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	<title>Stagione 20.21 &#8211; Fucina Culturale Machiavelli</title>
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	<description>Teatro e musica a Verona</description>
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	<title>Stagione 20.21 &#8211; Fucina Culturale Machiavelli</title>
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		<title>Davide Carnevali: creare un&#8217;opera in Europa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Beatrice]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Jun 2021 17:48:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[artisti in fucina]]></category>
		<category><![CDATA[Stagione 20.21]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[davide carnevali]]></category>
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					<description><![CDATA[Intervista a Davide Carnevali, drammaturgo In occasione dello spettacolo di sabato 5 giugno &#8220;Peppa Pig prende coscienza di essere un suino&#8221; in Fucina Culturale Machiavelli abbiamo intervistato Davide Carnevali, drammaturgo,...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2><a href="https://www.fucinaculturalemachiavelli.com/davide-carnevali-creare-unopera-in-europa/">Intervista a <strong>Davide Carnevali, </strong>drammaturgo</a></h2>
<p>In occasione dello spettacolo di sabato 5 giugno &#8220;<a href="https://www.fucinaculturalemachiavelli.com/events/peppa-pig-prende-coscienza-di-essere-un-suino/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Peppa Pig prende coscienza di essere un suino</strong></a>&#8221; in <strong>Fucina Culturale Machiavelli</strong> abbiamo intervistato <strong>Davide Carnevali, </strong>drammaturgo, suo creatore che al momento vivo a Berlino. L&#8217;abbiamo raggiunto telefonicamente per raccontarci cosa vuol dire esser drammaturgo in Europa.</p>
<p><span id="more-10345"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Ciao Davide, attualmente ti trovi a Berlino, ma sei un drammaturgo che lavora in tutta Europa, siamo curiosi di sapere da dove hai iniziato e qual è la tua formazione hai?</strong></h3>
<p>Ho iniziato intorno ai 20 anni, in alcuni laboratori di <strong>Laura Curino</strong> e poi facendole da assistente. Parallelamente, a Milano gestivamo con alcune amiche e amici una piccola sala che si chiamava<em><strong> Scalo10</strong></em>, ti parlo del 2002/2003. Poi mi sono trasferito a <strong>Barcellona</strong> nel 2005 e ho iniziato la formazione di drammaturgo, frequentando dei corsi di drammaturgia presso la Sala Beckett, dove sono entrato in contatto con molta drammaturgia europea contemporanea.<br />
Intanto mi ero iscritto ad un dottorato in <em>Teoria del teatro</em>, che mi ha portato a<strong> Berlino</strong>. È stato in questa città che ho iniziato la mia carriera di autore, grazie al <strong>Theatertreffen</strong>, il Festival più importante di teatro in Germania, che ha una sezione dedicata alla nuova drammaturgia chiamata Stückemarkt. Lì hanno premiato &#8220;<strong>Variazioni sul modello di Kraepelin</strong>&#8221; e da li è iniziata la diffusione delle mie opere a livello europeo, anche grazie alla Maison Antoine Vitez, che che ha tradotto i miei testi in francese. Negli ultimi tre anni sono stato molto più presente in Italia, grazie a Claudio Longhi che mi ha chiamato come artista residente a <strong>ERT</strong> Emilia Romagna Teatro.</p>
<h3><b>Cos&#8217;è che ti ha fatto scegliere il linguaggio del teatro per esprimerti artisticamente?</b></h3>
<p>All&#8217;inizio scrivevo narrativa, non pensavo di scrivere di teatro, <strong>non avrei mai pensato di fare questo mestiere</strong>. Ma il teatro rispetto ad altre forme artistiche ha una caratteristica unica, fondamentale: quella di mettere in comunicazione, in sintonia o in contrasto <strong>la parola</strong> con la <strong>materialità</strong>, con il corpo fisico, con l’apparizione fisica davanti allo spettatore di quello che la parola ha evocato o descritto.<br />
Questo contrasto o assonanza che si crea tra la parola e il corpo è unico nel <a href="https://www.fucinaculturalemachiavelli.com/events/peppa-pig-prende-coscienza-di-essere-un-suino/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">teatro</a> ed è interessantissimo lavorare e portare in scena questa dicotomia.</p>
