenti è molto più forte di quello che hanno con il teatro e influenza il loro modo di recepirlo. Il teatro non può competere con il video, ma può contare sulla materialità, la presenza fisica; dobbiamo puntare su quella cosa che si crea nella co-presenza tra pubblico e attore.
Dobbiamo fare in modo che il pubblico senta la mancanza di questa cosa. Rimettere l’accento sulla dimensione della presenza, dell’incontro fisico. Cosa che è mancata molto a tutti, durante questa pandemia.

Qual è il rischio maggiore che hai corso (artisticamente o nella vita)?

Il rischio maggiore che ho corso penso che sia stato quello di fare questo lavoro. Un rischio corso un po’ inconsciamente, non pensavo sarebbe diventato un mestiere. Quando inizi a lavorare in questo ambito, che è molto difficile e complesso e che non ti dà un ritorno economico immediato, fai sostanzialmente la fame. Ma lo fai perché ti piace farlo, perché ti interessa realmente farlo, anche se è molto rischioso, perché non sai dove ti porta, segui solo l’intuizione e non il ragionamento logico. Ma forse, proprio per questo, è un periodo molto interessante da vivere.

Grazie mille Davide!

Vi aspettiamo tutti allo spettacolo in Fucina Culturale Machiavelli questo sabato alle ore 2o.oo!

Qui potete acquistare i biglietti: https://www.fucinaculturalemachiavelli.com/events/peppa-pig-prende-coscienza-di-essere-un-suino/

Tindaro Granata arriva a Verona con Antropolaroid

By artisti in fucina, Stagione 20.21, Teatro

Tindaro Granata arriva a Verona con Antropolaroid dopo aver girato mezza Italia. Lo spettacolo che fonda antropologia e fotografica, porterà gli spettatori in un’esperienza catartica attraverso i ricordi e la memoria fotografica. In occasione della riapertura del teatro e dello spettacolo in scena sabato 29 maggio alla 20.00 abbiamo fatto qualche chiacchera con il suo creatore Tindaro Granata che vestirà i panni del drammaturgo del registra e dell’attore.

Ciao Tindaro, siamo molto felici di portare Antropolaroid  in fucina, raccontaci un po’ com’è nato questo spettacolo? Come ha preso forma? Anche l’ambiente circostante ti ha influenzato nella scrittura? 

Antropolaroid è nato  11 anni fa. Io stavo facendo un lavoro con una regista che purtroppo è morta di un brutto male l’anno scorso che si chiamava Cristina Pezzoli e eravamo un gruppo di 40 persone, ci dovevamo presentare tra di noi e lei ci aveva chiesto di fare un esercizio che era quello di raccontarci di noi, dei nostri nonni, della nostra famiglia. E ognuno di noi ha fatto suo piccolo Antropolaroid di circa un quarto d’ora, dieci minuti. Io l’avevo fatto di quasi mezz’ora e già da subito avevo capito che sarebbe diventato uno spettacolo perché mi sentivo, sentivo che la la cosa più giusta che io potessi fare per raccontarmi. E  quindi è nato così.
Poi ho fatto dei concorsi, l’ho migliorato e poi ha  debuttato 8 luglio del 2011, esattamente 10 anni fa. L’ambiente in cui mi trovavo in quel periodo era Roma. Avevo lasciato la Sicilia, ero a Roma e facevo mille lavori. Quindi per me era quel sogno, un sogno, quello di far l’attore. Non ero ancora un professionista, questa cosa me la ricordo con molta con molta tenerezza.

Poi aggiungo anche che io sono felicissimo di essere nella vostra Regione in Veneto, perché provo un grande affetto, ho tantissimi amici veneti. 

