Il Teatro è Esperienza. Ogni luogo è teatrale, reale o non.

Questo venerdì 5 giugno, sulla piattaforma online Zoom.us, andrà in scena il Teatro Clandestino, la nuova produzione originale di Fucina, un lavoro scritto per essere realizzato attraverso una videochiamata, tra l’attore e i suoi interlocutori / spettatori.

Incontrarsi senza incontrarsi. E’ possibile?

Con il diffondersi della pandemia di covid-19, tutti i luoghi di aggregazione sono stati repentinamente chiusi. I teatri più repentinamente di tutti gli altri (discoteche, ristoranti, pub, centri commerciali). Quasi che fosse universalmente riconosciuto che le sale teatrali e da concerto sono dei focolai. Di bellezza, di risate, di socialità. Chissà di che altro ancora.

Scherzi a parte, nel momento di emergenza, anche Fucina Culturale Machiavelli, come tutti i teatri di Verona e d’Italia, ha dovuto interrompere bruscamente tutte le sue attività, la sua stagione, arrivata a metà #FAME di cultura, si è fermata e non sappiamo ancora se sarà possibile recuperare tutti gli spettacoli e i concerti annullati.

Ma questo non ci ha fermato. Perché il fuoco della fucina non si spegne così facilmente. Come fare in modo che il teatro sopravviva, anche a distanza? Volatilizzandolo come l’acqua nella sauna? Forse rendendolo virtuale, agile e igienico, compatibile con tutte le pandemie.

Da anni Fucina gioca con il linguaggio teatrale creando spettacoli che sono delle vere e proprie esperienze.

Prima Cecità – spettacolo al buio, per pochi spettatori bendati. Poi Real Life Theatre, spettacolo in cui piccoli gruppi di spettatori erano chiamati a diventare protagonisti della storia e influenzarne il finale. (E, per dovere di cronaca, i nostri spettatori ne sono stati entusiasti sperimentatori, sempre prodighi nel passaparola e nell’invitare altri poveri malcapitati a ripetere l’esperienza dei pionieri).

L’approdo sul mezzo virtuale quindi – che non vuole né potrà mai essere sostitutivo del teatro tradizionale, certamente – non ci è sembrata un’idea così inaccettabile. Purché non fosse la violenza di una riduzione di un’opera scritta per il palcoscenico, ma un lavoro pensato, scritto e realizzato unicamente per il nuovo mezzo espressivo, con tutte le sue potenzialità e i suoi limiti, in questo caso, quelli di una videochiamata.

Ma il teatro online è ancora teatro o è un’altra cosa?

Molti colleghi si sono scagliati contro ogni forma di sperimentazione e di apertura a questi nuovi strumenti digitali. Per alcuni di loro il teatro non può prescindere dalla compresenza fisica di attore e spettatore in un solo luogo. Tutto ciò che non prevede queste condizioni irrinunciabili è un tradimento inconcepibile.

Eppure non sarebbe la prima volta che i protagonisti del teatro ne indagano la natura, tirandola e mettendola alla prova, come il metallo nel fuoco e nell’acqua, privandolo dei suoi elementi, uno per volta, per testarne la resistenza. Per secoli si è fatto il teatro senza regia (con buona pace dei registi), ed era ancora teatro, poi si è fatto teatro senza il testo, e (con buona pace pure dei drammaturghi) era ancora teatro. Si è fatto teatro senza la scenografia, ed era ancora teatro. Due elementi sono rimasti: l’attore e lo spettatore. (Sono stati sperimentati anche questi ma il teatro senza attore è semmai installazione, mentre il teatro senza spettatore è… beh, è semplicemente triste).

Teatro Clandestino, 2018
teatro clandestino verona
Anna Benico - attrice di Scena Machiavelli

Che cos’è il teatro?

A questa domanda è meglio non rispondere. O, se proprio, farlo con le parole di altri, altre voci più autorevoli.

Nel 1970 Jerzy Grotowski, avanguardista del teatro novecentesco, dalle pagine del suo Per un teatro povero, affermava che «possiamo perciò definire il teatro come “ciò che avviene tra l’attore e lo spettatore”».

Al tempo stesso Peter Brook, Maestro del teatro ancora in attività, scrive nel suo “La porta aperta”:

«Teatro come parola è così vaga da essere o priva di significato o da creare confusione quando una persona parla di un suo aspetto, e un’altra di qualcosa di assolutamente diverso. E’ come parlare della vita.
Il termine è troppo grande per recare con sè un significato. Il Teatro non c’entra con edifici, né con testi, attori, stili o forme. L’essenza del Teatro è contenuta in un mistero chiamato “il momento presente”. […] Il momento presente è sbalorditivo. Come i frammenti spezzati di un ologramma, la sua trasparenza è ingannevole.
Quando questo atomo di tempo si apre, l’interezza dell’universo è contenuta nella sua infinita piccolezza».

Il teatro è il momento presente, ovunque si trovi.

E’ da questo momento presente che fiorisce Meet the doctor, il teatro in videochiamata. E’ teatro? Non lo sappiamo e non ci interessa dirlo. Ma è sicuramente un incontro. Presente, vivo.

La morte del teatro non è il suo abbandono della terraferma per mari inesplorati; la morte del teatro è semmai la falsità e l’affettazione, la maniera come accettazione passiva, sono le sale vuote che qualcuno accetta perché in fondo “il teatro è per pochi” ed è giusto che sia così.

Finché un attore riesce a creare la vita, e uno spettatore è disposto a credere a questa vita, il teatro respira, e gioisce.

Curiosi?

Scopri il teatro clandestino.

 

 

Teatro ex Centro Mazziano - Via Madonna del Terraglio 10, Verona