11-12 febbraio 2017
Teatro ex Centro Mazziano

Un incontro/scontro da teatranti con la body art, il lazzo del clown che gioca con il martirio del corpo come testimonianza estrema. Marina Abramovic dice: “Theatre is very simple: in theatre a knife is fake and the blood is ketchup. In performance art a knife is a knife and ketchup is blood.” Il resoconto di un’esperienza attiva con Marina Abramovic, sotto forma di dramoletto polifonico. Un assolo da stand up comedian per spettatori fatalmente passivi e programmaticamente maltrattati, con pupazzi parrucche martelli di gomma e nasi finti. E ketchup, naturalmente.
Lo spettacolo che ha già fatto ridere i teatri di tutta Italia, finalmente a Verona.

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sabato 11 febbraio 2017 alle ore 21.00

domenica 12 febbraio 2017 alle ore 18.00

 

IL NOSTRO FOYER VI ASPETTA SEMPRE APERTO UN’ORA E MEZZA PRIMA DELLO SPETTACOLO.
apericena, incontri con gli artisti, dj, musica, spritz, birra artigianale

Biglietto intero   € 13
Biglietto ridotto under 30 – over 65   € 10
Biglietto ridotto univr   € 8

Scopri gli abbonamenti 16.17

I biglietti sono disponibili presso:

BOX OFFICE
via Pallone 16, Verona
0458011154

TEATRO EX CENTRO MAZZIANO
via Madonna del Terraglio 10, Verona
nei giorni di spettacolo, a partire da un’ora e mezza prima dell’inizio dello spettacolo.
biglietteria.fcm@gmail.com

“Not here, not now”: Cosentino e lo sberleffo alla Abramovic per interrogarsi sul senso dell’arte. In alcuni dei suoi precedenti lavori ci ha raccontato con funambolico disincanto l’idiozia televisiva che detronizza il teatro (“Antò Le Momò”), l’ingarbugliato non senso di un’epopea spaziale dal sapore infantile (“Primi passi sulla luna”), l’agonizzante letto di morte di un’avanguardia artistica mendica e degna dei suoi tempi (“Esercizi di rianimazione”). Adesso Andrea Cosentino, una delle figure più interessanti della nostra scena, approfondisce ancora meglio quel rapporto tra l’arte e la vita che è il suo reale campo d’indagine e in “Not here, not now” ragiona – e ci fa ragionare – in modo straordinariamente intelligente sulla falsa ritualità in cui si consumano certe pratiche di perfomance assurte a capolavori di arte contemporanea e, ancor meglio, sulle relazione intercettabili tra performance, teatro ed esistenza umana.

Laura Novelli – Paneacqua

Not here, not now

di e con Andrea Cosentino

regia Andrea Virgilio Franceschi

video Tommaso Abatescianni

 

Produzione Pierfrancesco Pisani

in coproduzione con Fondazione Campania dei Festival – E45 Napoli Fringe Festival

con la collaborazione di  Litta_Produzioni  /associazione Olinda / Infinito srl / Teatro Forsennato

con il sostegno del progetto Perdutamente del Teatro di Roma

Rassegna stampa

Dissacrante, ironico, irriverente, tutto questo e molto altro è Andrea Cosentino, affermato attore, autore e regista di quella che il critico Nico Garrone aveva definito la non-scuola romana. Un teatro che indaga i meccanismi della narrazione per smontarla, scomporla, forse disfarsene, lasciandoci solo i cocci da raccogliere, racconti frammentati, eclettici, sapientemente permeati da stili e linguaggi differenti.
La scena cosentiniana sembra essere perennemente reduce da un’invasione ordinata di oggetti, comuni e inconsueti, che concorrono alla creazione di un work in progress che non si esaurisce mai, bensì si rinnova costantemente.

Teatro e critica-labGessica Longo

Stare seduti, protetti dal proprio posto in platea, divisi dalla rassicurante quarta parete, non esonera da sconvolgimenti, da coinvolgimenti, da divertimenti. E così quando Andrea Cosentino snocciola parole che sembrano buttate lì, scritte senza troppi pensieri, dette quasi senza importanza (perché non è capace di fare pause, dice lui) ridiamo sì, per quel modo di raccontare ironico e scanzonato, per quella capacità di non prendersi troppo sul serio. Ma la sua riflessione sulla performing art, che chiama in causa Marina Abramovic con una serie di esilaranti video, non è solo divertente, è anche pungente. Non qui non ora si interroga sulla verità, sulla finzione, sulla rappresentazione, sull’arte, vissuta sulla propria pelle, fruita in un museo o vista in teatro.

Il Tamburo di KattrinRossella Porcheddu

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