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	<title>cinema &#8211; Fucina Culturale Machiavelli</title>
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	<description>Teatro e musica a Verona</description>
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	<title>cinema &#8211; Fucina Culturale Machiavelli</title>
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		<title>The Shadow Scholars</title>
		<link>https://www.fucinaculturalemachiavelli.com/prodotto/the-shadow-scholars/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fucina Machiavelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Dec 2025 10:10:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<strong>Lunedì 23 febbraio 2026 ore 21.00</strong>
Teatro Fucina Machiavelli, Verona
<h3><strong> </strong>
<strong>di Eloise King</strong></h3>
Regno Unito – 2024 – 100′
Lingua: Inglese – Sottotitoli: Italiani

Patricia Kingori è la più giovane professoressa nera nei 925 anni di storia dell’università di Oxford. Incuriosita dall’industria segreta e multimiliardaria dei saggi accademici falsi, entra nel mondo degli “studiosi ombra”: si stima siano almeno 40.000 i keniani altamente istruiti e sottoccupati che sbarcano il lunario producendo saggi e articoli per studenti di tutto il mondo.

<em>A seguire approfondimento a cura di Heraldo con Tiziana Cavallo e Gianluca Solla, docente UniVr</em>

<a href="#leggidipiù">leggi di più&#62;&#62;</a>

__

<strong>BIGLIETTO UNICO</strong> <strong>7 € </strong>

<span style="color: #333333;">Ti interessano più documentari? <a style="color: #333333;" href="https://www.fucinaculturalemachiavelli.com/mondovisioni/#abbonamenti" target="_blank" rel="noopener">Acquista l'abbonamento&#62;&#62;</a></span>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2 id="leggidipiù"><strong>IL FILM</strong></h2>
<p>Patricia Kingori è la più giovane professoressa nera nei 925 anni di storia dell’università di Oxford. Incuriosita dall’industria segreta e multimiliardaria dei saggi accademici falsi, entra nel mondo degli “studiosi ombra”: si stima siano almeno 40.000 i keniani altamente istruiti e sottoccupati che sbarcano il lunario producendo saggi e articoli per studenti di tutto il mondo. Tra loro c’è Mercy, una madre single, che si fa in quattro per mantenere la figlia scrivendo migliaia di parole ogni notte, aiutando gli studenti dei paesi ricchi a laurearsi e trovare un lavoro redditizio. Intanto, negli Stati Uniti, una studentessa disperata vende sue foto online per potersi permettere di pagare un testo e ottenere un voto positivo agli esami. Insieme alla domanda crescono però anche le tensioni, con minacce di controlli e punizioni nel Regno Unito e in Australia, e l’ascesa della concorrenza dell’intelligenza artificiale. In questo scenario, mentre l’élite mondiale può pagare per lauree che non ha conseguito, e i keniani istruiti non trovano lavoro al di fuori di questa industria clandestina, Patricia si chiede quale sia il vero valore dell’istruzione.</p>
<h2 id="leggidipiù"><strong>TRAILER</strong></h2>
<p><iframe title="The Shadow Scholars - International Trailer" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/bLZCTERhImw?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>BIOGRAFIA</strong></h2>
<p><strong>Eloise King</strong> è una regista queer di origine caraibica, nata a Londra, che adotta un approccio interdisciplinare per raccontare storie complesse che portano in primo piano prospettive marginalizzate dalla cultura dominante e popolare. Il suo lavoro esamina fenomeni istituzionali e culturali per evidenziare le contraddizioni sociali e le conseguenti tensioni del cosiddetto &#8220;progresso&#8221;. In qualità di ex-produttrice esecutiva globale di VICE, ha guidato un team che ha realizzato diversi documentari internazionali pluripremiati, in Nord e Sud America, Europa e Asia. King ha ricevuto la Logan Nonfiction Fellowship, la Director Fellowship inaugurale di Netflix, la Firelight Media Fellowship e il TV and Film Charity John Brabourne Award. Il progetto di <em>Youts</em>, suo debutto nel lungometraggio narrativo da sceneggiatrice e regista, è stato selezionato per il prestigioso programma industry del BFI London Film Festival. <em>The Shadow Scholars</em> è il suo primo documentario da regista.</p>
<div class="press-review"></div>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>NIÑXS</title>
		<link>https://www.fucinaculturalemachiavelli.com/prodotto/ninxs/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fucina Machiavelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Dec 2025 10:04:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<strong>Lunedì 16 febbraio 2026 ore 21.00</strong>
Teatro Fucina Machiavelli, Verona
<h3><strong> </strong>
<strong>di Kani Lapuerta</strong></h3>
Messico, Germania – 2025 – 85′
Lingua: Spagnolo – Sottotitoli: Italiani

Dalla magica città di Tepoztlán, in Messico, la quindicenne Karla guida il pubblico intimamente e senza vergogna nel suo viaggio alla scoperta di sé stessa, affrontando le gioie e le incertezze dell’adolescenza, insieme ai pregiudizi di genere della società.

<em>A seguire approfondimento a cura di Heraldo con Filippo Baldi e Giovanni Zardini (Circolo Pink)</em>

<a href="#leggidipiù">leggi di più&#62;&#62;</a>

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<strong>BIGLIETTO UNICO</strong> <strong>7 € </strong>

