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Il frutto di un impegno costante

 

Nelle ultime settimane, mesi, ormai anni, noi di Fucina siamo stati assorbiti da un nuovo, originale progetto teatrale e multimediale, “Alonso, Don Chisciotte tra reale e virtuale”, lanciato mercoledì 13 luglio nella suggestiva cornice della Torre di Porta Nuova, detta anche dell’Arsenale, fiore all’occhiello della Darsena Grande all’Arsenale di Venezia.

 

 

Alonso: un nuovo Don Chisciotte sulla scena

Prodotto in collaborazione col Teatro Stabile del Veneto e col supporto di Fondazione Tim, Alonso è uno spettacolo ibrido, di genere misto, tra teatro e cinema, integrato da visori a realtà virtuale e composto di tre episodi, che reinterpreta la storia di Don Chisciotte, il mitico, bizzarro eroe di Miguel de Cervantes, autore del romanzo riconosciuto universalmente come simbolo e canone letterario del “Siglo de Oro” spagnolo.

L’arte che libera dai vincoli del reale

La storia di Alonso, scritta e diretta dalla nostra Sara Meneghetti, riprende in chiave contemporanea gli elementi archetipici della storia di Don Chisciotte, come la tensione dell’individuo verso un sogno che pare irrangiungibile, a causa di un mondo di ostacoli e contingenze che oppongono strenua resistenza, dando un’impressione di insormontabile asimmetria tra la finitezza costitutiva dell’individuo uomo, coi suoi desideri, valori, sentimenti, e l’immensità del mondo con cui si trova  a doversi misurare, in un gioco di forze che, secondo ragione, non potrebbe che portare ad un esito fallimentare.

 

Come luce che filtra dalle crepe

Tuttavia, il genio, il folle, e, perchè no, il giovane, non sanno piegarsi del tutto al principio di realtà, presi nel mezzo come sono dai loro progetti rivoluzionari, dalle loro allucinazioni, dai loro sogni. In effetti, Alonso appartiene ad una di queste categorie, ha 18 anni e si trova costretto da una pandemia a restare a casa, dove, vincolato nella dimensione fisica, non può far altro che lasciare campo libero alla fantasia, aprendo così la strada per una serie di riflessioni di carattere esistenziale, di quelle che tutti, chi più chi meno, si trovano ad attraversare a quell’età. Ma ogni crisi è una crepa, e la crepa, in quanto rottura della superficie, è punto da cui entra la luce.

 

Il contributo di Fucina, Alonso e la Torre

Siamo perciò lieti di poter contribuire alla vitalità culturale che anima questa magnifica Torre, proponendovi il nostro Alonso, un’opera attuale, in cui riecheggiano le 400 primavere di un classico senza tempo, il Don Chisciotte.

Un viaggio inaspettato

Così, l’occasione di rottura e sviluppo accade quando Nina, compagna di classe di Alonso, lo trascina fuori di casa, lontano dalla sua confort zone e al tempo stesso nel suo intimo, alla ricerca di un taccuino da disegno scomparso che promette risposte alla sua crisi. Ecco la brezza che fa tornare mucchio il castello di carte innalzato del protagonista. Inizia da qui il viaggio di Alonso, tra l’investitura a cavaliere da parte di un improbabile vicino, un tragicomico duello con un rider e la compagnia di un inaffidabile destriero, trovandosi con Nina e la sua Vespa a vivere l’avventura cavalleresca che non aveva mai osato sognare.

 

Andrea Cosentino, AKA “lo spirito di Don Chisciotte”

Oltre alla storia di Alonso, che gli spettatori possono seguire con l’ausilio di visori a 360°, a completare lo spettacolo nella Torre si trova un fantastico Andrea Cosentino nei panni eterei dello spirito di Don Chisciotte, che accompagna il pubblico con un’appassionata narrazione dal vivo, ai piedi delle scalinate che sovrastano la sala dalla Torre.

Mai stati così “(In)alberati”, la Torre dell’Arsenale

Ma diciamo qualcosa in più del luogo straordinario in cui si tiene Alonso, la Torre dell’Arsenale. Edificio che vanta 200 e oltre anni di storia, fu iniziato a costruire nel biennio 1809/10, durante la dominazione francese sull’ormai ex Serenissima Repubblica. La Torre, progettata dell’architetto transalpino Lessan, vanta un’altezza di 35 metri e si sviluppa in due volumi sovrapposti, l’inferiore a sezione trapezoidale, il superiore a pianta rettangolare. La struttura fu inizialmente eretta come torre per alberare i vascelli alla mo’ danese, impiegando alla sua sommità un intricato meccanismo detto “Grua”. Ma, con la capitolazione di Napoleone e la seguente spartizione dei territori da lui annessi tra gli stati partecipanti al congresso di Vienna tra 1814 e 1815, Venezia tornò all’Impero Austriaco. Questa serie di sconvolgimenti politici provocò l’arenarsi della costruzione della Torre, che si concluderà nel 1826, non senza modifiche alle strutture di alberazione, impiegando due antenne dette “capra” o “biga” in luogo della più complicata Grua. Fu così che, col passare degli anni, l’avvento di nuove tecnologie nautiche e l’affermarsi delle imbarcazioni a vapore, la torre divenne obsoleta e cadde in un lungo oblio, sfruttata come magazzino per i materiali dell’Arsenale.

Il recupero e l’impiego pubblico

Finalmente, con gli inizi degli anni ’80, ebbe inizio la rivalutazione della zona dell’Arsenale, e con essa quella della Torre di Porta Nuova, in un processo lento ma costante che culminò nel 2006, quando la Torre entrò a far parte degli edifici compresi nel concorso di bando europeo “Second Chance”, per la rivalutazione di complessi industriali dismessi, al fine di utilizzarli in iniziative di carattere culturale e scientifico. Infine, a partire dal 2011, la costruzione divenne il luogo per eventi, mostre e, ora possiamo dirlo, spettacoli, che è oggi, un polo culturale caratterizzato dalla continuità tra antico e moderno, sia nell’estetica degli interni, con lo stile tipicamente contemporaneo dell’acciaio Corten racchiuso tra le pareti, finestre, portoni originali, sia nell’impiego pubblico, consegnando al visitatore contemporaneo che vi entra una parte dell’eredità storica e culturale della Torre, dell’Arsenale e di Venezia stessa.

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