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By Arte, cultura, Musica, Stagione 21.22, Teatro

In tre dimensioni

La nuova stagione di Fucina Culturale Machiavelli

Musica e Teatro in tre dimensioni è un manifesto contro l’appiattimento della vita e – in sostanza – il suo svilimento. La terza dimensione è quella che dà profondità alla vita.
La pandemia ci ha colpito, trasversalmente (ma non indiscriminatamente), ricacciandoci in casa, per lungo tempo rintanati dietro i nostri schermi luminosi, riducendo le nostre esperienze di socialità, di cultura, di istruzione a delle partite a solitario con le facce dei nostri simili incastrate dentro tante finestrelle in 2D. Unico strumento per mantenere un sottile legame – un link appunto – con il mondo esterno.
Abbiamo perso tanto, ma non ci siamo arresi. Ci siamo ribellati al silenzio, che ha tentato di inghiottirci. Abbiamo fatto come la cicala, che canta senza sapere come arriverà alla prossima stagione. Vogliamo tornare dal vivo. Vivi. Ritrovare lo spessore delle cose, la loro “consistenza”. Far risuonare i nostri strumenti, le nostre voci, contro i vostri corpi. Far vibrare il legno del violino nel cavo di un teatro, far rimbalzare le particelle d’aria contro le pareti, e poi di nuovo sui vostri timpani.
L’arte è la terza dimensione di una vita che non può essere solo una corsa frenetica, come di formiche, che lavorano per procurarsi da vivere e vivono per lavorare. C’è di più. Ci deve essere di più. Vogliamo bucare lo schermo. Uscire dall’isolamento, fisico e mentale. Regalarci una profondità. Una complessità. Saltare fuori dal libro. Da qualunque sistema o abitudine ci abbia imbrigliati. E tornare a vivere, in tre dimensioni.

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Davide Carnevali: creare un’opera in Europa

By artisti in fucina, Stagione 20.21, Teatro

In occasione dello spettacolo di sabato 5 giugno “Peppa Pig prende coscienza di essere un suino” in Fucina Culturale Machiavelli abbiamo intervistato Davide Carnevali, drammaturgo, suo creatore che al momento vivo a Berlino. L’abbiamo raggiunto telefonicamente per raccontarci cosa vuol dire esser drammaturgo in Europa.

Ciao Davide, attualmente ti trovi a Berlino, ma sei un drammaturgo che lavora in tutta Europa, siamo curiosi di sapere da dove hai iniziato e qual è la tua formazione hai?

Ho iniziato intorno ai 20 anni, in alcuni laboratori di Laura Curino e poi facendole da assistente. Parallelamente, a Milano gestivamo con alcune amiche e amici una piccola sala che si chiamava Scalo10, ti parlo del 2002/2003. Poi mi sono trasferito a Barcellona nel 2005 e ho iniziato la formazione di drammaturgo, frequentando dei corsi di drammaturgia presso la Sala Beckett, dove sono entrato in contatto con molta drammaturgia europea contemporanea.
Intanto mi ero iscritto ad un dottorato in Teoria del teatro, che mi ha portato a Berlino. È stato in questa città che ho iniziato la mia carriera di autore, grazie al Theatertreffen, il Festival più importante di teatro in Germania, che ha una sezione dedicata alla nuova drammaturgia chiamata Stückemarkt. Lì hanno premiato “Variazioni sul modello di Kraepelin” e da li è iniziata la diffusione delle mie opere a livello europeo, anche grazie alla Maison Antoine Vitez, che che ha tradotto i miei testi in francese. Negli ultimi tre anni sono stato molto più presente in Italia, grazie a Claudio Longhi che mi ha chiamato come artista residente a ERT Emilia Romagna Teatro.

Cos’è che ti ha fatto scegliere il linguaggio del teatro per esprimerti artisticamente?

All’inizio scrivevo narrativa, non pensavo di scrivere di teatro, non avrei mai pensato di fare questo mestiere. Ma il teatro rispetto ad altre forme artistiche ha una caratteristica unica, fondamentale: quella di mettere in comunicazione, in sintonia o in contrasto la parola con la materialità, con il corpo fisico, con l’apparizione fisica davanti allo spettatore di quello che la parola ha evocato o descritto.
Questo contrasto o assonanza che si crea tra la parola e il corpo è unico nel teatro ed è interessantissimo lavorare e portare in scena questa dicotomia.