Io dico sempre poi che ho un fratello Veneto,  Sergio Meggiolan del Teatro Astra. Questo lo dico perché io in Veneto ho fatto più repliche che in Sicilia. Il fatto è strano perché è uno spettacolo in dialetto siciliano. Io in Veneto mi sento accolto, siete la popolazione dove, anche se parliamo la lingua molto diversa, abbiamo delle tradizioni, degli usi molto diversi io mi sento come se fossi stato veramente tanto accolto nel senso più nobile del termine e quindi ogni volta che mi succede che posso venire in Veneto, per me è una gioia.

Tindaro Granata nello spettacolo Antropolaroid

Tindaro Granata nello spettacolo Antropolaroid

Cos’è che fonde assieme Antropologia e fotografia?

Mi piace rispondere a questa domanda, perché in questa domanda ci sta  il senso dello spettacolo. Le fonda una cosa importante: la memoria. La memoria che può essere visiva  quindi foto e antropologica, quindi racconto della storia di sé, un recupero della propria storia, quindi questo è quello che li tiene  insieme.
Lo spettacolo è uno spettacolo sul rapporto che noi abbiamo con il nostro tempo, con il nostro passato con le nostre famiglie, con i nostri ricordi. Infatti io dico sempre la definizione dello spettacolo, la data, chiaramente una spettatrice che una sera di tanti anni fa, quando noi  abbiamo fatto un incontro col pubblico, lei disse : “questo spettacolo mi è sembrato, come se mi avesse fatto aprire dei  cassetti della mia memoria dove tengo i miei nonni, gli zii , i  miei genitori giovani e io ho aperto questi cassettini, ce l’ho ritrovato nei le immagini della mia infanzia,  della mia famiglia che mi ha fatto bene per questo”. 

Qual’è la parte più bella per te, più bella da interpretare di Antropolaroid?

La parte alla quale sono molto legato e quella della della mia bisnonna. Perché me la ricordo quando ero piccolino, me la ricordo quando era vecchia. Io nello spettacolo la interpreto in diverse fasi della sua vita, la faccio quando è giovane e quando è vecchia. Me la immagino  e mi diverto a costruirmi l’immagine di com’era questa signora anziana che io avevo conosciuto.
Quindi questa è una cosa che mi piace molto e dire il personaggio che mi piace di più è una cosa molto difficile perché mi piacciono tutti. Ma se dovesse scegliere, sceglierei questa.

A chi non ha mai visto Antropolaroid cosa consigli di fare? Cosa dici?

Quindi per chi sta leggendo quest’intervista per decidere se venire a vedere o meno lo spettacolo.  Io dico che Chi verrà troverà qualche cosa di totalmente inaspettato, si penserà di andare a vedere uno spettacolo per ma si renderà conto, mentre in sala che il vero protagonista di quella serata è la persona stessa che il pubblico stesso, la persona stessa che viene. Lo spettacolo ti mette in una condizione per la quale sei tu, che fai  un percorso di memoria, catartico, con i tuoi ricordi, con la tua storia. 

Quindi io consiglio a tutti quelli che vogliono fare una cosa del genere di venire a vedere lo spettacolo.

 

(Artisticamente o nella vita) qual è il rischio più grande che hai corso?

Ahah bella questa domanda. Il rischio più grande che io ho corso è quello di non dare valore al mio lavoro.
Quindi trattarlo come se fosse qualcosa che non avesse valore, invece  fortunatamente questo rischio che ho un corso, sai per lavorare ognuno di noi ha fatto, fa di è tutto che poter lavorare, lavorare anche vita, no e tante volte per accettare lavori o per raccontare delle cose, uno mette da parte la propria vita da parte molte cose. Io ho scelto sempre il lavoro, però alcune volte c’è stato, come dire, il rischio che il lavoro stesso mi potesse imbruttire, farmi diventare una brutta persona;  o una persona che come tanti vive il proprio lavoro con frustrazione, come un tipo di cose negative e invece io questo non lo voglio fare. Non l’ho voluto fare . Quando c’è stato  il rischio che potesse accadere, grazie al cielo, poi mi sono reso conto che questo non doveva accadere, quindi ho fatto di tutto affinché non accadesse.
Infatti il mio rapporto con il lavoro adesso è come se mi servisse farmi diventare una persona migliore. Questa è la cosa più importante secondo me, perché invece spesso accade che nel proprio lavoro non si sempre rose e fiori, ci sono i momenti di caduta dei momenti in cui si sbaglia e poi a volte fai sempre gli stessi sbagli. Quindi questo è il rischio più grande.
Poi fortunatamente,  ho avuto anche la fortuna di non incorrere in questo rischio ma di sorpassarlo.