<h3><strong>Cosa ne pensi della nuova drammaturgia a livello europeo? In che direzione sta andando?</strong></h3>
<p>I contesti sono molto differenti in realtà, credo che sia difficile identificare una drammaturgia a livello europeo. Ad esempio in <strong>Germania</strong> c’è un sistema teatrale che fomenta molto la drammaturgia, che la richiede e la sostiene e che rende anche relativamente veloce poi il passaggio dalla scrittura alla messa in scena. Quindi è molto più facile scrivere di attualità, di politica o di temi sociali urgenti, e portarli rapidamente davanti al pubblico. In <strong>Spagna</strong>, come da noi, invece è più difficile per il drammaturgo, il sistema è molto legato alla tradizione e meno rivolto all&#8217;attualità. Anche se in <strong>Catalunya, </strong>invece<strong>, </strong>la drammaturgia entra nelle questioni legati all&#8217;identità linguistica, il che ha fatto fiorire negli ultimi trent’anni un teatro molto centrato sulla parola, sul modello <strong>britannico</strong>. Anche in <strong>Francia</strong> sono molto legati alla loro lingua e alla loro tradizione. Lì c’è un’influenza maggiore della figura registica, come in <strong>Italia</strong>, anche se da noi la tradizione attoriale è quella più forte; da noi la figura del drammaturgo ha sempre avuto un ruolo minore.</p>
<div id="attachment_10370" style="width: 418px" class="wp-caption alignright"><a href="https://www.fucinaculturalemachiavelli.com/events/peppa-pig-prende-coscienza-di-essere-un-suino/" target="_blank" rel="https://www.fucinaculturalemachiavelli.com/events/peppa-pig-prende-coscienza-di-essere-un-suino/ noopener noreferrer"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-10370" class="wp-image-10370" src="https://www.fucinaculturalemachiavelli.com/wp-content/uploads/2021/06/Davide-Carnevali-foto-III-credits-Pino-Montisci-1024x680-1-300x199.jpg" alt="" width="408" height="270" srcset="https://www.fucinaculturalemachiavelli.com/wp-content/uploads/2021/06/Davide-Carnevali-foto-III-credits-Pino-Montisci-1024x680-1-300x199.jpg 300w, https://www.fucinaculturalemachiavelli.com/wp-content/uploads/2021/06/Davide-Carnevali-foto-III-credits-Pino-Montisci-1024x680-1.jpg 581w" sizes="(max-width: 408px) 100vw, 408px" /></a><p id="caption-attachment-10370" class="wp-caption-text">Davide Carnevali fotografato da Pino Montisci</p></div>
<h3><strong>Cosa pensi che il pubblico debba aspettarsi dal teatro oggi, soprattutto dopo la situazione di emergenza attuale?</strong></h3>
<p>La situazione è ancora un po&#8217; imprevedibile. Poi, in questo periodo, si sono acuiti alcuni problemi che dipendono dall<strong>&#8216;educazione estetica del pubblico</strong>, vincolata alla fruizione di prodotti audiovisuali. L&#8217;aumento del consumo delle serie tv, dei video è cresciuto e influenza sicuramente il modo in cui il pubblico si approccia al teatro, le sue aspettative e i suoi gusti.<br />
Per esempio il rapporto con YouTube e i social che hanno gli adolescenti è molto più forte di quello che hanno con il teatro e influenza il loro modo di recepirlo. Il teatro non può competere con il video, ma può contare sulla materialità, la presenza fisica; dobbiamo puntare su quella cosa che si crea nella co-presenza tra pubblico e attore.<br />
<strong>Dobbiamo fare in modo che il pubblico senta la mancanza di questa cosa. Rimettere l&#8217;accento sulla dimensione della presenza, dell&#8217;incontro fisico. Cosa che è mancata molto a tutti, durante questa pandemia.</strong></p>
<h3><strong>Qual è il rischio maggiore che hai corso (artisticamente o nella vita)?</strong></h3>
<p>Il rischio maggiore che ho corso <strong>penso che sia stato quello di fare questo lavoro</strong>. Un rischio corso un po&#8217; inconsciamente, non pensavo sarebbe diventato un mestiere. Quando inizi a lavorare in questo ambito, che è molto difficile e complesso e che non ti dà un ritorno economico immediato, fai sostanzialmente la fame. Ma lo fai perché ti piace farlo, perché ti interessa realmente farlo, anche se è molto rischioso, perché non sai dove ti porta, segui solo l’intuizione e non il ragionamento logico. Ma forse, proprio per questo, è un periodo molto interessante da vivere.</p>
<p>Grazie mille Davide!</p>
<p>Vi aspettiamo tutti allo spettacolo in <strong><a href="https://www.fucinaculturalemachiavelli.com/riapre-il-teatro-e-si-torna-a-cantare/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Fucina Culturale Machiavelli</a> questo sabato alle ore 2o.oo!</strong></p>
