Vaghiamo sperduti, solitari viandanti, in affollati deserti, in cerca d’acqua. Abbiamo sete di molte cose. Di alcune ci è stato detto che non possiamo non desiderarle. Ma non ci dissetano.

Per altre ci hanno detto che è tardi, che è impossibile qualcosa cambi. Che il mondo brucia, e forse va bene così. Ma questo non ci acquieta, ci inquieta. Fa fremere le pupille alla frenetica ricerca di un’alternativa. Di un grimaldello per rovesciare il mondo.

E poi, a volte, troviamo un luogo dove posare il capo.

/Te’atro/

Istruzioni per l’uso:

  1. Scendi dalla ruota da criceto su cui ti hanno legato dicendoti che il mondo dipende dalla tua corsa. Per cinque minuti, o cinque ore, riprenditi la tua vita.
  2. Segna l’oasi sulla mappa (o sul tuo calendar). Così la ritroverai la prossima volta che avrai sete. Puoi anche avvisare altri della sua posizione: l’acqua dell’oasi è magica e, più persone la bevono, più copiosa sgorga.
  3. Scopri quanto è profonda la fonte. Può suscitare trip inaspettati, o forse è solo il caldo che genera miraggi.
  4. Sconnettiti. Da quella bolla che ti divora ogni giorno qualche ora, un pezzo di cervello, un pezzo di fegato. Connettiti. Con le altre bestie strane che popolano l’oasi, cercando modi per restare esseri umani.

L’oasi di cui parliamo non è delimitata da quattro muri verdi. È un luogo dell’anima. Può essere un libro, un film, una musica, un festival, un autore, un testo le cui parole sono come un balsamo che lenisce.

L’oasi non è nemmeno un rifugio in cui chiudersi e fingere che il mondo non esista. Al contrario, è una fonte da cui attingere per riportare nel mondo ciò che ci ha dissetato, la speranza che vi abita, un’idea per essere noi stessi motore primo del cambiamento che desideriamo.

No, che agogniamo.

Torniamo a ricordarci cosa significhi essere umani.

Non vogliamo più leggere di persone che auspicano l’estinzione della specie umana. Siamo stanchi del linguaggio d’odio che sentiamo prevalere nel dibattito pubblico e nel web. Vogliamo tornare a ricordarci cosa significhi essere umani. Riportare in primo piano una pluralità di valori, contrapposti a ciò che ci fa vergognare della nostra specie. L’arte. La bellezza. La solidarietà. Una società che tutela i fragili. Che ha bandito la violenza nella gestione delle controversie. Che ripudia la guerra.

La nostra meravigliosa lingua. La capacità di parlare più lingue. La poesia. Il cinema. La musica. Il teatro. La cucina, l’architettura, la danza. La parola che apre, la parola che salva dal baratro. La capacità di osservare il cielo senza volerlo bucare con un razzo. Senza volervi piantare una bandiera.

La sete di qualcosa che vada oltre e allo stesso tempo ci tenga qui, vicino alle cose che amiamo.

E tu, di cosa hai sete?