Descrizione
Il concerto
Con i sei Quartetti op. 18, Beethoven si confronta per la prima volta con uno dei generi più raffinati della musica da camera, raccogliendo l’eredità di Haydn e Mozart e cominciando a trasformarla con un’energia tutta personale. Nel Quartetto in fa maggiore, l’Allegro con brio alterna eleganza e slancio, costruendo un dialogo vivace a partire da una breve idea affidata al violoncello. Il cuore dell’opera è l’Adagio affettuoso ed appassionato, ispirato alla scena della tomba di Romeo e Giulietta. Il successivo Allegro molto introduce una vivacità quasi giocosa, con accenti umoristici che anticipano il futuro Beethoven. Il finale, scorrevole e brillante, chiude il quartetto con ritmo deciso e leggerezza settecentesca.
Di tono più disteso e capriccioso, il Quartetto in sol maggiore è attraversato da dialoghi garbati e da un umorismo sottile, che gli è valso il soprannome di «quartetto dei complimenti». L’Allegro iniziale si apre con frasi aggraziate, spesso affidate al primo violino, ma sotto la superficie amabile si sviluppa una scrittura ricca e ben articolata. Nell’Adagio cantabile, una melodia contemplativa incornicia una sezione centrale più animata, percorsa da rapide figurazioni, prima di tornare trasformata e ornata. Lo Scherzo, brillante e arguto, e il finale rivelano con particolare evidenza il legame con il modello haydniano. A dare avvio a quest’ultimo è un breve tema dal carattere popolare, intonato dal violoncello e ripreso dagli altri strumenti in un gioco fluido e vivace.