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										<content:encoded><![CDATA[<h2 id="leggidipiù"><strong>IL FILM</strong></h2>
<p>Dalla magica città di Tepoztlán, in Messico, la quindicenne Karla guida il pubblico intimamente e senza vergogna nel suo viaggio alla scoperta di sé stessa, affrontando le gioie e le incertezze dell’adolescenza, insieme ai pregiudizi di genere della società. Mentre Karla affronta la sua transizione, il regista Kani Lapuerta trasforma otto anni di riprese in un film gioioso, che attraverso l’esplorazione da parte di Karla della sua identità transgender presenta una storia incoraggiante e dolce di formazione e di affermazione, che parla di resilienza e della complessità e difficoltà di crescere, risultando tanto specifica quanto universale.</p>
<h2 id="leggidipiù"><strong>TRAILER</strong></h2>
<p><iframe title="trailer_niñxs ENG SUB" src="https://player.vimeo.com/video/1068771960?dnt=1&amp;app_id=122963" width="1080" height="608" frameborder="0" allow="autoplay; fullscreen; picture-in-picture; clipboard-write; encrypted-media; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin"></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>BIOGRAFIA</strong></h2>
<p><strong>Kani Lapuerta</strong> è un regista e ricercatore trans. Ha ottenuto un master in cinema documentario presso la Escuela Nacional de Estudios Cinematográficos de la UNAM in Messico. Il suo lavoro esplora progetti e spazi che sfidano le egemonie di genere, sessualità e corporeità, aprendo nuove possibilità attraverso il mezzo audiovisivo. Nel 2023 ha scritto e diretto <em>La UNAM sin Límites</em>, una miniserie prodotta dall&#8217;UNAM e da Procine CDMX, che propone narrazioni di dissidenza tra sessualità e genere all&#8217;interno della più grande università del Messico. Nel 2021 è uscito <em>La Fuga</em>, un breve documentario che esplora la mascolinità e l&#8217;esperienza carceraria, che ha debuttato al Morelia International Film Festival ed è stato premiato in diversi festival internazionali. Kani tiene anche workshop di cinema in istituzioni e centri culturali in Messico e all&#8217;estero, condividendo la sua passione per il linguaggio audiovisivo come strumento di creazione e trasformazione.</p>
<div class="press-review"></div>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>The Guest</title>
		<link>https://www.fucinaculturalemachiavelli.com/prodotto/the-guest/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fucina Machiavelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Dec 2025 09:58:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<strong>Lunedì 9 febbraio 2026 ore 21.00</strong>
Teatro Fucina Machiavelli, Verona
<h3><strong> </strong>
<strong>di Zuzanna Solakiewicz, Zvika Portnoy</strong></h3>
Polonia, Qatar – 2024 – 78′
Lingua: Arabo, inglese e polacco – Sottotitoli: Italiani

Nel 2021, l’area di confine tra Polonia e Bielorussia è diventata una zona vietata, larga tre chilometri, dove i rifugiati si sono trovati brutalmente intrappolati. Erano diventati la posta in gioco di uno scontro politico: la Bielorussia li aveva ingannati promettendo un libero passaggio verso l’UE, in Polonia sono stati respinti e costretti a tornare oltre il confine.

<em>A seguire approfondimento a cura di Heraldo con Stefania Berlasso e Serena Zuanazzi (Associazione One Bridge to)</em>

<a href="#leggidipiù">leggi di più&#62;&#62;</a>

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<strong>BIGLIETTO UNICO</strong> <strong>7 € </strong>

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										<content:encoded><![CDATA[<h2 id="leggidipiù"><strong>IL FILM</strong></h2>
<p>Nel 2021, l’area di confine tra Polonia e Bielorussia è diventata una zona vietata, larga tre chilometri, dove i rifugiati si sono trovati brutalmente intrappolati. Erano diventati la posta in gioco di uno scontro politico: la Bielorussia li aveva ingannati promettendo un libero passaggio verso l’UE, in Polonia sono stati respinti e costretti a tornare oltre il confine. Una volta rientrati in Bielorussia però, venivano rimandati verso la Polonia: un’orribile situazione di stallo in un territorio inospitale e pericoloso. Maciek vive con la sua famiglia sul lato polacco del confine, e ha accolto in casa un rifugiato siriano esausto, il ventisettenne Alhyder. Dopo aver recuperato le forze, Alhyder si interroga sul da farsi. Dove andare senza mettere in pericolo se stesso o Maciek? La tensione è palpabile in questo documentario sensibile e discreto, che senza sensazionalismi ritrae le emozioni sui volti dei membri della famiglia polacca e del loro ospite. La situazione è disastrosa e una soluzione sembra impossibile. Eppure, allo stesso tempo, il film è permeato dal calore della solidarietà e del contatto umano.</p>
<h2 id="leggidipiù"><strong>TRAILER</strong></h2>
<p><iframe title="THE GUEST | international trailer | IDFA VdR Hong Kong IFF" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/EkVj5JFfLpA?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>BIOGRAFIA</strong></h2>
<p><strong>Zuzanna Solakiewicz</strong> è una scrittrice e regista, laureata in Lettere all&#8217;Università di Varsavia. Tra il 2005 e il 2009 ha vissuto in Israele, dove ha studiato regia cinematografica alla Sam Spiegel Film &amp; TV School di Gerusalemme, prima di completare uno stage alla Scuola di cinema di Lodz. Il suo documentario <em>15 Corners Of The World</em> ha vinto la Settimana della Critica al festival di Locarno 2014, il premio per il miglior documentario al Belgrade Documentary and Short Film Festival e altri riconoscimenti. <em>The Soil</em> del 2021 è stato presentato al Krakow Film Festival, DocsMX di Città del Messico e RAI Film Festival di Londra.</p>
<p><strong>Zvika Portnoy</strong> si è laureato in fotografia presso l&#8217;Accademia di Arte e Design BEZALEL di Gerusalemme nel 2007, e in Direzione della Fotografia e Regia alla Sam Spiegel Film &amp; TV School di Gerusalemme nel 2011. È membro della Israeli Association of Photographers, autore di diverse mostre fotografiche e di videoarte, e direttore della fotografia di numerosi cortometraggi, lungometraggi e documentari, tra cui l’acclamato <em>15 Corners Of The World</em> diretto da Zuzanna Solakiewicz.. Dal 2011 vive e lavora in Polonia.</p>
<div class="press-review"></div>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>The Dialogue Police</title>
		<link>https://www.fucinaculturalemachiavelli.com/prodotto/the-dialogue-police/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fucina Machiavelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Dec 2025 09:53:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<strong>Lunedì 2 febbraio 2026 ore 21.00</strong>
Teatro Fucina Machiavelli, Verona
<h3><strong> </strong>
<strong>di Susanna Edwards</strong></h3>
Svezia, Norvegia, Danimarca – 2025 – 90′
Lingua: Svedese, turco e farsi – Sottotitoli: Italiani

Dopo i violenti scontri tra polizia e manifestanti al vertice europeo di Göteborg nel 2001, un’indagine governativa concluse che la polizia svedese aveva bisogno di comprendere più a fondo i movimenti politici, con molti giovani in uscita dai partiti tradizionali e impegnati per la giustizia sociale e il clima, perché i metodi adottati rischiavano di aggravare le tensioni invece di placarle.