<p>Qui potete acquistare i biglietti:<a href="https://www.fucinaculturalemachiavelli.com/events/peppa-pig-prende-coscienza-di-essere-un-suino/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> https://www.fucinaculturalemachiavelli.com/events/peppa-pig-prende-coscienza-di-essere-un-suino/</a></p>
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		<title>Tindaro Granata arriva a Verona con Antropolaroid</title>
		<link>https://www.fucinaculturalemachiavelli.com/tindaro-granata-arriva-a-verona-con-antropolaroid/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Beatrice]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 May 2021 14:06:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[artisti in fucina]]></category>
		<category><![CDATA[Stagione 20.21]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Antropolaroid]]></category>
		<category><![CDATA[tindaro granata]]></category>
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					<description><![CDATA[]]></description>
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		<h1><a href="https://www.fucinaculturalemachiavelli.com/tindaro-granata-arriva-a-verona-con-antropolaroid/"><strong>Intervista a Tindaro Granata</strong></a></h1>
<p style="text-align: left;"><strong>Tindaro Granata</strong> arriva a Verona con <strong>Antropolaroid</strong> dopo aver girato mezza Italia. Lo spettacolo che fonda antropologia e fotografica, porterà gli spettatori in un&#8217;esperienza catartica attraverso i ricordi e la memoria fotografica.</p>
<p><span id="more-10176"></span><br />
In occasione della riapertura del teatro e dello spettacolo in scena <a href="https://www.fucinaculturalemachiavelli.com/events/antropolaroid/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">sabato 29 maggio alla 20.00</a> abbiamo fatto qualche chiacchera con il suo creatore <strong>Tindaro Granata</strong> che vestirà i panni del drammaturgo del registra e dell&#8217;attore.</p>
<h3><strong>Ciao Tindaro, siamo molto felici di portare Antropolaroid  in Fucina, raccontaci un po&#8217; com&#8217;è nato questo spettacolo? Come ha preso forma? Anche l&#8217;ambiente circostante ti ha influenzato nella scrittura? </strong></h3>
<p><b>Antropolaroid </b><span style="font-weight: 400;">è nato  11 anni fa. Io stavo facendo un lavoro con una regista che purtroppo è morta di un brutto male l&#8217;anno scorso che si chiamava Cristina Pezzoli e eravamo un gruppo di 40 persone, ci dovevamo presentare tra di noi e lei ci aveva chiesto di fare un esercizio che era quello di raccontarci di noi, dei nostri nonni, della nostra famiglia. E ognuno di noi ha fatto suo piccolo Antropolaroid di circa un quarto d’ora, dieci minuti. Io l’avevo fatto di quasi mezz’ora e già da subito avevo capito che sarebbe diventato uno spettacolo perché mi sentivo, sentivo che la la cosa più giusta che io potessi fare per raccontarmi. E </span><span style="font-weight: 400;"> quindi è nato così. </span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Poi ho fatto dei concorsi, l’ho migliorato e poi ha  debuttato 8 luglio del 2011, esattamente 10 anni fa. </span><span style="font-weight: 400;">L&#8217;ambiente in cui mi trovavo in quel periodo era Roma. Avevo lasciato la Sicilia, ero a Roma e facevo mille lavori. <strong>Quindi per me era quel sogno, un sogno, quello di far l&#8217;attore</strong>. Non ero ancora un professionista, questa cosa me la ricordo con molta con molta tenerezza.</span></p>
<h4><strong>Poi aggiungo anche che io sono felicissimo di essere nella vostra Regione in Veneto, perché provo un grande affetto, ho tantissimi amici veneti.  </strong></h4>
<p><span style="font-weight: 400;">Io dico sempre poi che ho un fratello Veneto,  Sergio Meggiolan del Teatro Astra. Questo lo dico perché io in Veneto ho fatto più repliche che in Sicilia. Il fatto è strano perché è uno spettacolo in dialetto siciliano. Io in Veneto mi sento accolto, siete la popolazione dove, anche se parliamo la lingua molto diversa, abbiamo delle tradizioni, degli usi molto diversi io mi sento come se fossi stato veramente tanto accolto nel senso più nobile del termine e <strong>quindi ogni volta ch</strong></span><span style="font-weight: 400;"><strong>e mi succede che posso venire in Veneto</strong>, <strong>per me è una gioia</strong>.</span></p>