Cosa ne pensi della nuova drammaturgia a livello europeo? In che direzione sta andando?

I contesti sono molto differenti in realtà, credo che sia difficile identificare una drammaturgia a livello europeo. Ad esempio in Germania c’è un sistema teatrale che fomenta molto la drammaturgia, che la richiede e la sostiene e che rende anche relativamente veloce poi il passaggio dalla scrittura alla messa in scena. Quindi è molto più facile scrivere di attualità, di politica o di temi sociali urgenti, e portarli rapidamente davanti al pubblico. In Spagna, come da noi, invece è più difficile per il drammaturgo, il sistema è molto legato alla tradizione e meno rivolto all’attualità. Anche se in Catalunya, invece, la drammaturgia entra nelle questioni legati all’identità linguistica, il che ha fatto fiorire negli ultimi trent’anni un teatro molto centrato sulla parola, sul modello britannico. Anche in Francia sono molto legati alla loro lingua e alla loro tradizione. Lì c’è un’influenza maggiore della figura registica, come in Italia, anche se da noi la tradizione attoriale è quella più forte; da noi la figura del drammaturgo ha sempre avuto un ruolo minore.

Davide Carnevali fotografato da Pino Montisci

Cosa pensi che il pubblico debba aspettarsi dal teatro oggi, soprattutto dopo la situazione di emergenza attuale?

La situazione è ancora un po’ imprevedibile. Poi, in questo periodo, si sono acuiti alcuni problemi che dipendono dall‘educazione estetica del pubblico, vincolata alla fruizione di prodotti audiovisuali. L’aumento del consumo delle serie tv, dei video è cresciuto e influenza sicuramente il modo in cui il pubblico si approccia al teatro, le sue aspettative e i suoi gusti.
Per esempio il rapporto con YouTube e i social che hanno gli adolescenti è molto più forte di quello che hanno con il teatro e influenza il loro modo di recepirlo. Il teatro non può competere con il video, ma può contare sulla materialità, la presenza fisica; dobbiamo puntare su quella cosa che si crea nella co-presenza tra pubblico e attore.
Dobbiamo fare in modo che il pubblico senta la mancanza di questa cosa. Rimettere l’accento sulla dimensione della presenza, dell’incontro fisico. Cosa che è mancata molto a tutti, durante questa pandemia.

Qual è il rischio maggiore che hai corso (artisticamente o nella vita)?

Il rischio maggiore che ho corso penso che sia stato quello di fare questo lavoro. Un rischio corso un po’ inconsciamente, non pensavo sarebbe diventato un mestiere. Quando inizi a lavorare in questo ambito, che è molto difficile e complesso e che non ti dà un ritorno economico immediato, fai sostanzialmente la fame. Ma lo fai perché ti piace farlo, perché ti interessa realmente farlo, anche se è molto rischioso, perché non sai dove ti porta, segui solo l’intuizione e non il ragionamento logico. Ma forse, proprio per questo, è un periodo molto interessante da vivere.

Grazie mille Davide!

Vi aspettiamo tutti allo spettacolo in Fucina Culturale Machiavelli questo sabato alle ore 2o.oo!

Qui potete acquistare i biglietti: https://www.fucinaculturalemachiavelli.com/events/peppa-pig-prende-coscienza-di-essere-un-suino/

Tindaro Granata arriva a Verona con Antropolaroid

By artisti in fucina, Stagione 20.21, Teatro

Tindaro Granata arriva a Verona con Antropolaroid dopo aver girato mezza Italia. Lo spettacolo che fonda antropologia e fotografica, porterà gli spettatori in un’esperienza catartica attraverso i ricordi e la memoria fotografica. In occasione della riapertura del teatro e dello spettacolo in scena sabato 29 maggio alla 20.00 abbiamo fatto qualche chiacchera con il suo creatore Tindaro Granata che vestirà i panni del drammaturgo del registra e dell’attore.

Ciao Tindaro, siamo molto felici di portare Antropolaroid  in fucina, raccontaci un po’ com’è nato questo spettacolo? Come ha preso forma? Anche l’ambiente circostante ti ha influenzato nella scrittura? 