<em>A seguire approfondimento a cura di Heraldo con Giorgio Vincenzi e Giampaolo Trevisi, Consigliere Regionale ed ex capo scuola di Polizia di Peschiera</em>

<a href="#leggidipiù">leggi di più&#62;&#62;</a>

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<strong>BIGLIETTO UNICO</strong> <strong>7 € </strong>

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										<content:encoded><![CDATA[<h2 id="leggidipiù"><strong>IL FILM</strong></h2>
<p>Dopo i violenti scontri tra polizia e manifestanti al vertice europeo di Göteborg nel 2001, un’indagine governativa concluse che la polizia svedese aveva bisogno di comprendere più a fondo i movimenti politici, con molti giovani in uscita dai partiti tradizionali e impegnati per la giustizia sociale e il clima, perché i metodi adottati rischiavano di aggravare le tensioni invece di placarle. Fu creata così la “Polizia del dialogo”, una unità speciale con base a Stoccolma, operativa a tempo pieno. Nel 2022, tra manifestazioni di ogni genere, copie bruciate del Corano e proteste per il clima, la regista Susanna Edwards ha iniziato a seguire gli agenti nella loro missione di salvaguardare la libertà di espressione di tutti, il diritto a riunirsi in spazi pubblici e protestare. Il team lavora costantemente sul crinale tra personale e professionale: quando indossano l’uniforme devono mettere da parte le loro opinioni, ma sono spesso le loro esperienze e l’abilità nell’instaurare un rapporto di fiducia a ridurre la tensione in momenti complicati. In una società polarizzata, la squadra è unita dal senso dell’umorismo e da una vocazione comune: difendere la democrazia usando il dialogo come unica arma.</p>
<h2 id="leggidipiù"><strong>TRAILER</strong></h2>
<p><iframe loading="lazy" title="&#039;The Dialogue Police&#039;: first international trailer for freedom of speech documentary (exclusive)" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/VYeoFNv0ty4?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>BIOGRAFIA</strong></h2>
<p><strong>Susanna Edwards</strong> lavora sia nel cinema narrativo che documentario. Nel 1996 ha vinto il premio svedese Guldbagge per <em>Sunshadow</em>, un documentario sulla torera Cristina Sánchez, che è stato distribuito in 35 paesi e ha vinto numerosi premi internazionali. Nel 2000 ha ricevuto una nomination al Guldbagge per il suo film <em>Respect!</em>, che segue quattro ragazze adolescenti di Farsta, alla periferia di Stoccolma. Il suo primo lungometraggio narrativo, <em>Keillers Park</em> del 2006, è una storia d&#8217;amore senza lieto fine. Nel 2013 <em>Dance My Heart Out</em>, girato a Cuba, ha vinto il premio VIZE 97 della Fondazione Dagmar e Václav Havel, un prestigioso riconoscimento per i diritti umani. Nel 2017 ha realizzato il documentario <em>Golden Girl</em>, sulla pugile svedese Frida Wallberg, e completato <em>Capturing the Divine</em>, sulla cantante anglo-egiziana Natacha Atlas.</p>
<div class="press-review"></div>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Night is not eternal</title>
		<link>https://www.fucinaculturalemachiavelli.com/prodotto/night-is-not-eternal/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fucina Machiavelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Dec 2025 09:45:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<strong>Lunedì 26 gennaio 2026 ore 21.00</strong>
Teatro Fucina Machiavelli, Verona
<h3><strong> </strong>
<strong>di Nanfu Wang</strong></h3>
Stati Uniti – 2024 – 93′
Lingua: Inglese e spagnolo – Sottotitoli: Italiani

Un’appassionante storia di impegno politico attraverso lo sguardo della regista cinoamericana Nanfu Wang, che per sette anni ha seguito la giovane attivista cubana Rosa María Payá, figlia di Oswaldo Payá, cinque volte candidato al Premio Nobel per la Pace, nella sua lotta per il cambiamento democratico a Cuba.

<em>A seguire approfondimento a cura di Heraldo con Paolo Annechini, giornalista</em>