<h3><a href="https://www.fucinaculturalemachiavelli.com/events/antropolaroid/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><img decoding="async" class="alignnone wp-image-10181 size-large" style="font-size: 16px;" src="https://www.fucinaculturalemachiavelli.com/wp-content/uploads/2021/05/WhatsApp-Image-2021-05-25-at-10.40.43-1-1024x683.jpeg" alt="Tindaro Granata nello spettacolo Antropolaroid" width="1024" height="683" srcset="https://www.fucinaculturalemachiavelli.com/wp-content/uploads/2021/05/WhatsApp-Image-2021-05-25-at-10.40.43-1-1024x683.jpeg 1024w, https://www.fucinaculturalemachiavelli.com/wp-content/uploads/2021/05/WhatsApp-Image-2021-05-25-at-10.40.43-1-300x200.jpeg 300w, https://www.fucinaculturalemachiavelli.com/wp-content/uploads/2021/05/WhatsApp-Image-2021-05-25-at-10.40.43-1-768x512.jpeg 768w, https://www.fucinaculturalemachiavelli.com/wp-content/uploads/2021/05/WhatsApp-Image-2021-05-25-at-10.40.43-1-900x600.jpeg 900w, https://www.fucinaculturalemachiavelli.com/wp-content/uploads/2021/05/WhatsApp-Image-2021-05-25-at-10.40.43-1-600x400.jpeg 600w, https://www.fucinaculturalemachiavelli.com/wp-content/uploads/2021/05/WhatsApp-Image-2021-05-25-at-10.40.43-1.jpeg 1500w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></h3>
<p>Tindaro Granata nello spettacolo Antropolaroid</p>
<h3><b>Cos&#8217;è che fonde assieme Antropologia e fotografia?</b></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">Mi piace rispondere a questa domanda, perché in questa domanda ci sta </span><span style="font-weight: 400;"> il senso dello spettacolo. </span><span style="font-weight: 400;">Le fonda una cosa importante: la memoria. La memoria che può essere visiva  </span><span style="font-weight: 400;">quindi foto e antropologica, quindi racconto della storia di sé, un recupero della propria storia, quindi questo è quello che li tiene  insieme.<br />
</span><span style="font-weight: 400;"><strong>Lo spettacolo è uno spettacolo sul rapporto che noi abbiamo con il nostro tempo, con il nostro passato con le nostre famiglie, con i nostri ricordi</strong>. </span><span style="font-weight: 400;">Infatti io dico sempre la definizione dello spettacolo, la data, chiaramente una spettatrice che una sera di tanti anni fa, quando noi  abbiamo fatto un incontro col pubblico, lei disse : “questo spettacolo mi è sembrato, come se mi avesse fatto aprire dei  cassetti della mia memoria dove tengo i miei nonni, gli zii , i  miei genitori giovani e io ho aperto questi cassettini, ce l&#8217;ho ritrovato nei le immagini della mia infanzia,  della mia famiglia che mi ha fatto bene per questo”. </span></p>
<h3><b>Qual&#8217;è la parte più bella per te, più bella da interpretare di Antropolaroid?</b></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">La parte alla quale sono molto legato e quella della della mia bisnonna. Perché me la ricordo quando ero piccolino, me la ricordo quando era vecchia. Io nello spettacolo la interpreto in diverse fasi della sua vita, la faccio quando è giovane e quando è vecchia. Me la immagino  e mi diverto a costruirmi l’immagine di com’era questa signora anziana che io avevo conosciuto. </span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Quindi questa è una cosa che mi piace molto e dire il personaggio che mi piace di più è una cosa molto difficile perché mi piacciono tutti. Ma se dovesse scegliere, sceglierei questa.</span></p>
<h2><b>A chi non ha mai visto <a href="https://www.fucinaculturalemachiavelli.com/events/antropolaroid/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Antropolaroid</a> cosa consigli di fare? Cosa dici?</b></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Quindi per chi sta leggendo quest’intervista per decidere se venire a vedere o meno lo spettacolo.  </span><span style="font-weight: 400;">Io dico che Chi verrà troverà qualche cosa di totalmente inaspettato, si penserà di andare a vedere uno spettacolo per ma si renderà conto, mentre in sala che il vero protagonista di quella serata è la persona stessa che il pubblico stesso, la persona stessa che viene. </span><span style="font-weight: 400;">Lo spettacolo ti mette in una condizione per la quale sei tu, che fai  un percorso di memoria, catartico, con i tuoi ricordi, con la tua storia. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quindi io consiglio a tutti quelli che vogliono fare una cosa del genere di venire a vedere lo <a href="https://www.fucinaculturalemachiavelli.com/events/antropolaroid/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">spettacolo</a>.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>(Artisticamente o nella vita) qual è il rischio più grande che hai corso?</strong></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">Ahah bella questa domanda. Il rischio più grande <strong>che io ho corso è quello di non dare valore al mio lavoro</strong>.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Quindi trattarlo come se fosse qualcosa che non avesse valore, invece  fortunatamente questo rischio che ho un corso, sai per lavorare ognuno di noi ha fatto, fa di è tutto che poter lavorare, lavorare anche vita, no e tante volte per accettare lavori o per raccontare delle cose, uno mette da parte la propria vita da parte molte cose. Io ho scelto sempre il lavoro, però alcune volte c&#8217;è stato, come dire, il rischio che il lavoro stesso mi potesse imbruttire, farmi diventare una brutta persona;  o una persona che come tanti vive il proprio lavoro con frustrazione, come un tipo di cose negative e invece io questo non lo voglio fare. Non l&#8217;ho voluto fare . Quando c’è stato  il rischio che potesse accadere, grazie al cielo, poi mi sono reso conto che questo non doveva accadere, quindi ho fatto di tutto affinché non accadesse.</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Infatti il mio rapporto con il lavoro adesso è come se mi servisse farmi diventare una persona migliore. Questa è la cosa più importante secondo me, perché invece spesso accade che nel proprio lavoro non si sempre rose e fiori, ci sono i momenti di caduta dei momenti in cui si sbaglia e poi a volte fai sempre gli stessi sbagli. Quindi questo è il rischio più grande.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Poi fortunatamente,  ho avuto anche la fortuna di non incorrere in questo rischio ma di sorpassarlo.</span></p>
<h3><b>Alla luce anche dell&#8217;ultimo anno ma non solo, tu come lavoratore dello spettacolo hai mai pensato : ma chi me l&#8217;ha fatto fare? E come sei uscito da questo pensiero?</b></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">No. Però ho pensato una cosa. Questo anno ha scoperchiato un po&#8217; il vaso di Pandora, cioè ci ha fatto capire che siamo governati da persone che non hanno saputo governarci bene, siamo gestiti da direttori che sono politici, spesso non sempre. La cultura chiaramente non è una cosa prioritaria per il popolo italiano e questa cosa è quella l&#8217;unica cosa che mi ha fatto molto male. Non che io prima credessi il contrario, ma non ne avevo le prove, invece adesso abbiamo un proprio lettore tangibili che  tutto si muove in un meccanismo che non è dell’arte e nemmeno della solidarietà. <strong>Arte è solidarietà</strong>. In quest&#8217;anno ho capito che non c&#8217;è solidarietà, quindi non c&#8217;è  arte. Poi ovviamente questo non è un discorso assoluto, perché noi oggi siamo qui a fare questa intervista perché per dimostrare il contrario.  Nel momento in cui lo dico lo sto anche  un po&#8217; negando però la sensazione che io ho percepito è quella. </span></p>
<p>Vi aspettiamo tutti sabato 29 maggio in Teatro per finalmente tornare a vivere il <a href="https://www.fucinaculturalemachiavelli.com/riapre-il-teatro-e-si-torna-a-cantare/">teatro assieme ! </a></p>
<p>Acquista <a href="https://www.fucinaculturalemachiavelli.com/events/antropolaroid/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">qui</a> i biglietti!</p>
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		<title>L’Anno della Cicala</title>
		<link>https://www.fucinaculturalemachiavelli.com/anno-della-cicala/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sara Meneghetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Oct 2020 09:40:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Orchestra Machiavelli]]></category>
		<category><![CDATA[Stagione 20.21]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Anno della Cicala]]></category>
		<category><![CDATA[direzione artistica]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[stagione 2020.2021]]></category>
		<category><![CDATA[teatro]]></category>