Antropolaroid è nato  11 anni fa. Io stavo facendo un lavoro con una regista che purtroppo è morta di un brutto male l’anno scorso che si chiamava Cristina Pezzoli e eravamo un gruppo di 40 persone, ci dovevamo presentare tra di noi e lei ci aveva chiesto di fare un esercizio che era quello di raccontarci di noi, dei nostri nonni, della nostra famiglia. E ognuno di noi ha fatto suo piccolo Antropolaroid di circa un quarto d’ora, dieci minuti. Io l’avevo fatto di quasi mezz’ora e già da subito avevo capito che sarebbe diventato uno spettacolo perché mi sentivo, sentivo che la la cosa più giusta che io potessi fare per raccontarmi. E  quindi è nato così.
Poi ho fatto dei concorsi, l’ho migliorato e poi ha  debuttato 8 luglio del 2011, esattamente 10 anni fa. L’ambiente in cui mi trovavo in quel periodo era Roma. Avevo lasciato la Sicilia, ero a Roma e facevo mille lavori. Quindi per me era quel sogno, un sogno, quello di far l’attore. Non ero ancora un professionista, questa cosa me la ricordo con molta con molta tenerezza.

Poi aggiungo anche che io sono felicissimo di essere nella vostra Regione in Veneto, perché provo un grande affetto, ho tantissimi amici veneti. 

Io dico sempre poi che ho un fratello Veneto,  Sergio Meggiolan del Teatro Astra. Questo lo dico perché io in Veneto ho fatto più repliche che in Sicilia. Il fatto è strano perché è uno spettacolo in dialetto siciliano. Io in Veneto mi sento accolto, siete la popolazione dove, anche se parliamo la lingua molto diversa, abbiamo delle tradizioni, degli usi molto diversi io mi sento come se fossi stato veramente tanto accolto nel senso più nobile del termine e quindi ogni volta che mi succede che posso venire in Veneto, per me è una gioia.

Tindaro Granata nello spettacolo Antropolaroid

Tindaro Granata nello spettacolo Antropolaroid

Cos’è che fonde assieme Antropologia e fotografia?

Mi piace rispondere a questa domanda, perché in questa domanda ci sta  il senso dello spettacolo. Le fonda una cosa importante: la memoria. La memoria che può essere visiva  quindi foto e antropologica, quindi racconto della storia di sé, un recupero della propria storia, quindi questo è quello che li tiene  insieme.
Lo spettacolo è uno spettacolo sul rapporto che noi abbiamo con il nostro tempo, con il nostro passato con le nostre famiglie, con i nostri ricordi. Infatti io dico sempre la definizione dello spettacolo, la data, chiaramente una spettatrice che una sera di tanti anni fa, quando noi  abbiamo fatto un incontro col pubblico, lei disse : “questo spettacolo mi è sembrato, come se mi avesse fatto aprire dei  cassetti della mia memoria dove tengo i miei nonni, gli zii , i  miei genitori giovani e io ho aperto questi cassettini, ce l’ho ritrovato nei le immagini della mia infanzia,  della mia famiglia che mi ha fatto bene per questo”. 

Qual’è la parte più bella per te, più bella da interpretare di Antropolaroid?

La parte alla quale sono molto legato e quella della della mia bisnonna. Perché me la ricordo quando ero piccolino, me la ricordo quando era vecchia. Io nello spettacolo la interpreto in diverse fasi della sua vita, la faccio quando è giovane e quando è vecchia. Me la immagino  e mi diverto a costruirmi l’immagine di com’era questa signora anziana che io avevo conosciuto.
Quindi questa è una cosa che mi piace molto e dire il personaggio che mi piace di più è una cosa molto difficile perché mi piacciono tutti. Ma se dovesse scegliere, sceglierei questa.

A chi non ha mai visto Antropolaroid cosa consigli di fare? Cosa dici?

Quindi per chi sta leggendo quest’intervista per decidere se venire a vedere o meno lo spettacolo.  Io dico che Chi verrà troverà qualche cosa di totalmente inaspettato, si penserà di andare a vedere uno spettacolo per ma si renderà conto, mentre in sala che il vero protagonista di quella serata è la persona stessa che il pubblico stesso, la persona stessa che viene. Lo spettacolo ti mette in una condizione per la quale sei tu, che fai  un percorso di memoria, catartico, con i tuoi ricordi, con la tua storia. 

Quindi io consiglio a tutti quelli che vogliono fare una cosa del genere di venire a vedere lo spettacolo.

 

(Artisticamente o nella vita) qual è il rischio più grande che hai corso?