<a href="#leggidipiù">leggi di più&#62;&#62;</a>

__

<strong>BIGLIETTO UNICO</strong> <strong>7 € </strong>

<span style="color: #333333;">Ti interessano più documentari? <a style="color: #333333;" href="https://www.fucinaculturalemachiavelli.com/mondovisioni/#abbonamenti" target="_blank" rel="noopener">Acquista l'abbonamento&#62;&#62;</a></span>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2 id="leggidipiù"><strong>IL FILM</strong></h2>
<p>Un’appassionante storia di impegno politico attraverso lo sguardo della regista cinoamericana Nanfu Wang, che per sette anni ha seguito la giovane attivista cubana Rosa María Payá, figlia di Oswaldo Payá, cinque volte candidato al Premio Nobel per la Pace, nella sua lotta per il cambiamento democratico a Cuba. Spinta dalle sue esperienze in Cina, Nanfu è attratta dalla storia di Rosa e dai paralleli tra i loro paesi d’origine. Inizia così a seguirla dalle strade dell’Avana alle manifestazioni e conferenze in tutto il mondo, documentando la sua trasformazione da attivista di base a personaggio pubblico internazionale, e le sfide, scelte e compromessi con cui affronta e resiste a un regime. Le riflessioni di Nanfu sulla sua educazione cinese e sull’erosione dei principi democratici negli Stati Uniti, intrecciate alla vicenda di Rosa, rivelano inquietanti somiglianze tra Cuba, il sistema autoritario che la regista si è lasciata alle spalle, e quello che sta prendendo forma nel suo paese di adozione. <em>Night Is Not Eternal</em> è una potente riflessione sul senso dell’azione politica individuale contro ostacoli apparentemente insormontabili, e sul valore di una narrazione che supera i confini geografici per esplorare un desiderio universale di libertà.</p>
<h2 id="leggidipiù"><strong>TRAILER</strong></h2>
<p><iframe loading="lazy" title="Night Is Not Eternal | Official Trailer | HBO" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/lz2kRinQV80?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>BIOGRAFIA</strong></h2>
<p><strong>Nanfu Wang</strong> è una regista americana di origine cinese, nota per documentari come <em>One Child Nation</em> e <em>Hooligan Sparrow</em>, che si occupano di storia sociale, diritti umani e attivismo in Cina. Nata in un remoto villaggio agricolo della provincia di Jiangxi, Wang è arrivata negli Stati Uniti nel 2011 e si è appassionata al cinema durante i suoi studi universitari alla scuola di giornalismo dell&#8217;Ohio University e successivamente al programma News and Documentary della New York University. Il suo primo film, sull&#8217;attivista cinese per i diritti delle donne Ye Haiyan, ha debuttato al Sundance Film Festival nel 2016. Da allora, mentre la reputazione internazionale di Wang è cresciuta (<em>One Child Nation</em>, sulla politica del figlio unico in Cina, è stato candidato ai 92. Academy Awards), è cresciuta l’insofferenza nei suoi confronti del suo Paese d&#8217;origine: il suo lavoro viene costantemente vietato, è vittima di campagne diffamatorie online, e ogni volta che gira in Cina affronta continui rischi.</p>
<div class="press-review"></div>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>The life that remains</title>
		<link>https://www.fucinaculturalemachiavelli.com/prodotto/the-life-that-remains/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fucina Machiavelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Dec 2025 09:33:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<strong>Lunedì 19 gennaio 2026 ore 21.00</strong>
Teatro Fucina Machiavelli, Verona
<h3><strong> </strong>
<strong>di Dorra Zarrouk</strong></h3>
Egitto, Arabia Saudita - 2024 - 79'
Lingua: Arabo – Sottotitoli: Italiani

La storia di una famiglia palestinese, composta da genitori e otto figli, fuggita da Gaza in Egitto tre mesi dopo l’inizio della guerra, il 7 ottobre 2023. Tra loro c’è Nadine, giovane madre di due gemelle nate finalmente dopo anni di tentativi falliti. La famiglia deve affrontare la perdita della casa, dei propri beni e dei propri cari rimasti a Gaza, un luogo che amavano e consideravano il loro mondo, affollato ma accogliente.<i></i>

<em>A seguire approfondimento a cura di Heraldo con Elena Guerra e Abel Hegazi, Palestinese a Verona</em>

<a href="#leggidipiù">leggi di più&#62;&#62;</a>

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<strong>BIGLIETTO UNICO</strong> <strong>7 € </strong>

<span style="color: #333333;">Ti interessano più documentari? <a style="color: #333333;" href="https://www.fucinaculturalemachiavelli.com/mondovisioni/#abbonamenti" target="_blank" rel="noopener">Acquista l'abbonamento&#62;&#62;</a></span>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2 id="leggidipiù"><strong>IL FILM</strong></h2>
<p>La storia di una famiglia palestinese, composta da genitori e otto figli, fuggita da Gaza in Egitto tre mesi dopo l’inizio della guerra, il 7 ottobre 2023. Tra loro c’è Nadine, giovane madre di due gemelle nate finalmente dopo anni di tentativi falliti. La famiglia deve affrontare la perdita della casa, dei propri beni e dei propri cari rimasti a Gaza, un luogo che amavano e consideravano il loro mondo, affollato ma accogliente. Ora, rifugiati in Egitto, sognano di tornarci, ma la distruzione di Gaza getta un’ombra sul loro futuro, evocando la tragedia di una seconda Nakba. Portando con sé simbolicamente la chiave della loro casa distrutta, affrontano il ricordo e la nostalgia di un luogo che potrebbero non rivedere mai più. Attraverso le loro emozionanti testimonianze e immagini sia del loro esilio che della vita a Gaza prima e durante la guerra, il film immortala la loro esperienza, compresa la visita segreta di Nadine a Gerusalemme per dare alla luce le sue gemelle, in un ospedale attrezzato per un intervento così delicato, e la fuga della famiglia attraverso il valico di Rafah.</p>
<h2 id="leggidipiù"><strong>TRAILER</strong></h2>
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="xdSjiWIzFE"><p><a href="https://gawl.eu/en/the-life-that-remains/">The life that remains</a></p></blockquote>
<p><iframe loading="lazy" class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;The life that remains&#8221; &#8212; GAWL" src="https://gawl.eu/en/the-life-that-remains/embed/#?secret=aL0JTSnEry#?secret=xdSjiWIzFE" data-secret="xdSjiWIzFE" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>BIOGRAFIA</strong></h2>
<p><strong>Dorra Zarrouk</strong> è un’attrice nata a Tunisi. Ha conseguito una laurea in legge presso la Facoltà di Giurisprudenza e Scienze Politiche di Tunisi nel 2001, e un Master of Advanced Studies in Scienze Politiche presso la Saint Joseph University di Beirut nel 2003. Ha recitato in oltre 20 film e più di 40 serie televisive, oltre che in varie produzioni teatrali, diventando una delle star più amate del cinema arabo, e ha fatto parte di diverse giurie di festival cinematografici internazionali. Con il documentario <em>The Life That Remains</em> ha debuttato alla regia.</p>
<div class="press-review"></div>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I shall not hate</title>
		<link>https://www.fucinaculturalemachiavelli.com/prodotto/shall-not-hate/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elisabetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jan 2025 10:45:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<strong>Lunedì 10 marzo 2025 ore 21.00</strong>
Teatro Fucina Machiavelli, Verona
<h3><strong>un documentario
di Tal Barda</strong></h3>
Canada, Francai - 2024 - 92'
Lingua: Arabo, ebraico e inglese - Sottotitoli: Italiani

L'etica improntata al perdono e alla riconciliazione del dottor Izzeldin Abuelaish, primo medico palestinese a lavorare in un ospedale israeliano, viene messa a dura prova quando un carro armato israeliano bombarda la sua casa, uccidendo tre delle sue figlie.