Alla luce anche dell’ultimo anno ma non solo, tu come lavoratore dello spettacolo hai mai pensato : ma chi me l’ha fatto fare? E come sei uscito da questo pensiero?

No. Però ho pensato una cosa. Questo anno ha scoperchiato un po’ il vaso di Pandora, cioè ci ha fatto capire che siamo governati da persone che non hanno saputo governarci bene, siamo gestiti da direttori che sono politici, spesso non sempre. La cultura chiaramente non è una cosa prioritaria per il popolo italiano e questa cosa è quella l’unica cosa che mi ha fatto molto male. Non che io prima credessi il contrario, ma non ne avevo le prove, invece adesso abbiamo un proprio lettore tangibili che  tutto si muove in un meccanismo che non è dell’arte e nemmeno della solidarietà. Arte è solidarietà. In quest’anno ho capito che non c’è solidarietà, quindi non c’è  arte. Poi ovviamente questo non è un discorso assoluto, perché noi oggi siamo qui a fare questa intervista perché per dimostrare il contrario.  Nel momento in cui lo dico lo sto anche  un po’ negando però la sensazione che io ho percepito è quella. 

Vi aspettiamo tutti sabato 29 maggio in Teatro per finalmente tornare a vivere il teatro assieme ! 

Acquista qui i biglietti!

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La Fucina dei Piccoli: il Teatro del Buratto è stato un successo!

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Teatro per bambini a Verona: sold out per il Teatro del Buratto

Il primo appuntamento de La Fucina dei Piccoli è stato un vero successo!

Domenica 3 novembre, sotto una pioggia battente, si è aperta la terza stagione de La Fucina dei Piccoli, la nostra stagione di teatro per bambini e famiglie a Verona: per iniziare a saziare la #FamediSpettacolo di grandi e piccoli abbiamo avuto ospite lo storico Teatro del Buratto che – con i suoi quarantaquattro anni di storia – ha fatto sold out.

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Premio Roberto Rizzini

By artisti in fucina, Eventi esterni, Musica, Tutti

L’associazione BogOn sostiene i talenti nascenti

Il Premio Roberto Rizzini giunge alla sua seconda edizione per premiare i talenti emergenti del territorio

Roberto Rizzini era un talentuoso musicista polistrumentista morto prematuramente. In suo onore, l’associazione veronese BogOn organizza per il secondo anno consecutivo una rassegna musicale che vuole promuovere e sostenere nuovi talenti artistici, incentivando la scrittura e la produzione musicale, e gli arrangiamenti di qualità. Il Premio Roberto Rizzini si terrà in Fucina Culturale Machiavelli sabato 16 novembre alle ore 21.00. Read More

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Call per compositori

By artisti in fucina, Musica, Orchestra Machiavelli, Stagione 19.20, teatro ragazzi

Call per compositori per lo spettacolo “La Sirenetta”

“La Sirenetta” sarà uno spettacolo per bambini che integra la musica dal vivo con lo spettacolo.

Fucina Culturale Machiavelli, secondo la propria mission, vuole promuovere la composizione contemporanea indicendo con questa call per compositori la possibilità di scrivere le musiche di scena per lo spettacolo, realizzato in collaborazione con la compagnia teatrale Caesura Teatro che ne curerà il testo e la regia; le musiche verranno eseguite dal vivo per le recite programmate, registrate per le repliche future.