Ahah bella questa domanda. Il rischio più grande che io ho corso è quello di non dare valore al mio lavoro.
Quindi trattarlo come se fosse qualcosa che non avesse valore, invece  fortunatamente questo rischio che ho un corso, sai per lavorare ognuno di noi ha fatto, fa di è tutto che poter lavorare, lavorare anche vita, no e tante volte per accettare lavori o per raccontare delle cose, uno mette da parte la propria vita da parte molte cose. Io ho scelto sempre il lavoro, però alcune volte c’è stato, come dire, il rischio che il lavoro stesso mi potesse imbruttire, farmi diventare una brutta persona;  o una persona che come tanti vive il proprio lavoro con frustrazione, come un tipo di cose negative e invece io questo non lo voglio fare. Non l’ho voluto fare . Quando c’è stato  il rischio che potesse accadere, grazie al cielo, poi mi sono reso conto che questo non doveva accadere, quindi ho fatto di tutto affinché non accadesse.
Infatti il mio rapporto con il lavoro adesso è come se mi servisse farmi diventare una persona migliore. Questa è la cosa più importante secondo me, perché invece spesso accade che nel proprio lavoro non si sempre rose e fiori, ci sono i momenti di caduta dei momenti in cui si sbaglia e poi a volte fai sempre gli stessi sbagli. Quindi questo è il rischio più grande.
Poi fortunatamente,  ho avuto anche la fortuna di non incorrere in questo rischio ma di sorpassarlo.

Alla luce anche dell’ultimo anno ma non solo, tu come lavoratore dello spettacolo hai mai pensato : ma chi me l’ha fatto fare? E come sei uscito da questo pensiero?

No. Però ho pensato una cosa. Questo anno ha scoperchiato un po’ il vaso di Pandora, cioè ci ha fatto capire che siamo governati da persone che non hanno saputo governarci bene, siamo gestiti da direttori che sono politici, spesso non sempre. La cultura chiaramente non è una cosa prioritaria per il popolo italiano e questa cosa è quella l’unica cosa che mi ha fatto molto male. Non che io prima credessi il contrario, ma non ne avevo le prove, invece adesso abbiamo un proprio lettore tangibili che  tutto si muove in un meccanismo che non è dell’arte e nemmeno della solidarietà. Arte è solidarietà. In quest’anno ho capito che non c’è solidarietà, quindi non c’è  arte. Poi ovviamente questo non è un discorso assoluto, perché noi oggi siamo qui a fare questa intervista perché per dimostrare il contrario.  Nel momento in cui lo dico lo sto anche  un po’ negando però la sensazione che io ho percepito è quella. 

Vi aspettiamo tutti sabato 29 maggio in Teatro per finalmente tornare a vivere il teatro assieme ! 

Acquista qui i biglietti!

Andare a teatro è sicuro?

By Arte, cultura, Teatro

L’annullamento degli eventi e degli spettacoli

Un’introduzione che riassume a grandi linee quello che è successo negli scorsi mesi

Dai primi di Marzo, con l’annullamento di tutti gli eventi aperti al pubblico, si è instillata nella nostra mente l’idea che andare a teatro, al cinema o assistere ad un concerto fosse pericoloso. All’inizio della pandemia siamo rimasti paralizzati dal pensiero che tutto quello che era in grado di nutrirci l’anima fosse in realtà tossico per noi.
Con il passare dei giorni si è passato a chiudere tutto. In piena quarantena tutti abbiamo cercato dei modi per evadere, almeno mentalmente, dalle mura domestiche: lo abbiamo fatto con la musica e la lettura, guardando dei film e degli spettacoli in streaming, nutrendoci di cultura sotto diverse forme.

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Teatro su misura

By Musica, Spettacoli esperienziali, Stagione 20.21, Teatro

Aiutaci a programmare i prossimi eventi di Fucina

Un questionario dedicato ai nostri spettatori, per progettare insieme i prossimi eventi invernali di Fucina Culturale Machiavelli!

Spesso abbiamo detto che Fucina vuole essere una casa per i suoi spettatori, quindi abbiamo sempre cercato di coinvolgere il nostro pubblico in svariate iniziative. L’anno scorso abbiamo lanciato il progetto degli Spettatori Artistici, un gruppo di spettatori affezionati e novizi che hanno contribuito alla scelta degli spettacoli da inserire in cartellone per la stagione 19.20, #FAME.