<i><span style="font-weight: 400;">segue un approfondimento a cura di Heraldo con Laura Munaro (associazione “Tent of Nations”) ed Elda Baggio (Vicepresidente di Medici Senza Frontiere) – Modera Beatrice Branca</span></i>

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__

<strong>BIGLIETTO UNICO</strong> <strong>7 € </strong>

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										<content:encoded><![CDATA[<h2 id="leggidipiù"><strong>IL FILM</strong></h2>
<p>Dal campo profughi di Jabaliya a Gaza, all’Università di Toronto fino alla Corte Suprema di Israele, <em>I Shall Not Hate</em> segue la vicenda del dottor Izzeldin Abuelaish, primo medico palestinese a lavorare in un ospedale israeliano, dove ha fatto nascere centinaia di bambini. La sua etica improntata al perdono e alla riconciliazione viene messa a dura prova quando un carro armato israeliano bombarda la sua casa, uccidendo tre delle sue figlie. Ma contro ogni logica e aspettativa, il medico trasforma la tragedia in una campagna globale per sradicare l’odio, diffondendo il suo messaggio in ogni lingua: inglese, arabo ed ebraico. Le sue parole saranno citate dall’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama, e verrà candidato al Premio Nobel per la pace. Ma il dottor Abuelaish rimane perseguitato dal dolore e convinto che, per onorare le sue figlie, debba chiedere conto al governo israeliano dell’attacco non provocato che ha decimato la sua famiglia. Dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre e la guerra a Gaza, la sua esperienza e il suo appello alla giustizia e alla tolleranza diventano ancor più significativi e urgenti, per immaginare un futuro per palestinesi e israeliani.</p>
<h2 id="leggidipiù"><strong>TRAILER</strong></h2>
<p><iframe loading="lazy" title="I Shall Not Hate | Official Trailer | Capricorn Film Festival 2025" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/vfZeBxOh9AU?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>BIOGRAFIA</strong></h2>
<p><strong>Tal Barda</strong> è una documentarista e produttrice franco-americana nata e cresciuta a Gerusalemme. I suoi film sono stati sostenuti dal programma cinematografico Greenhouse e dal SIMA (Global Impact Media Awards), nonché del Tribeca Film Fund. Il suo variegato repertorio di progetti cinematografici è stato presentato in festival internazionali e cinema di tutto il mondo. Ha lavorato con emittenti internazionali tra cui HBO, ARTE, BBC, CBC, ZDF e IKON. L&#8217;ultimo suo progetto è una serie in tre parti intitolata <em>Criminal file 512</em>, diventata il documentario più visto della TV israeliana nel 2022. I film di Tal includono<em> Woman of Valor</em> (nominato ai premi Oscar israeliani del 2022), <em>100 Million Views</em> (YesDocu/ZDF), <em>Family in Transition</em>, premiato come miglior film al Doc Aviv film festival 2019 e <em>The Wonderful Kingdom of Papa Alaev</em> (ARTE, CNC, IKON, Chanel 8, Greenhouse, Tribeca Film Fund).</p>
<h2><strong>NOTE DI REGIA</strong></h2>
<p>Come franco-americana figlia di attivisti per la pace, sono attratta dalle storie che si oppongono alle narrazioni politiche dominanti. Avevo sentito parlare del dottor Abuelaish, il medico palestinese che aveva subito una tragedia incredibile, eppure riusciva a parlare di pace. Quando mia sorella, avvocato per i diritti umani, lo ha assistito nella sua causa contro lo Stato di Israele nel 2018, ho avuto l&#8217;opportunità di incontrarlo di persona. Questa conoscenza si è approfondita quando ho rivisto a Toronto e ho trascorso ore con lui e i suoi figli. Più lo conoscevo, più mi sembrava straordinaria la sua risposta a circostanze impossibili. Ha superato innumerevoli ostacoli crescendo in un campo profughi per diventare medico, poi ha sopportato il razzismo e i sospetti dei genitori sia palestinesi che israeliani mentre si occupava dei loro bambini. Alla morte della moglie si è ritrovato padre single di otto figli, e poi solo a seppellire tre figlie e trasferire gli altri cinque figli rimasti in un nuovo Paese. Durante tutto questo non ha smesso di impegnarsi come attivista, promuovendo la pace tra palestinesi e israeliani, anche dopo l&#8217;uccisione delle sue figlie.<br />
La maggior parte di noi non può capire come abbia fatto a rimanere forte e fedele ai suoi principi nonostante tali sofferenze, io come documentarista credo che il mio ruolo sia proprio comprendere le motivazioni dei miei personaggi e rivelare tutte le sfumature della loro personalità, e collocare Abuelaish nel contesto più ampio che lo circonda: la battaglia per i diritti del popolo palestinese, la cultura dell&#8217;educazione alla guerra in Medio Oriente, che alimenta il ciclo della violenza e della vendetta, e i conflitti di identità che un migrante deve affrontare in un nuovo Paese. <strong>Tal Barda</strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Black box diaries</title>
		<link>https://www.fucinaculturalemachiavelli.com/prodotto/black-box-diaries/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elisabetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jan 2025 10:30:05 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://www.fucinaculturalemachiavelli.com/?post_type=product&#038;p=29894</guid>

					<description><![CDATA[<strong>Lunedì 3 marzo 2025 ore 21.00</strong>
Teatro Fucina Machiavelli, Verona
<h3><strong>un documentario
di Shiori Ito</strong></h3>
Giappone, Regno Unito, Stati Uniti - 2024 - 102'
Lingua: Giapponese, Inglese - Sottotitoli: Italiani

Quando, nel maggio 2017, la ventottenne giornalista Shiori Ito, autrice e regista di questo documentario, accusa di stupro il più anziano collega e biografo dell’allora Primo Ministro Shinzo Abe, sa di non avere altra scelta se vuole che il suo caso cambi le antiquate leggi giapponesi sulla violenza sessuale.