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					<description><![CDATA[Questo non è un anno come gli altri. Questo è l’Anno della Cicala. A partire dalla crudele favola della cicala e della formica, ecco la nostra versione. Fucina Culturale Machiavelli lancia il tema della stagione 2020-2021. ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
		<div id="fws_69edf80f9df0e"  data-column-margin="default" data-midnight="dark"  class="wpb_row vc_row-fluid vc_row"  style="padding-top: 0px; padding-bottom: 0px; "><div class="row-bg-wrap" data-bg-animation="none" data-bg-animation-delay="" data-bg-overlay="false"><div class="inner-wrap row-bg-layer" ><div class="row-bg viewport-desktop"  style=""></div></div></div><div class="row_col_wrap_12 col span_12 dark left">
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		<h2><span style="font-family: Calibri Light, serif;">Guai a smettere di cantare</span></h2>
<p><span style="font-family: Calibri Light, serif;"><i>&#8220;E così venne l’inverno e la formica aveva la tana piena di scorte di cibo, ma si annoiava a morte.<br />
</i></span><span style="font-family: Calibri Light, serif;"><i>A un certo punto sentì una voce sulla superficie e si affacciò: era la cicala, tutta infreddolita, che vendeva le sue canzoni al miglior offerente. La formica la ospitò, di provviste ce n’erano in abbondanza. L’inverno prese più sapore&#8221;.</i></span></p>
<p><span style="font-family: Calibri Light, serif;">Questo non è un anno come gli altri. Questo è l’Anno della Cicala.<br />
</span><span style="font-family: Calibri Light, serif;">Non è il tempo di essere produttivi, ma è il tempo di rallentare.<br />
</span><span style="font-family: Calibri Light, serif;">Non è il tempo di rincorrere i nostri mille impegni, è il tempo di concentrarsi sulle poche cose essenziali che, caduto tutto il resto, ci sono rimaste davanti agli occhi.<br />
</span><span style="font-family: Calibri Light, serif;">Non è tempo di riflettere su quanto effimera sia la vita, che ormai la vita ce l’ha già fatto capire.<br />
</span><span style="font-family: Calibri Light, serif;">Non è tempo di gridare che le fake news ci stanno colonizzando i cervelli, perché i nostri cervelli sono ormai a ferro e fuoco.<br />
</span><span style="font-family: Calibri Light, serif;">Non è tempo di rimpiangere i limiti della nostra libertà, perché non esiste libertà senza responsabilità. E l’assenza di limiti è solo un limite di visione.</span></p>
<p><span style="font-family: Calibri Light, serif;">Oggi, più che in altri momenti, sappiamo che ogni nostra azione incide sulle persone che ci stanno intorno, le quali sono legate ad altre persone che non conosciamo, le quali viaggiano e ci fanno sentire congiunti di ogni essere vivente sul pianeta.<br />
</span><span style="font-family: Calibri Light, serif;">Questo è l’anno in cui, a dispetto di tutto, noi continuiamo a cantare. Testardamente. Finché c’è fiato. Finché il freddo non sia entrato nelle ossa, nelle orecchie, nella mente.<br />
</span><span style="font-family: Calibri Light, serif;">Questo è l’anno in cui ciò che è essenziale deve lottare per svolgere il suo essenziale compito: tenerci in vita, nonostante l’inverno. La cicala è sorda a chi prova a infilare l’arte sullo scaffale delle cose inutili, di cui si può fare a meno. Secondo la favola, la cicala d’inverno muore di freddo. Mentre è chi la lascia al freddo che muore dentro. </span></p>
<p><span style="font-family: Calibri Light, serif;">La cicala canta di gioia, canta la vita, canta per attrarre i suoi simili (senza pubblico il suo frinire è inutile, si affievolisce, si spegne). Questo è l’anno in cui cantiamo ancora più forte. Senza pensare troppo che sennò ci si appesantiscono le ali. Quest’anno solo sottili o plateali meccanismi di evasione. Perché ognuno di noi è cicala, indipendentemente da ciò che fa per vivere.<br />
</span><span style="font-family: Calibri Light, serif;">È cicala chi ama il proprio lavoro, chi usa la creatività per renderlo migliore.<br />
</span><span style="font-family: Calibri Light, serif;">È cicala chi racconta una storia ai propri bambini, o ai bambini degli altri.<br />
</span><span style="font-family: Calibri Light, serif;">È cicala chi osa immaginare un mondo diverso, in meglio, ed è così folle da cercare di costruirne un pezzetto al giorno.<br />