Quest’anno, nonostante le difficoltà incontrate in questo 2020 funesto, abbiamo deciso di tornare a programmare. Non vogliamo che l’attività di Fucina si fermi, quindi ripartiremo con gli eventi invernali a breve. Uno dei pilastri fondanti di Fucina è quello di dare al nostro pubblico quello di cui ha bisogno, parlare degli argomenti di cui sente l’urgenza che si parli, farlo sentire a proprio agio nel nostro teatro.

Abbiamo quindi pensato ad un questionario, per far sì che Fucina sia sempre di più un teatro su misura, un teatro in grado di offrire degli eventi tailor made sulla base dei gusti e delle necessità di chi abita a Verona.

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Il Teatro è Esperienza. Ogni luogo è teatrale, reale o non.

By Spettacoli esperienziali, Spettacoli in streaming, Stagione 19.20, Teatro, Tutti
Questo venerdì 5 giugno, sulla piattaforma online Zoom.us, andrà in scena il Teatro Clandestino, la nuova produzione originale di Fucina, un lavoro scritto per essere realizzato attraverso una videochiamata, tra l’attore e i suoi interlocutori / spettatori.

Incontrarsi senza incontrarsi. E’ possibile?

Con il diffondersi della pandemia di covid-19, tutti i luoghi di aggregazione sono stati repentinamente chiusi. I teatri più repentinamente di tutti gli altri (discoteche, ristoranti, pub, centri commerciali). Quasi che fosse universalmente riconosciuto che le sale teatrali e da concerto sono dei focolai. Di bellezza, di risate, di socialità. Chissà di che altro ancora.

Scherzi a parte, nel momento di emergenza, anche Fucina Culturale Machiavelli, come tutti i teatri di Verona e d’Italia, ha dovuto interrompere bruscamente tutte le sue attività, la sua stagione, arrivata a metà #FAME di cultura, si è fermata e non sappiamo ancora se sarà possibile recuperare tutti gli spettacoli e i concerti annullati.

Ma questo non ci ha fermato. Perché il fuoco della fucina non si spegne così facilmente. Come fare in modo che il teatro sopravviva, anche a distanza? Volatilizzandolo come l’acqua nella sauna? Forse rendendolo virtuale, agile e igienico, compatibile con tutte le pandemie.

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FUCINAFLIX – Il teatro in streaming a casa tua

By Musica, Spettacoli in streaming, Stagione 19.20, Teatro

FUCINAFLIX sono gli spettacoli di teatro e i concerti di Fucina in streaming, da guardare sul divano

Uno spettacolo e un brano di Orchestra Machiavelli a settimana, in streaming sui nostri canali

 

“Se gli spettatori non vanno a Fucina, Fucina va dagli spettatori” semicit.

Per poter stare assieme durante questa quarantena – e per poter permettere a coloro che non hanno mai visto una produzione originale di Fucina Culturale Machiavelli di assistere ai nostri spettacoli passati – è nato FUCINAFLIX, il nuovo format online di Fucina.

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“Un calcio a Hitler”, la FAME, il lavoro e la cultura: l’intervista ad Andrea De Manincor

By Stagione 19.20, Teatro
Abbiamo incontrato Andrea De Manincor per parlare del suo nuovo spettacolo “Un calcio a Hitler”, che debutterà a Verona sabato 25 gennaio alle 21, a Fucina Culturale Machiavelli. Oltre allo spettacolo siamo finiti per parlare di molte cose: di  #FAME, di cultura, di salvezza, di futuro.

Eccole qui, le nostre quattro chiacchiere.

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Ponzi, Ponzi, po-po-po!

By Stagione 19.20, Teatro

Uno spettacolo di teatro a Verona: la storia di Carlo Charles Ponzi

Ti piace vincere facile? Così recitava lo slogan dei gratta e vinci di qualche anno fa.
Se fosse possibile vincere facile, però saremmo tutti multimilionari e passeremmo i giorni sul divano a guardare documentari sulle balene azzurre su Netflix.
Noi il modo per passare le giornate così ancora non lo abbiamo trovato, ma Carlo “Charles” Ponzi per un bel periodo della sua vita diciamo che non se l’è passata male. Neanche i dirigenti megagalattici di Herbalife, a dire il vero. E se su Netflix avete visto “Betting on zero” sapete di cosa stiamo parlando.

Noi possiamo proporvi uno spettacolo teatrale sulla sua vita. A Verona, a Fucina Culturale Machiavelli.
Di e con i Regina MAB.

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Teatro ex Centro Mazziano - Via Madonna del Terraglio 10, Verona