<i><span style="font-weight: 400;">segue un approfondimento a cura di Heraldo con Irene Tommasi, medico psicoterapeuta, Beatrice Verzé (Consigliera comunale) e Olivia Guaraldo (docente di Filosofia Politica dell’Università di Verona e delegata del Rettore al Public Engagement) – Modera Tiziana Cavallo</span></i>

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<strong>BIGLIETTO UNICO</strong> <strong>7 € </strong>

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										<content:encoded><![CDATA[<h2 id="leggidipiù"><strong>IL FILM</strong></h2>
<p>Quando, nel maggio 2017, la ventottenne giornalista Shiori Ito accusa di stupro il più anziano collega e biografo dell’allora Primo Ministro Shinzo Abe, sa di non avere altra scelta, se vuole che il suo caso cambi le antiquate leggi giapponesi sulla violenza sessuale. In una società in cui parlarne apertamente è considerato indecoroso, la sua conferenza stampa scuote l’opinione pubblica. Nel giro di pochi giorni, Shiori si trova al centro del dibattito politico: la destra la considera una minaccia per il governo, la sinistra la acclama come un’eroina. Minacce di morte, cyberbullismo e lettere minatorie trascinano Shiori in una spirale di paura e solitudine. Quando infine si presenta in tribunale, la difesa le scatena contro una guerra senza quartiere. Determinata a dare l’esempio ad altre vittime, Shiori porta avanti il suo caso, pubblica un libro autobiografico di successo, e realizza questo film: diretto da lei stessa con filmati privati della sua terribile esperienza, <em>Black Box Diaries</em>cattura il suo tumultuoso, straziante e infine trionfale viaggio, rivelando il prezzo umano e sociale da pagare quando si subisce l’attacco congiunto di politica, media e social network. Nel ruolo di vittima e allo stesso tempo di reporter che indaga sul proprio caso, Shiori ha combattuto per un epocale cambiamento sociale, e per sopravvivere.</p>
<h2 id="leggidipiù"><strong>TRAILER</strong></h2>
<p><iframe loading="lazy" title="‘Black Box Diaries’ – Trailer (MTV Documentary Films)" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/ZQ2RLpHPF78?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>BIOGRAFIA</strong></h2>
<p><strong>Shiori Ito</strong> è una giornalista, scrittrice e documentarista. Si occupa principalmente di questioni di genere e di diritti umani. Ha co-fondato Hanashi Films, una società di produzione con sede a Tokyo e Londra che ha collaborato, tra gli altri, con NHK, BBC e Al Jazeera. Nel 2017 Shiori ha pubblicato il libro autobiografico <em>Black Box</em>, basato sull’esperienza dello stupro che ha subito. Il libro rivela il sessismo nella società e nelle istituzioni giapponesi, ha vinto il premio giornalistico Free Press Association of Japan nel 2018, ed è stato tradotto in diverse lingue. Nel 2020 è stata inserita dalla rivista Time tra le 100 persone più influenti del mondo. <em>Black Box Diaries</em> è il suo debutto come regista.</p>
<h2><strong>NOTE DI REGIA</strong></h2>
<p>Mi chiamo Shiori Ito e sono una giornalista e regista. Nel maggio 2017 ho reso pubblica la notizia di essere stata violentata da Noriyuki Yamaguchi, ex-capo ufficio di Washington di Tokyo Broadcasting System, noto per essere il giornalista più vicino all&#8217;allora primo ministro Shinzo Abe. In Giappone, dove parlare di stupro rimane un tabù, solo il 4% delle vittime denuncia i casi alla polizia. Sia le vittime che le persone a loro vicine possono essere stigmatizzate e persino ostracizzate dalla società. La mia famiglia era contraria alla mia scelta. L&#8217;investigatore che pronto ad arrestare Yamaguchi all&#8217;aeroporto di Narita al ritorno dagli Stati Uniti, prima di ricevere una chiamata “dall&#8217;alto” all&#8217;ultimo minuto, mi avvertì che stavo gettando alle ortiche la mia carriera giornalistica, appena iniziata. Tuttavia, sentivo il desiderio e il dovere di far conoscere la verità, per cambiare la società giapponese ed evitare che quello che era successo a me accadesse ad altre donne.<br />
Mi sono spinta al limite nelle riprese di questo documentario. Quando sono tornata nell&#8217;hotel dove sono stata violentata, ho sentito che forse era troppo. Ma allo stesso tempo, il mio desiderio di cambiamento e di raccontare questa storia mi ha tenuto in vita. Quattro anni dopo aver vinto la causa civile, ho potuto guardare con maggiore obiettività le scene in cui sono più fragile, i momenti passeggeri di gioia e normalità, e anche l&#8217;assurda comicità delle mie tecniche da investigatore alle prime armi, e riuscire a immaginare di unirle in un film.<br />
Una scatola nera è un sistema il cui funzionamento interno è nascosto o non facilmente comprensibile. Il Giappone è una terra di scatole nere e ho imparato cosa succede in questa società quando si inizia ad aprirle. Il nostro documentario non riguarda solo la ricerca di giustizia contro il mio colpevole o la politica. È soprattutto la storia dell&#8217;esperienza di una donna: la mia scatola nera, aperta a tutti. <strong>Shiori Ito</strong></p>
<h3><strong>STAMPA</strong></h3>
<div class="press-review">
<div>“Una delle scoperte del Sundance film festival di quest&#8217;anno… Un&#8217;illustrazione devastante della verità e delle sue conseguenze.” <em>Screen International</em></div>
<div></div>
<div>“Un film profondamente incoraggiante, ma anche assolutamente lucido sulle sfide che restano da affrontare per le donne in Giappone.” <em>The Financial Times</em></div>
<div></div>
<div>“Un notevole esordio nel lungometraggio. Una testimonianza avvincente che si dipana come un thriller, ma finisce per essere un atto pubblico di coraggio&#8230; Il film è allo stesso tempo sconvolgente e pieno di speranza.”<em>POV Magazine</em></div>
<div></div>
<div>“Un&#8217;avvincente indagine #metoo in prima persona. Il documentario diventa una emozionante testimonianza dell&#8217;eccezionale e tenace capacità di Ito di affrontare un mondo ostile.” <em>Paste Magazine</em></div>
</div>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Democracy Noir</title>
		<link>https://www.fucinaculturalemachiavelli.com/prodotto/democracy-noir/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elisabetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jan 2025 09:57:03 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://www.fucinaculturalemachiavelli.com/?post_type=product&#038;p=29891</guid>

					<description><![CDATA[<strong>Lunedì 24 febbraio 2025 ore 21.00</strong>
Teatro Fucina Machiavelli, Verona
<h3><strong>un documentario
di </strong>Connie Field</h3>
Stati Uniti, Germania, Danimarca - 2024 - 113'
Lingua: Ungherese, Inglese - Sottotitoli: Italiani

<em>Democracy Noir</em> segue tre coraggiose donne – la politica d’opposizione Timea, la giornalista Babett e l’infermiera Nikoletta – in lotta per denunciare le bugie e la corruzione del governo Orbán.