La musica dovrà accompagnare delle scene e, lavorando in squadra con drammaturgo e regista, sarà possibile pensare a scene coreografate o cantate dagli attori.

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Foto, foto, foto!!!

By artisti in fucina, Stagione 18.19, Tutti
Recuperiamo un po’ di arretrati fotografici con una bella carrellata! Ripercorriamo gli ultimi weekend in Fucina, dove abbiamo riflettuto sull’evoluzione dei rapporti nell’era dei social con Ateliersi Teatro e Are We Human, salutato il ritorno a casa di Tobjah, dormito sulla luna con Lunatica di Scarlattine Teatro, visto e ascoltato partiture raccontarsi nei primi due appuntamenti di Le Partiture Parlanti e ci siamo divertiti con le maschere e i racconti di Sulla morte senza esagerare, di Teatro dei Gordi. Read More

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Foto degli spettacoli e i concerti del weekend 22-25 novembre in Fucina

By artisti in fucina, Stagione 18.19, TuttiNo Comments

Ecco alcune foto degli spettacoli del weekend appena concluso nel Teatro di Fucina Culturale Machiavelli.

DJANGO MEETS PIAZZOLLA

Gonzalo Bergara Quartet

Sabato 24 novembre 2018 la sala di Fucina Culturale Machiavelli si è riempita per il concerto del Tour Europeo di Gonzalo Bergara Quintet. Uno spettacolo che ha visto incrociarsi il Gipsy Jazz di Django Reinhardt e il tango di Astor Piazzolla. L’argentino Gonzalo Bergara ha incantato la sala piena insieme al suo quintetto, i bravissimi Andrea Todesco alla chitarra ritmica, Matt Holborn al violino, Pete Thomas al contrabasso e Maximiliano Bergara scatenato al cajon.

Grazie a tutto il pubblico di Verona e delle città limitrofe accorso in via Madonna del Terraglio per questo evento unico e grazie agli artisti per averci tenuti con il fiato sospeso per una serata dal sound internazionale e dall’atmosfera sudamericana ed europea allo stesso tempo. Un concerto che Verona non dimenticherà presto.

gonzalo-sala piena-Fucina-Culturale-.Machiavelli

ISOLA E SOGNA

Ateliersi Teatro, con la direzione artistica di Are We Human

Giovedì 22 novembre l’affermata compagnia Ateliersi, che da anni gira l’Italia con i suoi spettacoli sui più stringenti temi d’attualità, ha portato nel Teatro di Fucina Culturale Machiavelli, l’ex Centro Mazziano a due passi da Ponte Pietra, il suo “Isola e Sogna”, spettacolo teatrale in forma di concerto elettronico sull’isola di Lampedusa e in particolare sulla figura di Giusi Nicolini, Sindaco della città fino al giugno 2017.

Questo spettacolo ha sancito la collaborazione tra due realtà off veronesi, Are We Human e Fucina Culturale Machiavelli, che continueranno a collaborare per altre serate nel corso della stagione teatrale 2018-2019 di Fucina.

Ateliersi-in-fucina

UCCI UCCI di Stivalaccio Teatro

Appuntamento della Fucina dei Piccoli

Domenica 25 novembre la sala teatrale di Fucina si è riempita di piccoli ospiti con le loro famiglie che, numerosissimi, hanno scelto di passare una domenica pomeriggio all’insegna dell’immaginazione e delle storie da raccontare.
I bravissimi attori, regista e tecnici di Stivalaccio Teatro ci hanno trasportato nel mondo delle fiabe grazie a due bimbi che per proprio sconfiggere la paura hanno deciso di raccontarsi e raccontare ai piccoli spettatori in platea alcune storie spaventose… anche se solo in apparenza.

Per altre serate speciali come queste, continuate a seguire la nostra stagione 2018-2019 e La Fucina dei Piccoli!!

A presto!

Teatro ex Centro Mazziano - Via Madonna del Terraglio 10, Verona