</span><span style="font-family: Calibri Light, serif;">È cicala chiunque non si rassegna alle cose sbagliate ma intoccabili perché “si sono sempre fatte così”.<br />
</span><span style="font-family: Calibri Light, serif;">Cicala è chiunque sogna, chiunque sceglie di non smettere di cantare.<br />
</span><span style="font-family: Calibri Light, serif;">Questo è l’Anno della Cicala perché abbiamo deciso che non è più il tempo di restarcene chiusi ognuno nella propria tana.</span></p>
<p><span style="font-family: Calibri Light, serif;">Nell’Anno della Cicala Fucina ha scelto di programmare. Una stagione di teatro e di live music, una stagione di musica classica, nel cuore della città, una stagione di corsi e laboratori, di incontri e di libri. Fucina ha scelto di aprire le proprie porte. Con la responsabilità che ci contraddistingue, con la consapevolezza di rendere un servizio del quale noi siamo i primi ad avere bisogno. Con la parola “essenziale” che lampeggia d’orgoglio nei nostri cervelli ogni volta che qualcuno prova a sostenere il contrario. La nostra città ci ha detto di non volersi fermare. Finché c’è speranza noi canteremo. Continueremo a creare lavoro. A generare occasioni per uscire dal nostro isolamento mentale. Dalla nostra tristezza e dalla nostra solitudine. A rincorrere il bello e a portarlo qui a Verona.</span></p>
<p><span style="font-family: Calibri Light, serif;">Giocheremo secondo le regole. Perché rispettare le regole significa rispettarci a vicenda e proteggere chi amiamo. Apriremo le porte con alcune novità, ma consapevoli che sia solo un periodo di passaggio. Un periodo in cui non possiamo smettere di vivere. Ci opponiamo fermamente all’idea che essere cicala significhi essere irresponsabili narcisisti che fanno divertire mentre la gente per bene lavora. Cantare per noi è vivere d’arte e per vivere d’arte non è necessario essere baroni annoiati. È sufficiente aver intravisto un’altra possibilità. Essenziale.<br />
</span><span style="font-family: 'Calibri Light', serif;">È sufficiente non dimenticarsi che, alle favole, il finale si può anche cambiare.</span></p>
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		<title>Teatro su misura</title>
		<link>https://www.fucinaculturalemachiavelli.com/teatro-su-misura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fucina Machiavelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2020 12:16:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Spettacoli esperienziali]]></category>
		<category><![CDATA[Stagione 20.21]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro]]></category>
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		<h2>Aiutaci a programmare i prossimi eventi di Fucina</h2>
<h3>Un questionario dedicato ai nostri spettatori, per progettare insieme i prossimi eventi invernali di Fucina Culturale Machiavelli!</h3>
<p>Spesso abbiamo detto che Fucina vuole essere una casa per i suoi spettatori, quindi abbiamo sempre cercato di coinvolgere il nostro pubblico in svariate iniziative. L&#8217;anno scorso abbiamo lanciato il progetto degli <strong>Spettatori Artistici</strong>, un gruppo di spettatori affezionati e novizi che hanno contribuito alla scelta degli spettacoli da inserire in cartellone per la stagione 19.20, #FAME.</p>
<p>Quest&#8217;anno, nonostante le difficoltà incontrate in questo 2020 funesto, abbiamo deciso di tornare a programmare. Non vogliamo che l&#8217;attività di Fucina si fermi, quindi ripartiremo con gli eventi invernali a breve. Uno dei pilastri fondanti di Fucina è quello di dare al nostro pubblico quello di cui ha bisogno, parlare degli argomenti di cui sente l&#8217;urgenza che si parli, farlo sentire a proprio agio nel nostro teatro.</p>
<p>Abbiamo quindi pensato ad un questionario, per <strong>far sì che Fucina sia sempre di più un teatro su misura</strong>, un teatro <strong>in grado di offrire degli eventi tailor made</strong> sulla base dei gusti e delle necessità di chi abita <strong>a Verona</strong>.</p>
<p><span id="more-8635"></span></p>
<p>Ti chiediamo di perdere qualche minuto del tuo tempo quindi per far sì che la prossima volta che verrai da noi tu possa vivere una serata spettacolare!<br />
Ti ricordiamo che tutti i dati sono raccolti in forma anonima e ti ringraziamo sin da ora per la disponibilità nel volerci aiutare, se deciderai di compilare il questionario.</p>
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