<i><span style="font-weight: 400;">segue un approfondimento a cura di Heraldo con Caterina Fratea (docente di Diritto dell’Unione Europea) e Giovanni Bernardini (ricercatore di Storia Contemporanea dell’Università degli Studi di Verona). Partecipa Gergely Agoston (cittadino ungherese) – Modera Stefania Berlasso</span></i>

<a href="#leggidipiù">leggi di più&#62;&#62;</a>

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<strong>BIGLIETTO UNICO</strong> <strong>7 € </strong>

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										<content:encoded><![CDATA[<h2 id="leggidipiù"><strong>IL FILM</strong></h2>
<p>Nella audace ascesa globale di un nuovo autoritarismo, pochi politici si sono dimostrati tanto abili e determinati nel minare le basi della democrazia quanto il primo ministro ungherese Viktor Orbán. Eroe per la popolazione cristiano-conservatrice del suo Paese e modello per le destre europee e per Donald Trump e i repubblicani americani, Orbán smantella metodicamente le istituzioni democratiche del Paese, mantenendo il gradimento della maggioranza dei cittadini. <em>Democracy Noir</em> segue tre coraggiose donne – la politica d’opposizione Timea, la giornalista Babett e l’infermiera Nikoletta – in lotta per denunciare le bugie e la corruzione del governo, sfidando il partito ultra-conservatore Fidesz. A ogni passo che Orbán compie verso l’autocrazia, queste donne si organizzano e sperimentano strategie innovative per contrastare uno dei demagoghi più potenti e apparentemente inarrestabili dell’Occidente. Ma di fronte a questa nuova e oscura forma di autoritarismo c’è ancora una resistenza vitale: le testimonianze e le scelte di Timea, Babett e Niko dimostrano la necessità di difendere la democrazia e la libertà.</p>
<h2 id="leggidipiù"><strong>TRAILER</strong></h2>
<p><iframe loading="lazy" title="Democracy Noir - Sheffield DocFest 2024" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/v_d14yIZp9g?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>BIOGRAFIA</strong></h2>
<p><strong>Connie Field</strong> è una regista e produttrice già candidata all&#8217;Oscar, che ha realizzato numerosi documentari di alto profilo proiettati in tutto il mondo. Prima di dedicarsi al cinema, ha lavorato in diverse organizzazioni sociali e per i diritti umani. Molti dei suoi film si concentrano su storie mai raccontate prima, per farle diventare parte della nostra memoria collettiva. Tra i suoi lavori si ricordano <em>Freedom on My Mind</em>, una storia del movimento per i diritti civili nel Mississippi, il classico femminista <em>The Life and Times of Rosie the Riveter</em> e <em>¡Salud!</em>, sul ruolo di Cuba nella lotta per l&#8217;equità sanitaria globale. Ha ottenuto numerosi riconoscimenti, tra cui nomination agli Oscar, il Grand Jury Prize al Sundance e un Emmy Award. I suoi lavori sono stati trasmessi in oltre 30 Paesi, ha ricevuto il premio John Grierson come miglior documentarista sociale e una borsa di studio John Simon Guggenheim, ed è membro dell&#8217;Academy of Motion Picture Arts and Sciences.</p>
<h2><strong>NOTE DI REGIA</strong></h2>
<p>Mio marito è ungherese e mio padre è originario della regione, condividiamo quindi un patrimonio culturale comune. Visitiamo l&#8217;Ungheria ogni anno dal 1990, quando abbiamo assistito all&#8217;euforia per la fine del comunismo e la nascita della democrazia, e i nostri numerosi viaggi ci hanno portato in tanti luoghi oltre a Budapest. Ho conosciuto quindi da vicino il paese, grazie alla storia di mio marito e ai continui contatti con parenti e amici, e più recentemente attraverso questa comunità abbiamo seguito l&#8217;ascesa di Orbán e i suoi effetti sulla società ungherese. Per tutta la mia carriera di documentarista mi sono occupata di tematiche sociali. Ho girato diversi film su persone che cercano di cambiare il mondo in cui vivono, e sono profondamente interessata a questa vicenda per quel che rappresenta rispetto a molte questioni globali che affrontiamo attualmente. Democracy Noir vuole anche essere una lezione molto attuale su come l&#8217;ascesa di politici autocratici in tutto il mondo, e una politica di estrema destra sempre più forte, abbiano conseguenze terribili per tutti noi. Ma raccontando la storia di tre donne ungheresi che non rinunciano a lottare per una società libera e veramente democratica, volevo celebrare la loro resilienza come un faro di speranza in un mondo assediato dall&#8217;autoritarismo di destra. <strong>Connie Field</strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Union</title>
		<link>https://www.fucinaculturalemachiavelli.com/prodotto/union/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elisabetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jan 2025 09:26:05 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://www.fucinaculturalemachiavelli.com/?post_type=product&#038;p=29889</guid>

					<description><![CDATA[<strong>Lunedì 17 febbraio 2025 ore 21.00</strong>
Teatro Fucina Machiavelli, Verona
<h3><strong>un documentario
di Brett Story e Stephen Maing</strong></h3>
Stati Uniti - 2024 - 104'
Lingua: Inglese - Sottotitoli: Italiani

Il 1° aprile 2022 un gruppo di lavoratori è entrato nella storia riuscendo in ciò che tutti ritenevano impossibile: vincere una elezione interna per diventare la prima sede sindacalizzata di Amazon in America.

<i><span style="font-weight: 400;">segue un approfondimento a cura di Heraldo con Fabrizio Creston (Ust Cisl Verona). Modera Emanuele Fiorio.</span></i>

<a href="#leggidipiù">leggi di più&#62;&#62;</a>

__

<strong>BIGLIETTO UNICO</strong> <strong>7 € </strong>

<span style="color: #333333;">Ti interessano più documentari? <a style="color: #333333;" href="https://www.fucinaculturalemachiavelli.com/mondovisioni/#abbonamenti" target="_blank" rel="noopener">Acquista l'abbonamento&#62;&#62;</a></span>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2 id="leggidipiù"><strong>IL FILM</strong></h2>
<p>Il 1° aprile 2022 un gruppo di lavoratori è entrato nella storia riuscendo in ciò che tutti ritenevano impossibile: vincere una elezione interna per diventare la prima sede sindacalizzata di Amazon in America. L’impresa sarebbe straordinaria per qualsiasi sindacato, ma l’Amazon Labor Union l’ha compiuta addirittura senza alcuna esperienza precedente di organizzazione, senza alcun sostegno istituzionale e con un budget totale di solo 120.000 dollari raccolti online. Lo stile e le strategie del gruppo sono totalmente anticonvenzionali: dall’indossare costumi alle conferenze stampa alla distribuzione gratuita di marijuana ai lavoratori. Malgrado avesse contro una superpotenza aziendale, con minime tutele legali e pochissime probabilità di successo, l’ALU non si è arreso, tenendo fede alle proprie convinzioni sull’azione collettiva e sulla dignità e il potere della classe operaia, e ottenendo quella che è stata considerata la vittoria più significativa per i lavoratori americani dagli anni ’30.</p>
<h2 id="leggidipiù"><strong>TRAILER</strong></h2>
<p><iframe loading="lazy" title="Union | Trailer | NYFF62" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/BLgm71L9MTY?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>BIOGRAFIA</strong></h2>
<p><strong>Brett Story</strong> è una regista e autrice pluripremiata che vive a Toronto. I suoi film sono stati proiettati al cinema e in numerosi festival, tra cui CPH:DOX, SXSW, True/False e Sheffield Doc/Fest. Ha diretto i premiati film <em>The Prison in Twelve Landscapes</em> (2016) e <em>The Hottest August</em>(2019) ed è autrice del libro <em>Prison Land: Mapping Carceral Power Across Neoliberal America</em>. <em>The Hottest August</em> è stato raccomandato dal New York Times ed è stato definito uno dei dieci migliori film documentari del 2019 da oltre una dozzina di pubblicazioni, tra cui Variety, Rolling Stone e Vanity Fair. Brett ha ottenuto borse di studio dalla Fondazione Guggenheim e dal Sundance Institute ed è stata nominata da Variety tra i 10 documentaristi da tenere d&#8217;occhio. Nel 2020 è stata nominata per il Cinema Eye Award come miglior regista. Ha conseguito un dottorato di ricerca in geografia e attualmente insegna Media Praxis all&#8217;Università di Toronto.</p>
<p><strong>Stephen Maing</strong> è un regista vincitore di un Emmy Award, basato a New York. Il suo documentario <em>Crime + Punishment</em>, che ha diretto, filmato e montato, ha vinto un Premio speciale della giuria al Sundance Film Festival 2018, un Emmy Award per Outstanding Social Issue Documentary ed è stato candidato all&#8217;Oscar per il miglior documentario. I suoi film precedenti, <em>High Tech, Low Life</em>, che ha diretto, filmato e montato nell&#8217;arco di cinque anni, e <em>The Surrender</em>, sono stati proiettati a livello internazionale e distribuiti rispettivamente da P.O.V. e Field of Vision. Maing è un 2021 United States Artists Fellow, Sundance Institute Fellow, NBC Original Voices Fellow, John Jay/Harry Frank Guggenheim Reporting Fellow e ha ricevuto il prestigioso Courage Under Fire Award dell&#8217;IDA.</p>
<h2><strong>NOTE DI REGIA</strong></h2>
<p>Union segue la straordinaria traiettoria organizzativa di una lotta dal basso contro Amazon, a Staten Island, New York. Affrontando l&#8217;azienda più potente del mondo, questo piccolo gruppo di lavoratori diventa emblematico di un&#8217;economia del XXI secolo in cui la mano d’opera sottopagata, fondamentale per la catena di approvvigionamento globale, è sempre più discriminata e meno sindacalizzata. L&#8217;economia ha subito un&#8217;enorme trasformazione dall&#8217;apice dell&#8217;adesione ai sindacati negli anni Cinquanta e Sessanta. Molti dei giovani lavoratori di oggi non ricordano nemmeno l&#8217;epoca in cui i sindacati offrivano un percorso significativo verso il potere collettivo. La globalizzazione, la deindustrializzazione e l&#8217;ascesa del commercio globale hanno fatto sì che le tradizionali roccaforti sindacali, come i bacini carboniferi e gli stabilimenti manifatturieri, siano state decentralizzate a favore dei porti e dei magazzini della logistica, e nessuna azienda meglio di Amazon esemplifica questa duplice tendenza alla distruzione dei sindacati e alla globalizzazione della catena delle forniture. In questo scenario, è particolarmente significativo che oggi le battaglie sindacali negli Stati Uniti siano condotte principalmente da persone di colore, con le donne nere in particolare in prima linea nelle lotte multirazziali per ottenere salari migliori e condizioni di lavoro dignitose. Alcune di queste lotte assumono la forma di campagne sindacali tradizionali, ma molte no, e piuttosto che guardare alla storia dell&#8217;organizzazione sindacale in America, gli organizzatori attualmente più attivi nei luoghi di lavoro traggono ispirazione e sostegno dai movimenti contemporanei per i diritti dei neri, la giustizia climatica e l&#8217;abolizione della polizia. <strong>Brett Story</strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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